Recensione “Sentimental Value” (2025): Norwegian Mood

Il tema in classe di una bambina, che racconta la sua infanzia dal punto di vista della storica casa in cui vive la sua famiglia da generazioni, mette subito le carte in tavola: è la storia di una figlia, di una crepa sulla parete che altro non è se non la summa di tutti i conflitti vissuti dentro quelle mura, soprattutto l’assenza di un padre che ha lasciato le figlie ancora piccole per dedicarsi interamente alla sua arte, il cinema. Una casa in cui il rumore dei genitori (“rumore”, non “litigi”, come nota la bambina del tema, che ormai è cresciuta ed è diventata l’incantevole Renate Reinsve) era assordante, ma comunque meno detestabile del successivo silenzio, causato dall’assenza.

Nora è una celebre attrice di teatro, sua sorella Agnes invece, dopo aver lavorato da bambina in un’opera diretta da suo padre Gustav, ora ha messo su famiglia e si è realizzata in un settore totalmente diverso. Dopo la morte della madre, le due sorelle devono affrontare il ritorno nelle loro vite di quello stesso padre, regista famoso, che ne uscì tanti anni prima. È soprattutto Nora ad avere grandi difficoltà di comunicazione con l’uomo, che però vuole porre rimedio a suo modo offrendole il ruolo di protagonista nel suo prossimo film, scritto appositamente per lei.

Un dramma famigliare che sa quando sottolineare le emozioni e capisce perfettamente quando è invece il momento di rallentare. Il lavoro di Trier è magistrale, riesce a caratterizzare il personaggio di Gustav in una scena in particolare, nella quale capiamo tutto di lui, quando l’uomo regala al nipotino di 9 anni i dvd di Lezioni di Piano di Jane Campion e addirittura Irréversible di Gaspar Noé. Inoltre, a partire dal nome della famiglia, Borg, i riferimenti al cinema del “vicino di casa” Ingmar Bergman sono molteplici, basti pensare ad esempio alla sovrapposizione dei volti di Nora e Gustav, che fa immediatamente pensare a Persona. È inevitabile pensare anche al Vertigo di Hitchcock, quando Gustav modella e trasforma la sua nuova attrice, una strepitosa Elle Fanning, per renderla il più possibile simile a Nora, che aveva precedentemente rifiutato il ruolo.

Così come il piano sequenza con il quale Gustav vuole mostrare il finale del suo film è, secondo lui, una “perfetta sincronia tra tempo e spazio”, così anche Trier cerca di sovrapporre il trauma del regista che ha perso la madre da piccolo, con quello di sua figlia, che è cresciuta senza un padre. Se Stellan Skarsgard azzecca l’interpretazione che può valere una carriera, Renate Reinsve conferma tutto ciò che di buono si è detto su di lei dopo La Persona Peggiore del Mondo: ha una grazia naturale anche nel dolore, ma sa mostrare le crepe che porta dentro anche nei momenti di leggerezza. Un’opera adulta, ricca di sfumature, stratificazioni, passione, ma anche piena di sofferenza e di crepe che, anche se “al rallentatore”, possono far crollare le case.

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