Recensione “La Notte del 12” (“La Nuit du 12”, 2022)

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“Ogni anno, la polizia giudiziaria apre 800 indagini per omicidio. Alcune non vengono mai risolte. Questo film parla di una di queste”. Ispirato ad un caso realmente accaduto, il regista e sceneggiatore Dominik Moll ha ammesso di essersi sentito perseguitato dalla storia vera di questa ragazza bruciata viva, un po’ come quei detective che non riescono a togliersi un caso dalla testa. Sono tante le suggestioni evocate da questo bel film francese: la vicenda, incentrata su un caso che non si riesce a risolvere, fa pensare inevitabilmente a giganti della cinematografia mondiale che vertono sullo stesso tema, come ad esempio “Zodiac” di Fincher o il capolavoro “Memorie di un assassino” di Bong Joon-ho. Il film di Moll tuttavia è più intimo, più “francese” verrebbe da dire, non lascia spazio né allo spettacolo né all’azione, ma alla frustrazione, al lato psicologico della vicenda, facendoci percepire lontani echi di Laura Palmer e di quella Twin Peaks che, con i suoi mille segreti e personaggi equivoci, non appare troppo lontana da Grenoble, città dove è ambientata la storia.

Dopo essere arrivato da poco a capo della polizia giudiziaria di Grenoble, Yohan (Bastien Bouillon, una sorta di versione francese di Federico Chiesa!) deve subito confrontarsi con un omicidio orribile: una ragazza del posto, Clara, è stata bruciata viva. Yohan, insieme al collega Marceau, deve portare avanti le indagini su tutti i conoscenti della ragazza, tutti ugualmente sospetti, nessuno sicuramente colpevole. I segreti di Clara e della vita di provincia emergono pian piano con l’avanzare delle indagini: nonostante i continui fallimenti, Yohan non riuscirà a staccarsi da questo caso, deciso a scoprire il volto di colui, o colei, che ha ucciso Clara.

La ricerca di Moll (e del suo protagonista Yohan) sfocia ben presto in un’indagine sulla società contemporanea, sulla violenza maschile, dove le donne sono certamente vittime, ma al tempo stesso ritenute quasi responsabili del loro comportamento “frivolo” o “promiscuo”: quante volte, anche qui in Italia, perdiamo di vista le vittime di abusi o violenze e siamo costretti a sorbirci atrocità del tipo “se l’è cercata” o “era vestita in maniera provocatoria”? Ed è così che il film, tra atto d’accusa ad una società maschilista e poliziesco in piena regola, ci mostra uno dopo l’altro le tante facce del possibile assassino di Clara. “Il problema è che chiunque di loro avrebbe potuto farlo”, osserva Yohan a un certo punto, frustrato per il caso, anche se sta parlando più in generale di un mondo in cui gli uomini sono spesso i predatori e le donne gli obiettivi. E più il detective diventa ossessionato dall’omicidio di Clara, più il suo mistero gli sfugge, un sentimento che Moll sottolinea facendo correre il poliziotto con la sua bicicletta attorno alla pista di un velodromo, esattamente come un criceto che corre su una ruota senza però riuscire a spostarsi dalla sua posizione. E così come Yohan anche noi restiamo frustrati nello scoprire che ogni passo in avanti è al tempo stesso un passo indietro, in una notte, quella del 12, che per Clara resterà per sempre una notte senza sole.

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