Recensione “Solo gli amanti sopravvivono” (“Only lovers left alive”, 2013)

Seppur cambiando totalmente stile e genere rispetto ad altri titoli della sua filmografia, Jim Jarmusch continua a suo modo a raccontare storie di outsiders, di individui ai confini della società: stavolta i suoi protagonisti sono dei vampiri e, seppur l’iconografia vampiresca è ormai satura di ogni genere di racconto e sfumatura, il talento di Jarmusch riesce ad aggiungere spunti originali e senza dubbio affascinanti ad un immaginario già di per sé ricco di suggestioni. I vampiri di Jarmusch sono creature eleganti, raffinate, appassionate di musica o di letteratura. Ormai da secoli hanno a che fare con gli esseri umani, e come fini critici comprendono molto meglio di essi i limiti e i difetti dell’uomo. Per questo motivo hanno deciso di esiliarsi ai bordi della società, intrattenendo con gli umani il minimo rapporto indispensabile, non potendo neanche più sfruttare il sangue di “prima mano”, infetto, malato, contaminato dall’evoluzione e dall’autodistruzione dell’uomo del XXI Secolo, e dovendo così cercare di sfamarsi con sangue puro, pulito al microscopio da scienziati e dottori con pochi scrupoli.

Adam è un vampiro introverso, malinconico, ai limiti della depressione: vive a Detroit dove colleziona strumenti musicali a corda, utilizzati per le sue composizioni underground che lo hanno reso, suo malgrado, una sorta di celebrità misteriosa. Per alleggerire le angosce di Adam, sua moglie Eve si trasferisce dal Marocco, dove era riuscita a ritagliarsi il suo spazio di arte e letteratura, lontano dalla corruzione e dai riflettori del mondo occidentale. A Detroit, in una casa ricca di cimeli appartenenti al passato, i due vivono delle nottate idilliache, finche l’arrivo della sorella di Eve, totalmente immatura e irresponsabile, crea una rottura insanabile, costringendo gli amanti ad uscire dal loro esilio.

Accompagnato da una colonna sonora intrigante e ricercata, il film di Jarmusch trova la sua chiave nella spietata critica alla società umana: l’essere umano sta rovinando il mondo in cui vive a tal punto da rendere problematica la sopravvivenza anche a creature millenarie come i vampiri. “Hanno già cominciato la guerra per l’acqua?” si domanda ad un certo punto Adam, ormai certo che la direzione intrapresa dagli uomini (che lui chiama “zombi”) li porterà inevitabilmente alla distruzione. Chi meglio di lui, che ha attraversato tutte le ere, può comprendere e, di conseguenza, detestare l’uomo? Proprio lui che ama i doni dell’espressione umana (nella sua camera da letto è appesa una collezione di ritratti di “eroi” dell’umanità, da Oscar Wilde a Buster Keaton, da Chuck Berry a Balzac), accusa come una tragedia l’incapacità dell’uomo di apprezzare le sue invenzioni, i suoi cervelli (citando i vari Tesla, Galileo e Copernico), le molte manifestazioni dell’immaginazione. Una storia d’amore fuori dall’ordinario, raccontata da due esiliati d’eccezione, diretti con eleganza e raffinatezza da uno dei piccoli grandi geni del cinema americano.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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