Capitolo 114

L’ultima volta si parlava di cortometraggi, e visto che la lista che vi ho lasciato nell’ultimo capitolo era sì lunga, ma non esauriente, ho pensato bene di continuare a proporvi un altro po’ di cortometraggi, che sono forse rimasti la parte più pura del cinema, ovvero quel cinema realizzato da chi sogna di diventare “grande”, da chi ci prova, da chi sbatte la testa per realizzare un piccolo gioiello che possa rappresentare un biglietto da visita per il mondo dei lungometraggi. Ecco perché amo i corti, e perché intendo continuare a proporveli anche in questo capitolo. Tutti questi lavori che troverete di seguito, così come quelli dello scorso capitolo, sono stati presentati alla 61° edizione di Filmvideo Montecatini, dove ho avuto la fortuna di far parte della giuria giovani. Et voilà, buona visione!

COMER VIENDO LA TELE (Alfonso Nogueroles, Spagna): Una critica all’indifferenza con la quale mangiamo avidamente di fronte alle notizie del telegiornale. Sangue, guerre e omicidi non distolgono i nostri pensieri dal pasto che abbiamo di fronte. Idea originale e non banale.

COMO CONOCÌ A TU PADRE (Alex Montoya, Spagna): Lei è bella e disinvolta, lui è impacciato e un po’ goffo, la loro attrazione è potente ma qualcosa non va… Quello che sembra essere un incontro occasionale e difficilmente ripetibile (spesso certi treni passano una volta sola) è in realtà l’inizio di una grande storia d’amore. Simpatico e divertente.

LA AUTORIDAD (Xavi Sala, Spagna): Un vero e proprio pugno nello stomaco. Una famiglia sta tornando dal Marocco e viene fermata da due agenti di polizia per una perquisizione, esagerata e umiliante. Poco dopo, risalita in macchina, la famiglia trova l’auto della polizia ribaltata dopo un incidente, con gli agenti che urlano aiuto: in che modo agiranno le persone umiliate poco prima? Un lavoro potente che chiude senza dare risposte, ma che nei suoi silenzi finali sa essere straziante.

IL PASTICCERE (Alberto Antinori, Adolfo di Molfetta, Giulia Landi, Eugenio Laviola, Italia): Miglior film d’animazione secondo la giuria internazionale. Un pasticcere geniale è infuriato dall’ingordigia e la gola dei suoi clienti, che non assaporano le sue opere, ma le divorano senza gusto. A gratificarlo ci pensa una cliente speciale, che con la delicatezza dei suoi modi ruberà il cuore al pasticcere. Simpatico e (ovviamente) dolce.

LAS PELOTAS (Chris Niemeyer, Svizzera): In Argentina due amici accompagnano i propri figli ad un provino calcistico. L’osservatore che potrebbe dare una svolta alle loro vite non li sceglie, e per i due padri l’unico modo di avere un figlio talentuoso è provare a fare un altro bambino, affidandosi alla scienza, alla genetica e ad una nonna assolutamente strepitosa.

EL EMPLEO (Santiago ‘Bou’ Grasso, Argentina): Un mondo dove gli oggetti sono persone, e le persone sono oggetti. Dalla lampada di casa all’appendiabiti, dalle automobili ai semafori, fino ovviamente agli zerbini… Un accusa al mondo contemporaneo lanciata con ironia e originalità. Breve e divertente.

FREDDY ILANGA: EL TRADUCTOR DEL CHE (Katrin Hansing, Sud Africa, Cuba, USA): Un vecchio dottore di L’Avana, Freddy Ilanga, nel 1965 è stato l’interprete di Ernesto Che Guevara durante la sua missione in Congo. Attraverso il suo racconto scopriamo il lato più umano del Che, e soprattutto la nostalgia di un uomo per il suo Paese e la sua famiglia, che non ha più rivisto né sentito negli ultimi quarant’anni. Un’intervista-documentario che svela un uomo e la storia dietro le sue spalle.

TRE SECONDI NELLA MEMORIA (Cristian Mazzola, Italia): Una delle opere più tenere presentate al Festival: il momento del primo bacio tra due bambini. Tre secondi che resteranno impressi nella loro memoria, nella storia dei loro passi, qualunque cosa accada nel loro futuro. Dolcissimo.

VIDEO 01.AVI (Gianfranco Esposito, Italia): Tre minuti sono sufficienti per spaventare. Il classico mockumentary horror, con un colpo di scena che funziona alla grande. Un’idea semplicissima ed efficace.

INTERIORISMO (Hernan Talavera, Chema G. Araque, Spagna): Una diagnosi fuori campo, una voce che spiega i sintomi e i problemi di un individuo qualunque. In sottofondo, le immagini di un palazzo in rovina, a pezzi, si legano perfettamente alla sentenza emessa dal commento fuori campo. Un lavoro ottimo, intenso, vincitore del premio come miglior corto sperimentale.

LAST MESSAGE FROM MR.COGITO (Anna Woch, Canada): Bellissimo lavoro basato su un poema scritto dal polacco Zbigniew Herbert durante il periodo del regime comunista in Polonia. Un’opera ricca di poesia, un messaggio all’umanità che sembra quasi venire dalle stelle, immagini confuse e lontane che mettono in guardia l’uomo sul proprio futuro. Una delle migliori opere sperimentali presentate al Festival.

AMONA PUTZ! (Telmo Esnal, Spagna): Un campeggio potrebbe essere un inferno quando sei costretto a tenere a bada i tuoi tre bambini. Una nonna gonfiabile potrebbe essere la soluzione ideale, purché non sia troppo invadente. Diverte con la sua originalità.

NINO BALCON (Pilar Palomero, Spagna): La storia di un bambino che resta con la testa incastrata nella ringhiera del proprio balcone, all’interno della quale crescerà, fino a scoprire l’amore e un nuovo modo di vedere le cose… Una simpatica favola piena di musica e allegria.

DI ME QUE YO (Mateo Gil, Spagna): Splendido. Un ragazzo e una ragazza si incontrano subito dopo aver rotto con i rispettivi partner. Cominciano quasi casualmente una conversazione piena di accuse, discussioni, punti di vista contrastanti, fino ad una riconciliazione inaspettata che li fa somigliare ad una coppia vera ed affiatata. L’amore sotto due diversi punti di vista, veramente bellissimo.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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