Ho ripreso un’abitudine che un po’ mi mancava: andare al cinema con una certa regolarità. Tre volte la settimana scorsa, un altro paio di volte in questi ultimi sette giorni. Se ho ben capito dal primo luglio una tassa sul cinema costringerà gli spettatori a pagare un euro in più per ogni biglietto: ma che bella pensata! Alzare i prezzi è un’idea meravigliosa per uscire dalla crisi, finalmente andrà sempre meno gente al cinema, e in sala staremo tutti un po’ più larghi (ma già ci stiamo adesso, almeno ai film che guardo io). Un decreto vergognoso, l’ennesima beffa alla cultura. Se pensate che in Francia o in Irlanda alcuni cinema offrono abbonamenti mensili di 20 euro… Siamo davvero su un altro, merdoso, pianeta.
Gli Uccelli, L’Uomo Che Sapeva Troppo, Psyco, Nodo alla Gola: La settimana scorsa, dopo aver scritto questa rubrica che tanto amate, ho acceso la tv su Iris trovandomi di fronte ad una maratona filmica su Hitchcock. E così ho visto l’ultima mezzora de “Gli Uccelli” (splendido), una buona oretta de “L’uomo che sapeva troppo” (non lo ricordavo così bello), quasi tutto “Psyco” (eterno), e tutto “Nodo alla gola” (perfetto nell’esecuzione, interamente in piano sequenza, ma è tra i film di Sir Alfred che amo meno). Una full immersion nel genio di Hitchcock, un’idea davvero apprezzabile (hanno trasmesso anche “La donna che visse due volte” e “La finestra sul cortile”, ma ero a lavoro e dovrò accontentarmi di rivederli in dvd).
Gianni e le Donne (2011): “Pranzo di Ferragosto”, il film d’esordio di Gianni Di Gregorio, è uno di quei film che a causa di migliaia di coincidenze non sono mai riuscito a vedere. Spinto però dai commenti esaltanti a proposito del regista non mi sono perso il suo secondo film e mi sono proprio divertito. Vita quotidiana (trasteverina) con un tocco di assurdo, un eccellente personaggio in stile “vorrei ma non posso”, circondato da comprimari perfetti. Un finale onirico e splendido, sulle note dei Pixies (“Here comes your man”). Bello proprio. La commedia italiana è viva.
Un Gelido Inverno (2010): Il classico film che arriva in sala spinto da recensioni esaltanti e tanti successi (dal Sundance al festival di Torino): andiamolo a vedere, mi sono detto. Non amo molto storie di piccole comunità americane, magari ipocrite e malvagie e all’inizio ero un po’ annoiato. Poi però le vicende prendono una piega interessante, soprattutto il ritratto di questa vita tra i monti, tra persone scomparse, domande da non porre e musica country, non so come dire, ma ha il suo fascino. Sicuramente un gran bel film, cupo, potente, ma non nelle mie corde, non stavolta almeno. Ma più ci penso e più m’è piaciuto.


Scrivi una risposta a AlDirektor Cancella risposta