L’Italia nel 2010: la morte della cultura

«Povera Patria, schiacciata dagli abusi del potere», cantava anni or sono Franco Battiato. Sarebbe bello poter dire che le cose ora sono migliorate, ma significherebbe scrivere di fantascienza, e purtroppo non mi chiamo Philip Dick. Povera Italia, davvero, costretta a subire gli ennesimi tagli alla sua materia più pregiata, la cultura, figlia di una tradizione che tutto il mondo nei secoli ci ha invidiato. La Cultura è il patrimonio più ricco della nostra povera Italia, la materia più esportabile, un vero volano di sviluppo al quale sono state tagliate le ali. C’era una volta in cui la cultura in Italia era considerata una risorsa, ora invece è uno spreco, una spesa, e mai un investimento. Che ne sarà di noi?

Ancora tagli ai finanziamenti pubblici per tutto il settore della cultura, dal cinema al teatro, dalla musica all’università, passando per la ricerca, la scuola, le fondazioni, gli istituti. Il dato che più di tutti fa riflettere è il seguente: il Europa si investe per la cultura intorno all’1,5% del PIL, in Italia soltanto lo 0,3%. Siamo governati da uno Stato che nega la libertà, impedisce la pluralità di voci, che invece di potenziare e rilanciare la vita culturale e la ricerca, cerca in ogni modo di castrare ogni forma di espressione culturale. E gli italiani cosa fanno? Sembriamo ormai essere assopiti all’interno di una società creata apposta per distrarci: la tv ci rincoglionisce, i telegiornali parlano dei vip in vacanza, il calcio ci distrae, internet ci impigrisce. Quasi tutti, me compreso. Mario Monicelli qualche giorno fa ha parlato ai giovani dall’alto dei suoi novantacinque anni, gridando alla ribellione. Ma non siamo più negli anni 60, e meno che mai nei 70. L’Italia di oggi non è in grado di reagire, troppo distratta, troppo pigra, senza una vera opposizione degna di fiducia.

E se i cinema si riempiono di fronte al primo blockbuster proveniente da Hollywood e restano senza distribuzione piccoli grandi gioielli di puro cinema il motivo è che l’Italia vuole solo intrattenimento, vuole distrarsi, non vuole saperne. Veder scorrere le immagini e passare il tempo è più semplice che riflettere e maturare davanti ad un film impegnato, buttarsi sul divano a girare i canali televisivi è meno stancante che scendere in piazza ad urlare i nostri veri bisogni. Povera Italia, e poveri italiani.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a L’Italia nel 2010: la morte della cultura

  1. Celticsman ha detto:

    più che morte della cultura (dolente), stiamo assistendo in questi giorni alla morte della democrazia. e senza democrazia non esiste cultura.

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