Capitolo 45

MAGGIO 2008: dal 19 al 25.

Film visti per la prima volta: Senorita Extraviada, Superhero, Gomorra, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, Wall Street, Be Kind Rewind

Film rivisti: Nessuno

Una settimana di cinema davvero intensa e versatile, c’è stato spazio per documentari, docufiction, avventura, commedia, dramma: il bentornato va a Indy, ma gli applausi sono tutti per Garrone. In mezzo a tutto ciò, al di là del cinema è anche uscita fuori una serata niente male tinta di giallorosso, ma questa rubrica parla della mia vita da cinefilo, non da calciofilo, dunque torniamo a noi.

La settimana parte con una sorpresa, un documentario messicano mai uscito in Italia, uscito fuori da una lezione universitaria ma davvero molto ben fatto e apprezzabile: Senorita Extraviada (2001) di Lourdes Portillo si occupa dello strano caso di Juarez, la città con più fabbriche in tutto il Messico, dove sono state trovate morte più di 300 donne, tutte quante lavoratrici nelle fabbriche locali e tutte con addosso segni di violenza sessuale (e mentre il documentario veniva girato altre donne scomparivano per poi essere trovate uccise). I colpevoli non si trovano, o semplicemente non si vogliono trovare, visto che c’è il sospetto che anche la polizia locale faccia parte della banda degli stupratori assassini, come afferma una testimone. L’ambientazione è abbastanza pesante, i racconti dei parenti delle vittime sono agghiaccianti: il fatto di vederlo in spagnolo non mi ha permesso di capire ogni singola frase, ma in linea di massima si è capito che in quel paese è successo davvero qualcosa di tremendo. In città ogni persona che ha cercato di indagare è stata intimorita, avvocati corrotti e pagati per tornare nei loro uffici, i poliziotti poi non ne parliamo… Premio della giuria al Sundance Festival, un gran bel documentario, abbastanza agghiacciante.

A fare da contrappunto a un film così forte e impegnato è stata la commedia Superhero (2008) di Craig Mazin, film abbastanza inutile, fa ridere poco anche se qualche trovata è divertente. Una sorta di parodia di Spiderman e dei film dei supereroi in generale; un ragazzo sfigatello viene punto da una libellula speciale e acquista degli strani poteri: diventa l’uomo-libellula, ma è il supereroe più idiota della storia del cinema. Il film ha dalla sua Leslie Nielsen, un attore che mi fa ridere solo a guardarlo in faccia (come si fa a non adorarlo dopo la serie della Pallottola Spuntata?), per il resto è tutto abbastanza fiacco e caciarone. Diciamo che non è uno di quei film che bisogna correre a guardare, a differenza di Gomorra (2008) di Matteo Garrone, splendido e potente.

Gomorra è un film che fa bene all’Italia e al cinema italiano, al contrario di quanto ne possa pensare una Afef qualunque, è girato divinamente e la prima cosa che fa venire in mente è che è reale. Un film di un realismo quasi documentaristico, e per questo ne approfitto per deliziarvi con un paio di annotazioni tecniche: è girato in gran parte con la camera a spalla, il regista ci porta dentro al film in ogni momento e il montaggio riduce al minimo gli stacchi all’interno di ogni sequenza, contribuendo ancora di più al realismo di ciò che si vede. Fine delle annotazioni. Il film è tratto dal libro di Roberto Saviano, che colpevolmente non ho letto, e racconta piccoli grandi episodi di Camorra, dalla violenza per le strade alla violenza invisibile delle discariche di rifiuti tossici che avvelenano l’aria circostante. Film girato quasi tutto in napoletano (è davvero molto utile la presenza dei sottotitoli in italiano) e il dialetto è un altro elemento di forte realismo. Insomma, è proprio un bel film, è cinema italiano superiore, e avercene di panni sporchi come questi da lavare (non fraintendetemi, intendo solo dire avercene di film di denuncia come questi da mostrare al mondo). Dimenticavo: c’è Toni Servillo, e non credo serva aggiungere altro.

Andiamo a cambiare nuovamente genere per il film più atteso della settimana (e c’è sicuramente chi lo aspettava da quasi vent’anni): Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008), ovviamente di Steven Spielberg, ovviamente con Harrison Ford, ovviamente un ritorno in pompa magna per uno degli eroi cinematografici più famosi e amati di sempre. Il film in alcuni tratti esagera un po’, ma si fa amare, e non poco: le espressioni del dottor Jones, quel suo meraviglioso sarcasmo nelle situazioni più critiche, le avventure in giro per il mondo (stavolta siamo in Sud America), gli inseguimenti più improbabili, quel tocco di fantascienza che ha sempre il suo non so che. Inoltre Indy ha un figlio (Shia Labeouf, giovane astro nascente di Hollywood, che non mi dispiace) la cui madre è Karen Allen, la fiamma dell’indimenticabile primo episodio della saga. Fuori dal cinema e anche nei giorni seguenti ho sentito commenti del tipo: “Bello, ma non è come quelli vecchi”, “Sì, ci sta, ma la trilogia è un’altra cosa”, “Non vale gli altri”. Trovo ingiusto fare paragoni, questo film non ha dalla sua il potere del tempo che ha permesso alla trilogia di diventare Mito; non ha dalla sua le centinaia di passaggi televisivi che hanno scolpito i vecchi film nella nostra memoria, non ha dalla sua il fatto stesso di essere uscito in questi anni. Io dico che questo quarto episodio è in pieno stile Indiana Jones, che forse manca della brillantezza e della folgorante bellezza del primo e del terzo in particolare, ma che comunque va accolto a braccia aperte e permette alla trilogia di diventare saga senza scalfire il Mito, senza traumi né delusioni. In poche parole, non so voi ma da queste parti abbiamo apprezzato.

Wall Street (1987) di Oliver Stone è uno di quei grandi classici di cui vi parlo spesso, che ho in lista di attesa pronti per essere recuperati. Parliamo di un film che ha dato l’Oscar a Michael Douglas, il quale è riuscito ha dar vita a un personaggio che è diventato celeberrimo: lo squalo della speculazione immobiliare Gordon Gekko, un uomo cinico, avido, potente ma dotato di un carisma indescrivibile. Charlie Sheen è invece un broker di talento che riesce a diventare il pupillo di Douglas/Gekko, riuscendo in breve ad accumulare più soldi di quanti ne abbia mai potuti sperare (“Mai saputo quanto ero povero, prima di cominciare a fare soldi”). Ma quando l’avidità del “maestro” mette a rischio la compagnia aerea dove lavora papà Martin Sheen come operaio, allora il buon Charlie apre un po’ meglio gli occhi e cerca di capire quali sono le priorità della sua vita. Un signor film, veramente un signor film, un bell’affresco di quegli anni 80 americani con tutti i suoi arrivisti, i suoi yuppies e compagnia bella.

La settimana cinematografica si è conclusa con il nuovo film di Michel Gondry, un regista che apprezzo tantissimo per le sue geniali trovate e per il suo modo di raccontare le storie. In Be Kind Rewind (2008) c’è tutta la creatività surreale di Gondry mischiata alla verve scatenata e indisciplinata di Jack Black, quel che ne esce fuori è una bomba. In breve, Jack Black smagnetizza tutte le VHS della storica videoteca di Dennis Glover mentre il padrone è fuori alcuni giorni. Per rimediare, noleggia alla vecchia Mia Farrow una versione dei Ghostbusters rigirata da lui e da Mos Def (“Io faccio Bill Murray, tu fai tutti gli altri!”): la cassetta finisce nelle mani del nipote, che va in videoteca a chiedere altri film; da qui comincia il successo di questi remake improbabili, il negozio ora ha la fila davanti all’ingresso, i clienti ordinano la versione “maroccata” del film e la mattina seguente viene girata da Jack Black e amici per essere pronta al pomeriggio, e così via. Un omaggio appassionato al cinema, ai suoi classici e non solo (irresistibili le versioni rifatte di A spasso con Daisy, il Re Leone, Rush Hour 2, anche se Ghostbusters resta il loro capolavoro!), un film divertente che mi ha ricordato in qualche modo i video girati dal sottoscritto con i suoi amici (abbiamo rifatto I segreti di Brokeback Mountain, L’Invasione degli Ultracorpi, Jumper…); a parte i ricordi personali, un film di Gondry con Jack Black andrebbe visto a priori.

Come avrete notato in apertura, non c’è stato tempo né modo di rivedere alcun film, e dunque, per evitare di riempire righe parlandovi del gol di Philippe Mexes all’Inter o del giro di campo di Mirko Vucinic con la Coppa Italia in mano sotto la curva avversaria, vi congedo (se non l’avete già fatto) e vi lascio ad altri affari. Io, tanto per cambiare, mi vedrò un film…

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Capitolo 45

  1. qss ha detto:

    ciao lessio

    dei titoli che hai citato ho visot solo gomorra, avendo letto il libro un anno e mezzo fa.

    l’ho visto da solo, l’altra sera, ripetendo una mia abitudine di tantissimi anni fa, quando vedevo moltissimi film, appunto andando spesso da solo.

    mentre guardavo il film mi chiedevo: ma come è possibile che la realtà che i media ci raccontano oggi sia così distante dalla reale vita delle persone, dal reale svolgimento delle cose.

    io sento il bisogno di racconti e di film così
    oltre tutte le testimonianze
    nella delusione del sarto, che è costretto a cambiare lavoro e a salire su un camion, io ci vedo la storia di tanti uomini e giovani di oggi.

    … a breve vedrò anche il divo
    hai letto”un eroe borghese”?
    ciao

  2. utente anonimo ha detto:

    facce pure il blog “una vita da calciofilo”… chissà quante riflessioni interessanti ce potresti tirà fori…

    birvio

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