Capitolo 263

La primavera tarda ad arrivare, cantava Francuzzo Battiato, e io mi sono adeguato a questo inverno prolungato facendo ciò che più amo durante la stagione invernale: guardare film. Io vorrei avere una vita sociale più appassionante, è la pioggia che me lo impedisce. Per questo motivo abbiamo oltre dieci film di cui parlare in questo capitolo, forse è un record: il prossimo capitolo lo faccio uscire prima, promesso.

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Recensione “Rocketman” (2019)

Soltanto due giorni fa Tyrion Lannister ci ricordava che c’è qualcosa che unisce davvero i popoli: non è l’oro e non sono i vessilli, ma una buona storia. Il mondo del cinema ha capito che quelle dei più grandi artisti della storia musicale mondiale sono storie non soltanto belle, ma che, insieme alla loro musica, possono davvero far innamorare gli spettatori.

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“Blinded By The Light”: il trailer del film ispirato dalle canzoni di Springsteen

C’è un curioso rapporto tra il cinema e Bruce Springsteen. Il Boss, uno dei cantautori più amati al mondo, aveva partecipato ad un divertente cameo nel film cult “Alta Fedeltà” di Stephen Frears. Prima di allora Sean Penn, nel suo debutto alla regia, aveva basato il suo “Lupo Solitario” interamente sulla canzone “Highway Patrolman” del Boss. In seguito le sue canzoni hanno ispirato splendidi documentari (“Springsteen and I”) o ancora altri film (“Thunder Road”, meravigliosa pellicola ancora inedita in Italia, anche se qualcosa si sta muovendo).

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Recensione “La Caduta dell’Impero Americano” (“La Chute de l’Empire Américain”, 2018)

Denys Arcand nel 1986 girava “Il Declino dell’Impero Americano”, seguito poi nel 2002 dal premio Oscar “Le Invasioni Barbariche”: il regista canadese chiude idealmente la sua trilogia con un nuovo film che di questi due si potrebbe definire il seguito spirituale. Arcand sembra essere maturato ancora di più, concentrandosi stavolta sul dio denaro, uno dei più grandi mali del nostro tempo.

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Recensione “I Fratelli Sisters” (“The Sisters Brothers”, 2018)

Nel buio di una notte senza luna la voce di Joaquin Phoenix sferza l’oscurità. Subito dopo la scena è squarciata dal bagliore aggressivo del fuoco degli spari. Bastano pochi secondi a Jacques Audiard per introdurci i protagonisti della storia, i due fratelli Sisters del titolo, uno violento e impulsivo, l’altro riflessivo e sognatore, ma entrambi piuttosto pericolosi. La miniera d’oro del cinema western trova linfa vitale in questa nuova pellicola, la prima in lingua inglese per Audiard, vincitore del Leone d’argento per la migliore regia alla Mostra di Venezia dello scorso anno.

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Capitolo 261

“Aprile dolce vedereunbottodifilm”, diceva il proverbio, se non sbaglio. Grazie ai Cinema Days, ovvero alla settimana di cinema a 3 euro, ho recuperato un po’ di cose, anche se i veri botti di fine stagione devono ancora arrivare. Ad ogni modo in questo nuovo capitolo abbiamo la bellezza di 8 film di cui parlare, 7 dei quali li ho visti per la prima volta. Buona visione.

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Cresce il popolo dei “Film People”: sito e pagina Instagram

Come ho già scritto nelle scorse settimane, a febbraio è cominciato il progetto FILM PEOPLE, di cui Una Vita da Cinefilo è media partner: si tratta di una serie di immagini che raccoglie ritratti di uomini e donne a cui il fotografo chiede il titolo del film preferito, oltre a un aneddoto o una motivazione legata a questa scelta. C’è chi ha scelto “Manhattan” di Woody Allen perché è l’ultimo film visto insieme ad una ragazza che non ha mai più incontrato o chi ha scelto di studiare cinema perché a 16 anni era rimasto folgorato da “Mulholland Drive” di David Lynch: due dei tanti esempi che rendono FILM PEOPLE un coro di voci non soltanto legate al cinema, ma soprattutto all’umanità, alla vita e alle emozioni delle persone ritratte.

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Recensione “Noi” (“Us”, 2019)

“Funny Games” di Haneke incontra “Fear and Desire” di Kubrick: l’invasione domestica e nella vita quotidiana arriva proprio in un periodo storico in cui il lato oscuro di ognuno di noi emerge con più facilità, basti pensare alla deriva destrorsa e mostruosa che lentamente è uscita dalle fogne di un’Italia dove l’odio nei confronti del prossimo è all’ordine del giorno. C’è chi sa tenere a bada il proprio io-ombra, la bestia che dorme dentro, c’è invece chi la lascia uscire dall’anima, provocando disastri: in questo caso gli Stati Uniti di Trump sono il terreno di gioco ideale per il nuovo film di Jordan Peele, sempre sottile nell’analizzare la società statunitense all’interno di un film che, apparentemente, parla di tutt’altro.

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Recensione “Under The Silver Lake” (2018)

“It Follows”, film precedente di David Robert Mitchell, è senza dubbio uno dei migliori horror di questo decennio. Grazie a “Under the Silver Lake” il regista rincara la dose con un neo-noir che si nutre di Cinema, omaggiando a piene mani Hitchcock e Lynch, mescolandoli infine con gli stilemi paranoici della letteratura di Pynchon. I titoli di coda ci lasciano spiazzati, quasi storditi, sicuramente affascinati da un film che, pur perdendosi talvolta nei suoi arzigogoli, gode di una potenza visiva e di un’attrazione difficilmente eguagliabili.

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