Recensione “E se vivessimo tutti insieme?” (“Et si on vivait tous ensemble?”, 2011)

Chi di noi, seduto in un pub, o davanti ad un caffè insieme agli amici, non ha mai pensato a come sarebbe bello passare la vecchiaia in una sorta di comune personalizzata, una grande casa in cui vivere con gli amici di una vita, ognuno prendendosi cura dell’altro? Un’idea utopistica e forse anche un po’ hippie, che però è alla base dell’ultimo film di Stéphane Robelin, in cui cinque amici anziani, aiutati da un giovane etnologo, decidono di passare la vecchiaia insieme, nella stessa casa. Le differenze caratteriali e gli inevitabili scheletri nell’armadio creeranno scompiglio nella grande famiglia, ma in fondo riusciranno ad unire ancora di più i cinque protagonisti.

Lo spettatore si immerge in questa casa comune anche grazie allo sguardo dello studente universitario Dirk (Daniel Bruhl, celebre per il bellissimo “Goodbye Lenin”), un giovane tedesco che sta lavorando ad una tesi di laurea sulla terza età, vero e proprio collante della storia: è con i suoi occhi che conosciamo meglio i protagonisti del film, interpretati da un ottimo cast (Guy Bedos, Geraldine Chaplin, Jane Fonda, Claude Rich, Pierre Richard).

Il film, nonostante la leggerezza e la continua ironia, si accompagna ad uno sguardo malinconico e ineluttabile, come il tempo che passa, in cui la bellezza dei ricordi lascia spazio anche all’amarezza del presente, con i suoi acciacchi, le sue malattie, oltre all’inevitabile ombra della fine. Presentato al 64° Festival di Locarno, dove ha chiuso la kermesse, il film di Robelin coniuga il piacere dell’amicizia ad uno sguardo ironico sulla terza età, che grazie ai personaggi della pellicola dà l’impressione di essere molto più divertente e dinamica di quanto la si possa immaginare.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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