Recensione “Il castello nel cielo” (“Laputa”, 1986)

Qualche mese fa scrissi che “ogni volta che si vede un film di Miyazaki si esce dalla sala con la splendida sensazione di sentirsi delle persone migliori. Il miracolo dello Studio Ghibli si rinnova di film in film, restituendo al cinema quella funzione di macchina dei sogni che gli è stata assegnata sin dalla nascita, e che al giorno d’oggi si fa quasi fatica a ritrovare, nascosta in quel marasma di blockbuster senza anima e macchine produttive che riempiono le sale di questi anni 2000. Ma finché ci sarà un Miyazaki, esisterà il piacere di vivere un film e di emozionarsi davanti a delle immagini disegnate”. Questo film del 1986, riproposto oggi nei cinema grazie alla Lucky Red, conferma le parole espresse in precedenza. Il primo film del mirabolante Studio Ghibli, e forse l’opera più ricca di avventura di tutta la produzione di Miyazaki.

Sheeta, giovane orfana discendente di una potente famiglia, viene tenuta prigioniera su un’aeronave dal colonnello Muska, un inviato dei servizi speciali del governo. Durante il volo la nave viene attaccata da una banda di pirati, intenta ad assicurarsi il ciondolo magico della ragazza. La pietra conservata da Sheeta permette di localizzare la leggendaria isola volante di Laputa, che contiene tesori inestimabili e una fonte di potere ineguagliabile. Durante l’arrembaggio Sheeta riesce tuttavia a fuggire, finendo in un piccolo paesino di minatori dove incontra il giovane Pazu, che da quel momento si lancerà insieme a lei alla scoperta di Laputa.

Inseguimenti, esplosioni, ma anche tanta ironia e tenerezza, in pieno stile Miyazaki. Due giovani intrepidi, costantemente braccati dal cinismo del colonnello Muska e dalla colorata brigata piratesca di Dola: un racconto pieno di entusiasmo e azione, che sembra mescolare nei suoi intrecci richiami a Jonathan Swift e a Jules Verne, con atmosfere che sembrano uscite fuori dall’isola del tesoro di Stevenson. Un’altra meraviglia firmata da Miyazaki, che sembra rendere magico ed emozionante tutto ciò che tocca, dove i pirati hanno un cuore d’oro e perfino robot distruttivi sembrano godere della pace e della bellezza della natura. Senza Miyazaki il mondo sarebbe un posto peggiore.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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