Recensione “L’Isola dei Cani” (“Isle of Dogs”, 2018)

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Sono bastati circa 48 secondi a farmi pensare per la prima volta “questo film è stupendo”. In effetti solo Wes Anderson potrebbe riuscire a mettere insieme un cast composto da Bryan Cranston, Bill Murray, Edward Norton, Jeff Goldblum, F. Murray Abraham, Greta Gerwig, Scarlett Johansson, Frances McDormand, Harvey Keitel, Tilda Swinton e moltissimi altri con l’intento di doppiare un film sui cani. Già, perché è proprio qui che si compie il miracolo del regista texano: confermarsi ancora una volta genio delle storie strampalate, dove i buoni sentimenti sono il motore dell’azione, dove l’infanzia è sempre un’avventura e soprattutto dove l’unione fa la forza, che sia in una famiglia dalle tute rosse, nello staff di un oceanografo, in un gruppo di boy scout oppure, come in questo caso, in una gang di cani abbandonati.

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Recensione “The Disaster Artist” (2017)

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James Franco produce, dirige ed interpreta la storia sul film più brutto di sempre, la gestazione di quello che fu definito “Il Quarto Potere dei film brutti”, e lo fa mescolando dramma e commedia, rendendo la tragicomica storia di uno dei più famigerati outsider di Hollywood nella celebrazione di una passione vera, reale, soffocante, e al tempo stesso nel racconto di un’amicizia sincera.

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Recensione “Omicidio al Cairo” (“The Nile Hilton Incident”, 2017)

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Il regista svedese di origine egiziana Tarik Saleh prende spunto da un omicidio realmente avvenuto nel 2008, in cui era implicato un pezzo grosso del Parlamento locale, portandolo nel 2011, nella calda atmosfera che in seguito sfocerà nell’ormai storica “primavera araba”, come l’hanno ribattezzata i media. Un thriller che sa di polvere e tabacco, esotico nella sua bellissima ambientazione egiziana, puntuale nel raccontare una società in declino, un’epoca sull’orlo del precipizio, ad un passo da un cambiamento storico.

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Recensione “The Post” (2017)

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Probabilmente uno dei migliori film di Steven Spielberg in questo millennio, se non il migliore: “The Post”, come spesso accade quando il cinema entra nelle redazioni dei giornali, è appassionante e coinvolgente, anche se purtroppo ci lascia con l’amaro in bocca per una professione che un tempo era davvero svolta con un idealismo e dei valori che oggi, tra fake news e bufale, sembrano davvero merce rara. Spielberg indugia sulle rotative del Washington Post così come sul carattere dei suoi carismatici protagonisti (ottimo Hanks, mentre per Meryl Streep ho ormai da tempo esaurito gli aggettivi) e, nonostante la patina marcatamente vintage, il suo film è Cinema puro.

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Recensione “Dark Night” (2016)

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Quante volte siamo andati al cinema in vita nostra? Non posso neanche azzardare una risposta, mi verrebbe il mal di testa. Pensate con quanti estranei abbiamo condiviso la sala cinematografica, le emozioni di un film, per poi, subito dopo i titoli di coda, tornare alla nostra quotidianità. Non per tutti è stato però così: nella notte tra il 19 e il 20 luglio del 2012, nella cittadina di Aurora (Colorado), dodici spettatori sono rimasti uccisi durante una sparatoria avvenuta proprio all’interno della sala cinematografica, a pochi minuti dall’inizio de “Il cavaliere Oscuro – Il ritorno” (“Dark Knight Rises” in originale, da qui il gioco di parole che dà il titolo al film).

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Recensione “Chiamami col tuo nome” (“Call me by your name”, 2017)

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L’estate è quella stagione in cui succedono cose che volano fuori dall’ordinario. Chiaro, anche nelle altre stagioni possono accadere fatti eccezionali, ma quando succedono d’estate hanno sempre un sapore diverso, più speciale forse, soprattutto quando si è adolescenti. Tutti noi conserviamo nel cuore un’estate in qualche località fuori città, dove il tempo sembrava essere sospeso e dove magari ci siamo innamorati per la prima volta. O forse per la seconda volta, che importa. Se per me poteva essere un’estate degli anni ’90, con la colonna sonora composta da Oasis e Cranberries, per il giovane diciassettenne di questo film, Elio, è stata l’estate del 1983, quando la radio passava l’ultimo singolo di Franco Battiato. Molti, se non tutti, sono sopravvissuti ad un’estate così, e poco cambia se nel film l’orientamento sessuale può essere diverso dal nostro o se sono differenti le località, gli accenti, i cibi.

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Recensione “Un sogno chiamato Florida” (“The Florida Project”, 2017)

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Bastano cinque minuti per innamorarsi di questo film: i colori lillà degli edifici, i toni caldi della Florida, dei bambini che urlano e sputano per gioco. Un’atmosfera già perfettamente delineata: come ho detto bastano solo cinque minuti, e si è già dentro al film. Dopo aver sorpreso gli Stati Uniti con una pellicola incredibile girata interamente tramite I-Phone (“Tangerine”, del 2015), Sean Baker non solo concede il bis, ma regala al cinema una di quelle storie destinate a restare impresse nel cuore e negli occhi dello spettatore. Dopo aver raccontato l’assolato Natale losangelino, Baker cambia costa e si trasferisce in Florida, nella paradisiaca Orlando, dove però a due passi da alberghi di lusso e la Disneyland dei turisti c’è una realtà squallida e complicata, all’interno della quale crescono i bambini protagonisti del film, in una sorta di “Gli anni in tasca” in versione suburbana.

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Recensione “Il Filo Nascosto” (“Phantom Thread”, 2017)

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Una buona abitudine che ho preso negli ultimi mesi è quella di non guardare più trailer di film che già so che devo vedere, di film che sia per il nome del regista o per l’argomento trattato non hanno bisogno di presentazioni. In questo caso non avevo assolutamente idea di cosa trattasse la storia, a parte qualcosa a proposito di moda, ma il nome di Paul Thomas Anderson era più che sufficiente per trascinarmi davanti allo schermo senza farmi troppe domande. Tutto ciò per dire che ho affrontato la storia senza sapere cosa aspettarmi: una storia d’amore? un thriller? un dramma? Le premesse c’erano tutte, la prima mezzora è alquanto intrigante, ma se da un punto di vista tecnico Anderson conferma ampiamente di essere un regista grandioso (il film a livello visivo è davvero un immenso piacere), la storia non è riuscita del tutto ad agganciarmi, lasciandomi piuttosto perplesso soprattutto nel suo atto conclusivo.

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Capitolo 234

momo

Uno non si può distrarre un attimo che si ritrova a dover scrivere nuovamente di otto film (tutti piuttosto recenti, tra l’altro). Va bene che la mia vita d’inverno è tutta casa e cinema, e che a volte le due cose coincidono, va bene anche che la mancanza di serie tv da seguire in maniera ossessiva ha aumentato la quantità di film, ma così forse sto un po’ esagerando. Scherzo, non mi sto lamentando, anzi, se potessi ne guarderei ancora di più…

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Recensione “La forma dell’acqua” (“The Shape of Water”, 2017)

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Se questo fosse un magazine serio ed importante, oppure una rivista professionale e obiettiva, si parlerebbe di questo film come di un lavoro ben fatto, romantico ma originale, visionario nelle sue imponenti scenografie e magico in alcune magnifiche scene. Purtroppo o per fortuna è “solo” il mio blog, che vi piaccia o meno, e per questo mi sento libero di confessarvi che il film di Guillermo Del Toro mi ha fatto addormentare. Per carità, la regia è davvero bellissima e ciò che ho scritto nella premessa iniziale non può essere assolutamente negato. Però a me queste favole moderne, originali in superficie ma al tempo stesso un po’ scontate, non piacciono proprio e, anche se quando si parla di cinema non si dovrebbe mai usare questo come metro di giudizio, devo dire che la noia è lo stato che ho provato prevalentemente durante le due ore di film.

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