Capitolo 260

Ad un passo dalla primavera, finalmente. Marzo come da tradizione è un mese un po’ pazzo, ho praticamente disertato i cinema (non dovrei dirlo!), anche se conto di recuperare qualcosa domani che è mercoledì. Solo 6 film visti per ora in quest’ultimo residuo di inverno, oltre a qualche serie tv iniziata e seguita con grande lentezza. Bando alle ciance, andiamo a parlare di ciò che ho visto ultimamente.

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Recensione “Mid90s” (2018)

L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard. Visto che gli Anni 80 sono stati ormai ripresi e citati a dismisura da film e serie tv, Hill passa dunque al decennio successivo, quello che ha realmente vissuto da adolescente, omaggiandolo prima con il titolo e poi con le sue Tartarughe Ninja, Hulk Hogan, i Nirvana, il Super Nintendo, le Liquidator, le serate Blockbuster e molto altro, raccontando il suo mondo in 4:3 e dandoci quasi l’impressione di osservare il girato di una videocamera amatoriale.

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Recensione “La Casa di Jack” (“The House That Jack Built”, 2018)

Il cinema di Lars Von Trier, specialmente nell’ultimo decennio, oscilla costantemente tra la genialità e la follia, in una competizione senza vincitori né vinti. Il nuovo film del regista danese, grazie al quale è stato nuovamente ammesso al Festival di Cannes dopo le infelici dichiarazioni a proposito di Hitler nel 2011, è un viaggio infernale nella mente di un serial killer: ingegnere nel cervello, architetto nel cuore, psicopatico nell’anima.

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Recensione “La Fantastica Signora Maisel” (“The Marvelous Mrs. Maisel”, Stagione 1-2)

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Un bel giorno mi arriva un messaggio da una delle mie fonti più attendibili: “Guardati la Signora Maisel su Prime, te ne innamorerai”. Una premessa del genere meritava curiosità e attenzione, e così, senza sapere neanche di cosa parlasse, ho cominciato a vederla. Pochi giorni fa ho finito la seconda stagione e ora provo quel tipico senso di abbandono che ti assale quando finisci una serie che hai amato: fortunatamente la terza stagione è già in cantiere, anche perché dopo i vari premi ricevuti sarebbe impossibile non mandarla avanti (su tutti i Golden Globe come migliore serie tv commedia e i due consecutivi alla strepitosa protagonista Rachel Brosnahan).

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Recensione “Il Mio Capolavoro” (“Mi Obra Maestra”, 2018)

Seguo l’accoppiata Duprat/Cohn da ormai moltissimi anni e non mi perdo mai un loro film per il semplice motivo che realizzano solo pellicole bellissime e spesso molto divertenti (vi consiglio vivamente di recuperare “L’Artista”, “El Hombre de al lado” o il premiatissimo “Il cittadino illustre”). La coppia argentina questa volta si divide i compiti: Mariano Cohn produce e Gaston Duprat dirige, ma il risultato non cambia.

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Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Recensione “Funny Ha Ha” (2002)

A proposito di film invisibili, sono riuscito finalmente a recuperare una pellicola che mi stava particolarmente a cuore: l’esordio cinematografico di Andrew Bujalski nonché il film che ha aperto le porte al genere mumblecore (a suo modo già introdotto dieci anni prima dal primo Linklater di “Slacker”). Proprio Bujalski ha coniato il termine “mumblecore” durante un’intervista per Indiewire e il suo “Funny Ha Ha” racchiude esattamente tutte le caratteristiche tipiche di questo sotto-genere del cinema indipendente: ambientazioni (dalla scenografia alla fotografia) reali e non ricostruite in studio, attori non professionisti o quasi, personaggi tra i 20 e i 30 anni, temi riguardanti le relazioni sociali dei protagonisti, le insicurezze e le difficoltà della generazione post-universitaria e soprattutto un uso quasi smodato della parola, del dialogo, praticamente onnipresente.

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Capitolo 256

Non sono mai stato un amante delle feste natalizie, però cavolo, che bello avere il tempo per vedere 8 film in 8 giorni. Altro capitolo ricchissimo di visioni (4 rewatch e 4 inediti), compreso l’ormai tradizionale film di capodanno, di cui vi parlerò più avanti. Nel ribadirvi gli auguri per il nuovo anno, vi lascio immediatamente ai commenti ai film, perché c’è tanta bella roba.

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Tutti i finali di “Black Mirror: Bandersnatch”

Dopo aver visto e rivisto, e ancora rivisto, fino a provare tutti i percorsi, il film interattivo di Netflix, “Black Mirror: Bandersnatch”, ci troviamo di fronte ad un’ultima scelta: se definirlo “paraculo” o “geniale”. La verità è probabilmente nel mezzo: se da un lato può sembrare un divertente e a tratti ansiogeno esercizio di stile creato ad hoc per farci restare a bocca aperta, dall’altro i vari strati della storia e il fatto che il personaggio senta che c’è qualcuno che prende le decisioni al posto suo ci fa perdere all’interno di un labirinto che affascina e intriga. In questo film-gioco, che fa tanto pensare ai cari librigame che divoravamo negli anni 90 (ma ve lo ricordate quel capolavoro di “Lupo Solitario”?), siamo riusciti a contare ben undici finali più o meno differenti. Andiamo a “riviverli” insieme.

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Recensione “Homecoming” (2018)

Se cercate una serie da vedere tutta d’un fiato, coinvolgente e al tempo stesso rapida, “Homecoming” è la risposta. Dieci episodi, ciascuno di circa trenta minuti, senza alcuna sotto-trama riempitiva, tutti ricchi di tensione e, nonostante il ritmo compassato, pieni di contenuti. La serie creata da Eli Horowitz e Micah Bloomberg potrebbe essere un buon oggetto di studio per una scuola di sceneggiatura: sin da subito viene mostrata un’indagine a proposito di qualcosa che è successo, che però sarà rivelato solo nel finale, fornendoci puntata dopo puntata qualche elemento in più per assemblare il puzzle finale.

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