Recensione “A Ghost Story” (2017)

Novanta minuti di poesia sull’infinita ineluttabilità del tempo, sull’incapacità di lasciare andare il passato, sulla perdita, sul concetto di spazio ma soprattutto una storia d’amore originale, tenera e straordinariamente convincente. Il film di David Lowery è tutto questo e molto altro: dialoghi ridotti al minimo, parole di contorno che girano intorno ai lunghi silenzi di scene in cui la concezione di tempo è relativa e dove lo spazio muta ad ogni battito di ciglia. Il film, acclamatissimo al Sundance Festival, è un’opera poetica ed originale sull’elaborazione del lutto, per la prima volta affrontata dal punto di vista di un fantasma: Casey Affleck, nonostante il lenzuolo addosso, mette in mostra una vasta gamma di emozioni, dalla rabbia alla malinconia, dalla speranza alla paura, dalla confusione all’ironia.

Dopo la sua morte, avvenuta in seguito ad un incidente stradale, C. torna sotto forma di fantasma nella casa dove viveva con la sua donna, stabilendosi tra quelle mura per sempre. Là, avvolto nel suo lenzuolo bianco, osserva impotente il dolore della sua amata, lo scorrere del tempo, la vita come era, com’è e come sarà.

Lowery gioca con i cliché sui fantasmi (su tutti il lenzuolo, ma anche lo spettro nello sgabuzzino dei bambini) senza cadere mai nel ridicolo: il grande merito del film forse è proprio quello di coprire Affeck con un lenzuolo bianco per un’ora e farlo sembrare credibile in ogni singolo momento. Ci sono momenti di cinema veramente altissimi: la M. di Rooney Mara che, distrutta dal dolore, divora una torta intera durante un piano sequenza in cui il fantasma la osserva quasi con curiosità; la trovata del biglietto, che aggancia lo spettatore lasciandolo inerme fino all’inquadratura finale; lo stesso finale, così rapido e al tempo stesso misterioso, in cui ognuno può trovare il suo senso, che può essere pace, libertà, rassegnazione, amore. E poi, in mezzo a tanti silenzi, quel lungo, angoscioso e quasi fastidioso monologo sull’universo, forse la chiave di tutto il film (il tempo vince su tutto), o forse più semplicemente un delirio che cerca solo di incutere disagio, in noi, nel fantasma o più in generale a tutta la storia. Un film meraviglioso, da amare, da ricordare, da tenere da parte tra i ricordi belli.

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Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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