Il critico cinematografico ieri, oggi, domani (parte 8 di 9)

Bloggers: critici cinematografici o semplici appassionati?
Nel gergo di internet il blog è un sito, generalmente gestito da una persona, in cui l’autore scrive periodicamente come in una sorta di diario online, inserendo opinioni personali, descrizione di eventi, immagini e video. Ogni aggiornamento del blog è solitamente inserito in ordine cronologico inverso. Il blog permette a chiunque di creare facilmente un sito dove pubblicare le sue recensioni (nel caso dei blog cinematografici) e le sue opinioni in completa autonomia, inoltre ogni articolo è legato ad una discussione dove i lettori possono interagire con l’autore, lasciando commenti e messaggi. Il blogger è colui che gestisce un blog, da qui il termine cineblogger per identificare l’autore di un blog cinematografico.

Attualmente in Italia i blog che trattano di cinema sono all’incirca 400 (non tutti però costantemente aggiornati), quasi il doppio rispetto ai siti di cinema e riviste online. Il fenomeno scoppia all’inizio degli anni Duemila, fino a consacrarsi oggi come una vera e propria realtà dove l’informazione viaggia democraticamente a portata di mouse, senza censure e inibizioni. Molti cinebloggers sembrano coniugare una passione sfrenata per il cinema ad un livello di competenza cinematografica invidiabile: alcuni blog sono riusciti mese dopo mese ad acquistare sempre più autorevolezza presso i loro lettori, finendo per costruirsi gruppi di seguaci appassionati, che arrivano al punto di scegliere i film da vedere in sala in base ai commenti letti sulla blogosfera (termine con cui si indica l’insieme dei blog). Soltanto leggendo i titoli di alcuni di essi, si può intuire il meccanismo messo in gioco dagli autori: Eyes Wide Ciak, C’era una volta il cinema, Xanadu, Cinedrome, Cineroom, Blogcensioni, Cinedelia, Il piacere degli occhi, Splitscreen, Cinemystic e via dicendo.

Ma i bloggers si possono definire critici cinematografici o semplici appassionati? Sentendo la voce di alcuni di essi, si nota come solo per pochi il cinema sia solo una passione, per la gran parte degli autori il blog è un modo per mantenere in costante esercizio quello che un giorno potrebbe essere il loro lavoro (se non nel cinema, comunque nel campo del giornalismo). C’è chi ha aperto un blog «perché la passione per il cinema aveva cominciato a scalciare potentemente», chi semplicemente «per raccogliere articoli scritti altrove ed avere un archivio personale», chi per trovare conferme: «Volevo mettere in circolo anche idee mie e vedere che tipo di risposta avevo, vedere dove potevo arrivare. In seguito il blog è diventato il vero unico luogo libero dove mettere le cose che più importano, un posto dove sperimentare possibili articoli, stili e opinioni, un posto dove riflettere con altre persone e dal quale dire cose diverse che nessuna testata accetterebbe». Altri hanno aperto un blog di cinema «per fissare, come su un diario, impressioni sui numerosi film che si vedono», oppure «perché scrivere di cinema è un modo per esercitare la scrittura lasciando che i film facciano da tema e da spunto», o anche solo «per condividere una passione». Interessante anche un altro punto di vista, che fa notare come il fenomeno dei blog abbia costretto anche gli stessi autori a cambiare, ad evolversi: «ho iniziato scrivendo principalmente per me, per dare ordine e senso a quel che vedevo, ma adesso so che c’è un pubblico minimo di persone che mi legge e che non posso né voglio ignorare».
Molti di essi si considerano spettatori appassionati, ma non escludono un futuro nel campo della critica. Abbiamo chiesto ad alcuni bloggers di rispondere ad alcune domande rispetto alla questione “critici o spettatori?”:

«Sicuramente per il momento sono più uno spettatore molto appassionato, ma nulla toglie che un giorno possa diventare un critico cinematografico».

«Io mi considero un critico, ma questo sono io, bisogna vedere che ne pensano gli altri».

«Sono solo uno spettatore, scrivere di cinema è soltanto un hobby, anche perché sono laureato in fisica!».

«Provo ad avere uno sguardo più vicino a quello del critico, leggendo saggi e testi di analisi filmica, d’altronde se guardi un film con la prospettiva di scriverci qualcosa, lo fai comunque in maniera differente rispetto al semplice spettatore».

«Critico».

«Mi considero uno spettatore appassionato ma non sprovveduto né improvvisato, uno spettatore che coniuga alla passione anche una certa conoscenza del cinema e della sua storia, maturata in anni e anni di visioni di ogni genere ed epoca. Critico cinematografico lo sarò solo quando scriverò regolarmente recensioni cinematografiche in una rivista (cartacea o on-line)».

«Decisamente un critico cinematografico, purtroppo non retribuito».

«Spettatore appassionato».

Inoltre è interessante il punto di vista degli stessi bloggers a proposito del fenomeno di cui fanno parte, i blog di cinema:

«I blog di cinema sono un grande contenitore di voci, un contenitore approfondito di opinioni, riflessioni, considerazioni sul cinema che molto spesso si rivela più prolifico e adeguato rispetto alla cosiddetta stampa cartacea, il più delle volte affossata in sterili e inspiegabili tradizionalismi e conservatorismi. La critica cinematografia online è una realtà già presente, non futura».

«Penso che solo internet offrirà gli spazi per la critica, in generale la figura del critico in senso stretto sparirà a favore del giornalista (più generalista) di cinema».

«La carta non morirà, penso che l’attività online guadagnerà più importanza rispetto ad oggi. La figura del critico sarà sottoposta a revisione non tanto per il tipo di nuove competenze, ma per il tipo di nuove esigenze degli spettatori/utenti».

«Il fenomeno dei blog di cinema non è poi diverso dal fenomeno del blog in generale. L’argomento cinematografico aiuta semplicemente gli autori di blog simili a conoscersi e a formare una sorta di “comunità”. Allo stesso modo, il futuro dei critici cinematografici sarà lo stesso dei giornalisti in generale: lavoreranno prevalentemente online, senza dubbio, dove gli utenti andranno in cerca di informazioni più frequentemente e rapidamente».

«I blog di cinema sono un po’ troppo legati alle ultime uscite, e tendono ad aderire ad alcune “mode”, tanto nelle preferenze artistiche, quanto nelle formule espressive. Una parte della critica, come per tutta l’informazione ed i servizi in generale, sarà (ed è già) senz’altro online».

«La rete è sicuramente un mezzo di informazione unico; il blog è un modo per discutere talmente aperto e senza confini che il futuro non può non essere, almeno dal punto di vista del confronto fra pareri e opinioni, di internet».

«I cineblog sono, in generale, un bene perché spazio di approfondimento e discussione sulla materia cinema. Quel che mi piace meno nel fenomeno cineblog è scambiare l’entusiasmo per capacità d’analisi, la santificazione dell’emozione a tutti i costi a scapito della riflessione, anche una certa “ignoranza” della storia cinematografica, insomma quando si crede che riportare il succo delle chiacchiere e dei giudizi sommari post-film fatti tra amici all’uscita del cinema sia fare un cineblog. Il futuro del critico cinematografico sarà di sicuro online se si continuerà a fare della critica cartacea o risicato spazio interpretativo (spesso asservito alle logiche distributivo-pubblicitarie) sui grandi quotidiani o roba da riviste ipersettoriali dal linguaggio respingente».

«Il blog è la naturale evoluzione del più classico dei cineforum, ovviamente amplificato dal mezzo stesso che utilizza (internet). Sul futuro della critica cinematografica, spero in sua una crescita online affiancata a quella cartacea. I critici potrebbero arrivare a più persone e avere lo spazio per affrontare anche titoli che non si limitino solo alle uscite della settimana».

«Il fenomeno dei blog di cinema è molto importante, ma il lettore deve fare attenzione a quali blog scegliere per fidarsi di un giudizio sui film. Il blog non è un lavoro, ma è comunque un’attività da prendere seriamente».

A frenare l’entusiasmo dei bloggers ci pensano però i critici professionisti. Fabio Ferzetti («Il Messaggero») è spaventato dalla disponibilità di spazio offerta da internet: «Ognuno può scrivere quanto gli pare su ciò che vuole, raramente questo produce buona scrittura». Maurizio Porro («Il Corriere della Sera») afferma: «Non seguo molto la rete ma mi sembra che spesso sia passibile di eccessi». Sullo stesso livello l’opinione di Mariarosa Mancuso («Il Foglio»): «Quando si abbattono le barriere succedono due cose, che qualche meritevole riesce a trovare spazio e molti dilettanti ne approfittano». Rischiosa è invece l’affermazione di Roberto Silvestri («Il Manifesto»), che sembra ricordare una frase molto simile fatta più di un secolo fa nei confronti del cinema: «Credo che il blog sia un’invenzione senza futuro». Gian Luigi Rondi («Il Tempo») ricorda che «prima di internet c’è stata la tv a portare via spazi ai critici», mentre Paolo Mereghetti («Il Corriere della Sera») sposta la questione sull’autorevolezza: «Il problema è l’autorevolezza di chi scrive, che nasce solo dalla credibilità: non si tratta di misurare il peso di una critica dalla popolarità e il punto non è se la critica scritta ha qualcosa in più o in meno dei blog, ma se il tal critico ha qualche cosa di più dell’altro».
A proposito di blog e critici, sul blog di Piera Detassis, direttore di «Ciak», è sorta recentemente una piccola polemica in seguito alla risposta di due giornalisti a proposito della questione bloggers. Il giornalista Santi Urso afferma che: «I blogger cambiano solo argomento, non logica: più o meno come quelli del bar sport, tutti allenatori, stanno reinventandosi tutti critici, senza sapere, neppur loro, distinguere tra cinema e film». Ancor più duro è l’intervento di Francesco Bolzoni, critico dell’«Avvenire»:

«Va bene. I blog sono in aumento e, per noia o per altro, qualche incallito navigatore (dove troverà il tempo per farlo?) vi ci si ferma. E legge. Ma dalla lettura ricava davvero qualcosa di durevole, qualcosa che lo spinga a vedere un film? Ne dubito. I blog di cinema sono come gli walk-show del pomeriggio o della sera. Può capitare che uno spettatore li guardi per alcuni momenti ma, immancabilmente, passa oltre. Tolti certi vecchietti che non hanno nulla da fare (i vecchi amici se ne sono andati e loro costretti da un inverno che tra pioggia, vento e neve non vuole mai finire restano relegati in casa) e li vedono, queste esibizioni di gente che racconta a tutti i personali guai non forniscono neppure spunti per discorsi casalinghi. Si spengono immediatamente.
Del resto, anche prima dell’apparizione della Rete, i blog esistevano. Avevano altri nomi: conferenze stampa, pubbliche informazioni, magari anche interviste. Pubblicità, se si vuole, come quella sempre più numerosa che appare nel mezzo di un dibattito o di una trasmissione che ti interessa e ti spinge ad alzarti dalla poltrona, a berti un bicchiere d’acqua, a farti una passeggiatina. Gli uffici stampa dicono di apprezzare i blog e ne invitano i collaboratori alle loro anteprime.
Ma, più che a loro, puntano sugli esperti delle tv che sono dei perfetti pubblicitari (mai un diniego, un dissenso): uno spot al termine di un telegiornale vale più di cento critiche sul cartaceo (magari anche di firme grintose). E’ vero che questi informatori da anni non leggono: non si dice i teorici ma neppure i libretti su questo o quel regista di un qualunque Dams che, del resto, oltre Quarantino o Pasolini di solito non vanno e non sanno nulla, ma proprio nulla, di storia del cinema. Più che dai blog i critici dei quotidiani (quelli delle riviste “serie” vivono da sempre un’atroce solitudine) devono temere i coloristi. Gli uffici stampa li amano, li invitano, li costringono ad ascoltare regista e divo, spesso offrono loro lauti buffet e i responsabili della pagina degli spettacoli pubblicano felici i loro pezzi (ahimè, il più delle volte pubblicitari). Il critico arriva buon ultimo a parlare di un film e si domanda. “Che cosa posso fare, adesso, poveruomo?” Gli dovrebbe bastare, se è fortunato, incontrare uno sconosciuto che qualche volta gli dice: “Io la leggo e seguo i suoi consigli”. Accontentarsi di essere un pellerossa della riserva. E’ tutto, se vogliamo, un problema di scelta. E di interrogativi. Dalla riserva vedi il mondo che corre. La gente pare felice. Poi, per un evento che non ha scelto, accade qualcosa. Una guerra, un terrorista che ragionando con il cervello altrui ha perso il ben dell’intelletto. E il giovane si scopre povero, come mai avrebbe pensato di vivere. Così va il mondo. Se basta un blog a consolarlo, ben per lui. Per fortuna i giornali continuano a uscire. Aumentano le pagine Ma l’angolo per la critica cinematografica finisci alla fine per trovarlo. Se vuoi».

La risposta dei bloggers a questi due articoli non ha tardato ad arrivare: tra risposte sarcastiche («Domani mattina presto correrò in edicola e saprò così che film guardare, cercherò la critica cinematografica tra le numerose pagine e troverò risposta. Magari un giorno riuscirò anche a capire che esistono altri registi oltre a Tarantino e Pasolini»), considerazioni piccate («Fare il broncio offesi non aiuta a riacquistare la credibilità, ricominciare a fare il proprio lavoro invece sì») e punti di vista costruttivi («La critica che si può fare oggi alla critica è quella di essere poco vicino al cinema, di non riuscire a tracciare sul piano teorico una nuova via cinematografica, ma di limitarsi al solito commento snob sulle colonne dei giornali»), il movimento cinefilo del web dimostra di essere presente e, soprattutto, che non va sottovalutato: il blog Scaglie, per definire il movimento dei cinebloggers, ripropone il termine movie brats (“discoli del cinema”) , nome con cui venivano definiti i registi cinefili della new wave hollywoodiana degli anni Settanta.

Il Future Film Festival di Bologna nel 2008 ha ospitato un convegno sui cinebloggers, tenuto da un gruppo autorevole di utenti del web (la cosiddetta Cinebloggers Connection): secondo quanto emerso, il fenomeno dei blog cinefili ha dato l’opportunità allo spettatore medio di conoscere un certo tipo di cinema che la critica quotidianista ha ignorato per anni (si fa l’esempio del cinema coreano), e si considera fondamentale il fattore rappresentato dal feedback, l’interattività tra l’autore e i suoi lettori (attraverso i blog ogni lettore può esprimere pubblicamente le sue considerazioni su quanto appena letto) . Il coro dei cinebloggers non intende attaccare la critica tradizionale, ma di essere semplicemente accettato come una realtà radicata, presente, che non si può ignorare (anche sul diffuso social network Facebook è presente un gruppo dal nome «Giovani critici cinematografici»). Secondo Alberto Pezzotta:

«il blog non sostituisce la critica, ma il dibattito, lo scambio di idee. Nessun critico improvvisato, spesso arrogante e privo di esperienza, potrà mai sostituire chi ha studiato la storia del cinema e ha strumenti di analisi appropriati. Ma web, blog e forum offrono uno spazio di dibattito, confronto e socialità che evidentemente si è perduto nella pratica quotidiana, e che è rinato in un’altra dimensione».

Per il movimento dei cinebloggers sembrerebbe dunque calzare a pennello la celebre battuta di Steiner ne La dolce vita di Fellini: «sono troppo serio per essere un dilettante ma non abbastanza per diventare un professionista».

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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12 risposte a Il critico cinematografico ieri, oggi, domani (parte 8 di 9)

  1. parachimy ha detto:

    Post interessantissimo, complimenti. Grazie di averci linkato.

    Un saluto

    Chimy

  2. MonsierVerdoux ha detto:

    Molto bello il ruo post, con calma leggerò anche gli altri ( e che onore essere citato! ). Secondo me il vero problema della critica cinematografica oggi non sta tanto nel fatto che “i giovani non comprano più giornali (come dice qualcuno che tu riporti nel post precedente), ma nel fatto che invece come dice Canova sempre nel post precedente (uno dei pochi critici che io apprezzi nel verso senso del termine): “in 9,5 casi su dieci il critico è colui che pretende di dare valore universale ai suoi giudizi e ai suoi piaceri privati, cosa che non è di nessun interesse per la collettività. E quindi è marginalizzato”. Il problema secondo me sta quindi nella pretenziosità della maggior parte dei critici (fatte alcune eccezioni, ad esempio Canova, o Mereghetti o la Detassis, al di là poi di quanto ci capiscano effettivamente di cinema); più che di critici oggi si ha bisogno di veri e propri spettatori appassionati, ed il blogger deve rivestire questo ruolo, da cui il suo successo. Del resto che senso ha già la definizione di critico? Carmelo Bene diceva che il critico non può esistere perchè mai nssuno può comprendere il significato o il senso estetico o figurativo di un’opera al di fuori del suo autore,e , aggiungo io, l’unica cosa e accostarsi all’opera stessa con un approccio diverso (quello di “appassionato” appunto), quasi fanciullesco…del resto lo spirito del cinema resta fondamentalmente uno spirito ludico, e questa credo sia l’unica via per comprenderlo.

  3. Lessio ha detto:

    ottimo intervento, grazie

  4. valentinaariete ha detto:

    Grandeeeeeeeee!!!!!!!!!

    ^_^

  5. LocandieraTDS ha detto:

    Complimenti per il post!!
    Tornerò!

  6. LocandieraTDS ha detto:

    Post molto interessante! Complimenti! Tornerò!

  7. LocandieraTDS ha detto:

    Non soffro di disturbi della personalità… ho scritto doppio perchè non mi era comparso il primo commento!

  8. Giampaolo ha detto:

    E meno male che ci sono i cinebloggers!
    I tempi son cambiati e ormai si legge tutto tramite internet.
    Certo la passione è molto importante, ma poi bisogna anche studiare la storia del cinema (e anche la storia della musica, dato che esistono le colonne sonore) in modo tale da contestualizzare i film nei vari decenni/periodi.
    Tu del Morandini cosa ne pensi? E’ un critico valido?
    Mi lascia perplesso: quando ho visto le 3 stelle a “Ammazzavampiri” quasi non ci credevo!!!!
    Ogni tanto ne azzecca una…:)
    Buonanotte!

  9. Lessio ha detto:

    ho molto rispetto per Morandini, anche se ormai non lo leggo da molti anni e non ho più un’idea chiara sul suo lavoro. Ma è solo una questione di gusti differenti o non ti piacciono le sue critiche?

  10. Giampaolo ha detto:

    Bè come credo tu sappia, ci sono le sue recensioni su MyMovies.
    Penso anche che tu sappia che l’anno scorso Woody Allen in un’intervista ha detto di non essere soddisfatto della sua filmografia ed è soddisfatto di 6 film: Zelig, La rosa purpurea del Cairo, Mariti e mogli, Pallottole su Broadway, Match Point e Vicky Cristina Barcellona.
    Io fino a qualche mese fa, a parte “Sogni e Delitti” e “Match Point” visto quasi tutto, non conoscevo per niente bene Allen. Allora inizio a guardarmi qualche film e ovviamente quei 6 film: stranamente, con mio stupore, sono d’accordo con Allen!
    Ed in particolare “Mariti e Mogli” mi è piaciuto! Ecco se tu leggi la recensione del Morandini, noterai che è assolutamente negativa! Ovvero: anche su quel film non siamo d’accordo, nonostante lui sia un fan dell’Allen e io no!
    Mi sembra un critico del tipo: il cinema d’autore è il vero cinema e il resto non esiste…….o quasi….
    quindi oltre ad essere una questione di gusti differenti, son proprio le sue recensioni che non mi piacciono!
    Per coerenza dovrebbe criticare solo determinati film e basta….e chiaramente il suo dizionario sarebbe più piccolo!
    Notte!

  11. Lessio ha detto:

    Ricordo bene l’intervista di Allen dell’anno scorso e ho pensato che fosse una provocazione, mentre invece era molto serio. Io credo che neanche lui si renda conto, da insoddisfatto cronico quale è, della bellezza dei suoi capisaldi “Io e Annie” e “Manhattan”, che personalmente sono i miei due preferiti (se non li hai visti corri a recuperarli, insieme ad “Amore e guerra” che è meraviglioso).

  12. Giampaolo ha detto:

    Si li ho visti e ne uscì un post che “sconvolse” la blogosfera…..:)
    “Amore e Guerra” visto qualche giorno fa e si quello mi è piaciuto, ma quello riguarda il suo periodo più comico che credo proprio non consideri…..
    “Io e Annie” e “Manhattan” non mi convincono del tutto….
    lui di Manhattan non ne fu contento perchè lo trova statico ed è anche la mia sensazione….
    ma l’intervista l’hai vista in diretta?

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