Recensione “Resurrection”: La Vita è un Sogno?

A un certo punto, guardando Resurrection, mi è tornata in mente una domanda di Gigi Marzullo: la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio? Non so quale delle due sia la risposta, ma sono certo che il regista cinese Bi Gan, vincitore del Premio Speciale della Giuria a Cannes, ce la possa dare, soprattutto dopo averci permesso di viaggiare per due ore e mezza all’interno dei sogni, in un mondo dove gli esseri umani hanno rinunciato alla loro capacità di sognare in cambio dell’immortalità. Oltre a questo, Gan ci permette di godere della più grandiosa mezzora di cinema vista negli ultimi mesi, nonché di una delle più indimenticabili notti di capodanno mai ammirate al cinema, in un piano sequenza che un giorno sarà visto, studiato, imitato e, come è giusto che sia, amato (sbrigatevi a mettervi in fila, perché siamo già in tanti).

Non è semplice descrivere in poche parole questi 160 minuti di pura esperienza visiva. Basterebbe dire che dopo i primi dieci minuti ho capito che stavo sbagliando approccio: dovevo lasciarmi guidare. Come detto, il mondo non sogna più, l’umanità ha preferito sostituire i sogni con l’immortalità. Alcuni soggetti però, definiti “deliranti”, continuano a sognare: incontriamo uno di loro all’interno di una fumeria d’oppio, intento a mangiare papaveri per alimentare disperatamente i suoi sogni, che lo stanno uccidendo. La donna che gli dà la caccia non riesce a comprendere la sua ossessione ma, trovando un proiettore cinematografico all’interno del delirante (!), lo carica con una pellicola per permettergli di rivivere i suoi sogni. Lo so, non è molto chiaro neanche a me.

Da questa premessa, non proprio lineare, si alternano quattro storie capaci di viaggiare nei generi cinematografici, in epoche differenti, in una meravigliosa supercazzola visiva che a tratti fa quasi pensare al bellissimo Holy Motors di Leos Carax. Ora, lo ammetto, sono in difficoltà: sarei un bugiardo se vi dicessi di aver ben compreso ogni singola scena del film, trattandosi di un’opera che parla di sogni, ma forse è proprio in questo che il film sembra funzionare. Ho fatto fatica a mettere insieme i quattro episodi della storia e probabilmente non sono stato in grado di coglierne ogni sfumatura, per questo mi sono concentrato principalmente sulla meraviglia stilistica, sulla tecnica, sulla fotografia. Da questo punto di vista, si tratta di una delle più grandi godurie estetiche vissute dentro una sala cinematografica da molto tempo a questa parte. Resurrection indaga le mille e una possibilità del cinema, su questo non c’è dubbio, e Bi Gan è un maestro capace di spingersi oltre ogni narrazione. Non è certamente un film per tutti, ma chi ha scelto le immagini come guida e passione di una vita, saprà trovarsi in comunione con qualcosa che solca ogni confine narrativo per perdersi nel nostro subconscio. Non so se siamo pronti per un’opera così enorme, ma ai nostri figli piacerà: nel frattempo non vedo l’ora di mettermi a letto e scoprire cosa succede appena chiudo gli occhi.

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