Recensione “Biutiful” (2010)

Dopo la prova di maturità con “Babel”, in cui Inarritu ha esplorato il mondo e la sua varietà linguistica, il regista messicano stavolta si sofferma su una sola città, Barcellona, e un solo grande protagonista, di lingua spagnola, Uxbal (bisognerebbe inventare un aggettivo nuovo per descrivere la mastodontica interpretazione di Javier Bardem, Palma d’oro a Cannes). “Biutiful” è un’opera sofferta e complessa, un cammino oscuro verso la redenzione. Inarritu carica le spalle del suo eroe disperato con il peso della vita e della morte: il destino talvolta può essere tragico, e tentare di batterlo sul tempo, con i suoi stessi mezzi, è l’unica via per ottenere la pace.

In una Barcellona lontana dalle immagini turistiche, si muove Uxbal, un uomo in caduta libera, pieno di contraddizioni, e per questo del tutto umano. Gli restano pochi mesi, e la sua vita è così intensa e complessa che non può neanche morire in pace: ha due figli piccoli e il cuore spezzato da una donna disturbata. Protegge i più deboli, gli immigrati africani e cinesi, ma non può fare a meno di sfruttarli a sua volta. È un uomo di strada che ha il dono di parlare con i morti, aiutandoli a raggiungere la pace, ma per farlo si fa pagare. Gli ultimi passi del suo cammino saranno illuminati dall’ombra, dall’oscurità dell’animo umano, dal dolore, ma anche dalla ricerca di una redenzione, giusta e definitiva.

Uxbal percorre tre viaggi che si sfiorano e si accavallano: un percorso interiore in cui confrontarsi con se stesso e i propri conflitti (in particolare la perdita di suo padre), un percorso esterno tra le strade di Barcellona, per mantenere la sua famiglia, ed infine un viaggio verso ciò che non è possibile vedere né spiegare, ma che Uxbal comprende e conosce profondamente, la spiritualità, intesa come vita dopo la morte. Con una parola inglese scritta male, Biutiful appunto, Inarritu racconta cosa significa essere padre nella società di oggi: Uxbal è un padre che si preoccupa per i suoi figli, ma allo stesso tempo è anche un figlio che soffre per la mancanza di un padre mai conosciuto. Quello di Uxbal è un viaggio percorso all’ombra della luce, tenendo sempre a mente che se guardi nel buio a lungo, c’è sempre qualcosa.

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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