Se in novanta minuti la cosa migliore sono le immagini da depliant turistico dello splendore di Villa Adriana, allora è certo che c’è qualcosa che non va. Tratto dal racconto omonimo di Franco Lucentini, pubblicato nel 1964, “Notize degli Scavi” è un film totalmente piatto, un fiumiciattolo noioso che sfocia inevitabilmente nel torbido mare del cinema italiano, navigato con maestria dai soliti pochi eletti. Non c’è un momento in cui il film non appari finto o artificiale, mai uno spunto di limpido interesse. Eppure Greco ha potuto fregiarsi del talento di Giuseppe Battiston, uno dei nostri migliori attori, che qui prova a mettersi sulle spalle tutta la pellicola nel tentativo di salvarla, finendo per soffrire anch’egli di tanta responsabilità.
Il cosiddetto Professore è un quarantenne infantile e servile, tuttofare in un’equivoca casa romana, abitata da prostitute. La sua vita in qualche modo cambia quando viene incaricato di portare un messaggio alla Marchesa, in passato anche lei abitante della casa, ora ricoverata in ospedale dopo un tentativo di suicidio. Tra i due si instaura una simpatia immediata e reciproca e durante le sue visite sempre più frequenti, il Professore cercherà di fare compagnia alla ragazza, alla quale racconterà la sua esperienza a Villa Adriana, tappa decisiva nel processo di cambiamento del protagonista.
Tutto appare confuso e superficiale: la visita a Villa Adriana scardina la coscienza del protagonista senza alcuna reale motivazione, così come l’affrettata e del tutto poco convincente “simpatia” con la Marchesa, esasperata nell’imbarazzante scena notturna conclusiva, tra l’altro non presente nel racconto originale. Il regista ha descritto il suo film come “un oggetto delicato, un esercizio di stile, l’invenzione di un personaggio straordinario, una lente con la quale guardare la realtà, un racconto morale innervato da una fortissima tensione etica”: la conferma che chi si loda, si sbroda.


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