Capitolo 149

Che settimana strana, il cinema mi ha portato la fine del mondo, un film muto, e un po’ di samurai giapponesi arrabbiati e piuttosto cazzuti. Sono “ritornato” a Cannes, visto che ho approfittato un paio di volte delle proiezioni romane di alcuni film visti (non da me purtroppo) sulla Croisette. Inoltre per la vostra gioia ho cominciato a scrivere il cortometraggio che vi cambierà la vita, se solo riuscirò mai a finirlo. Il resto della settimana è stato colmo di assenzio e assenze, ma questa è un’altra storia.

MELANCHOLIA (2011): Non so se Lars Von Trier è un pazzo oppure un genio. Forse entrambe le cose. Questo film è stato assolutamente un’esperienza scioccante, una continua angoscia, una stretta alla gola che lascia senza respiro, annichilisce lo spettatore, e lo lascia in preda ai brividi. Appena terminata la proiezione sono fuggito fuori dalla sala per respirare un po’ di aria, allontanandomi dall’uscita per evitare i commenti stupidi e superficiali degli spettatori rimasti a chiacchierare fuori dal cinema: “amo l’umanità, è la gente che non sopporto”.

THE ARTIST (2011): A Cannes ha riscosso applausi entusiastici, commenti strepitosi, sinceri, emozionati. Insomma, le aspettative per questo film erano davvero alte, ma puntualmente deluse. Un film muto girato negli anni 2000, simpatico, con alcune trovate davvero brillanti, ma che non va oltre il semplice omaggio al genere. Devo ammetterlo, mi sono piuttosto annoiato: l’idea di girare un film muto adesso è sicuramente interessante, ma a questo punto è preferibile recuperare alcuni gioielli dei primi decenni del secolo scorso piuttosto che guardarsi questo: è un po’ come sentirsi l’album di una cover band piuttosto che ascoltare e approfondire la discografia di un cantante…

13 ASSASSINI (2010): I giapponesi quando si tratta di mettere in scena un po’ di sane mazzate sono piuttosto bravi. In questo caso il cappa e spada, che è un genere che amo particolarmente, cerca di ritrovare la poesia del cinema orientale degli anni 50-60, e in parte ci riesce, nonostante una lunghezza un po’ eccessiva. Però è un bel film, anche se la somiglianza di un attore con Silvio Orlando mi ha fatto sorridere più di una volta. I tempi di Toshiro Mifune e Kurosawa sono finiti, ma il buon Miike fa il suo lavoro con onestà e passione, e questo è apprezzabile.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Capitolo 149

  1. utente anonimo ha detto:

    non so se ti ho detto che uno zio mio ha lavorato alla produzione?

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