Capitolo 169

Due settimane belle piene di cinema, avevo un po’ di arretrati da recuperare, ma soprattutto avevo tanta voglia di lasciarmi andare alle immagini: dopo tutti questi viaggi, questi spostamenti, questi cambiamenti, è bello ritrovarsi tra le mura della sala cinematografica e sentirsi a casa. C’è un po’ di tutto in questo capitolo, dai documentari alla musica, dalla politica alla fantascienza. Intanto marzo è cominciato, e la primavera sta arrivando in anticipo: sarà un grande 2012.

Blade Runner (1982): Quando la sera ti ritrovi a casa, accendi la tv e trovi un capolavoro di questa portata, è difficile fare altri programmi per la serata, semplicemente ti metti comodo, e te lo godi per l’ennesima volta. Cosa dire di Blade Runner che non sia già stato detto? Che Roy Batty sia uno dei migliori antagonisti di sempre lo hanno già detto, che il finale sia pura poesia è quasi banale ribadirlo. Il punto è che io non ho idea di cosa siano i raggi B, come siano fatte le porte di Tannhauser o i bastioni di Orione, ma il monologo di Hauer è talmente bello che ci sembra quasi di esserci stati davvero: ma in fondo lui ne ha viste cose che noi umani non potremmo immaginarci…).

50/50 (2011): A gennaio ero in Cile e un’amica mi consigliò di vedere questo film, visto che m’era piaciuto tanto “500 giorni insieme”, mi sarebbe piaciuto anche questo. Tornato a Roma l’ho trovato nei cinema, e a piacermi m’è piaciuto, ma l’ho trovato un po’ furbo. Oppure non so, ma c’era qualcosa che non mi ha convinto totalmente. Però i titoli di coda con “Yellow Ledbetter” dei Pearl Jam e una scena d’intimità nella casa del protagonista mi hanno lasciato in testa quel giro di chitarra per giorni interi. Bellino.

Milano 55.1 (2011): Documentario davvero ben realizzato (ma perché non ha avuto visibilità?) da circa 70 (!) registi-operatori sguinzagliati in giro per Milano durante la settimana precedente il ballottaggio dello scorso anno per le elezioni comunali. Pisapia contro Moratti, lo scontro del secolo, la vittoria del secolo. I documentari che parlano di politica sono spesso pericolosi perché rischiano di essere faziosi, ma è in questo che l’opera di Bruno Oliviero e Luca Mosso risulta vincente: il punto chiave è che la settimana pre-ballottaggio è seguita dal punto di vista di un esponente di sinistra, Stefano Boeri, ma anche da quello di un esponente e capogruppo della destra, Matteo Salvini, che alla fine risulta essere la figura più interessante del film. Splendida “cronaca di una settimana di passione”, come recita il sottotitolo.

I’m a cyborg but that’s ok (2006): Ho scoperto una cosa stupenda, il Kino, cineforum romano (zona Pigneto), che ogni settimana propone una programmazione di cinema alternativo e più o meno invisibile. Questo film lo volevo vedere già da mesi, in seguito alle pressioni di un’amica che me ne aveva parlato entusiasticamente. Dopo la chiusura di Megaupload mi sono rassegnato a perderlo, finché non è comparso nella programmazione di questo magico cineforum: la garanzia è il nome del regista, Park Chan-Wook (“Old Boy”), è il film è praticamente l’amore nel nido del cuculo. Un manicomio pieno di bizzarri personaggi (ovvio!), con una ragazza che si crede un cyborg e un ragazzo che pensa di essere un ladro di volti altrui, e il rapporto infantile e dolce che nasce tra i due. Un delirio con il cuore in mano. Da recuperare.

Cesare non deve morire (2012): Vincitore della Berlinale, il documentario (docufiction?) dei Taviani è pienamente convincente. L’occhio dei registi segue la preparazione del “Giulio Cesare” di Shakespeare all’interno del carcere di Rebibbia, dove i detenuti trovano una via di fuga grazie al teatro e all’arte (e la loro recitazione è impressionante). Prove di teatro a parte, alcune frasi sono state palesemente messe in bocca ai personaggi, e questo suona un po’ finto, ma davanti allo splendore di questo bianco e nero, alla composizione delle immagini, al rimbombo magico delle parole di Shakespeare all’interno del carcere, il resto conta poco. Questo è cinema, questa è l’Italia.

Il grande freddo (1983): Un classicone che ancora mi mancava, si sa, tutti noi abbiamo film importanti e/o cult che per un motivo o per l’altro non abbiamo mai avuto modo di vedere (e chissà quanti me ne mancano ancora). Trovato su La7 prima che cominciasse, ho deciso finalmente di recuperarlo. Che bel film! Che attori! Che musica! Un gruppo di amici ex-sessantottini si ritrova al funerale di uno di loro, morto suicida, e passano insieme alcuni giorni ricordando con tenerezza e nostalgia i tempi che furono. Qualche rimpianto, ma anche rinnovate speranze per il futuro. In compagnia di Rolling Stones, Creedence, Procol Harum, Beach Boys e tanta altra bella gente. Filmone.

Pearl Jam Twenty (2011): Dovevo giocare a calcio, ma un dolore inaspettato mi ha tenuto lontano dai campi di gioco. E così sono finito a San Lorenzo, dove in un locale/bar hanno proiettato il documentario di quel mito di Cameron Crowe (“Almost Famous”, “Vanilla Sky”) sui vent’anni di carriera dei Pearl Jam. Il film descrive la scena musicale di Seattle alla fine degli anni 80, l’arrivo di Eddie Vedder e la nascita della band, i seguenti vent’anni di musica meravigliosa segnati dalla tragedia di Copenaghen, dove nel 2000, durante un concerto, morirono nove fan. Eddie Vedder is god, ne sono sempre più convinto.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Capitolo 169

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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