Capitolo 240

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L’iniziativa Cinemadays (cinema a 3 euro) è finita, ma non posso dire di non averla sfruttata a dovere. Prevedevo una scorpacciata di film e così è stato: tre capatine al cinema in quattro giorni, due film su Netflix, qualche serie tv (che ormai non può più mancare), ma soprattutto il film più bello dell’anno: Roma-Barcellona. Per quanto mi riguarda il prossimo anno lo manderei agli Oscar in rappresentanza dell’Italia, anche se mi dicono che non vale. A proposito, martedì prossimo esce “Loro” di Sorrentino, ma temo proprio che guarderò Liverpool-Roma: Paolo non me ne volere, recupereremo in un altro momento, ok?

Lui è tornato (2015): Cosa succederebbe se Hitler tornasse nella Germania di oggi? Interessante esperimento sociale, a metà strada tra fiction e documentario (prediligendo la prima). Nonostante un vistoso calo di ritmo nella parte centrale, il film funziona ed è incredibilmente lucido nel raccontare, con leggerezza ed originalità, l’Europa contemporanea. Finale agghiacciante. Piaciuto.

A quiet place (2018): Horror tanto semplice nell’idea quanto geniale. Una famiglia è costretta a vivere nel silenzio totale, visto che intorno ad essa si aggirano delle creature che al minimo rumore arrivano e ti massacrano. Forse c’è qualche jumpscare di troppo, ma il film è davvero molto bello. A Krasinski il grande merito di aver costretto la sala al silenzio, cosa ormai molto rara nei cinema. Se vivessimo in un mondo del genere, quelli del bar sotto casa mia non durerebbero dieci secondi.

Tonya (2017): Visto e amato alla Festa del Cinema di Roma dello scorso ottobre, sono tornato a rivederlo, notando nuovamente tutto ciò che di buono avevo già detto. Al di là del fatto che la storia è assolutamente geniale (ed incredibilmente vera), Margot Robbie è brava da impazzire. Da vedere.

Il prigioniero coreano (2016): A causa di un problema al motore della sua barca, un pescatore nordcoreano sbarca nella Corea del Sud, dove viene trattenuto con l’accusa di spionaggio. Kim Ki Duk racconta senza alcuna retorica i lati oscuri del capitalismo del sud e del comunismo del nord, in una penisola spaccata in due e al momento lontana da qualunque idea di unificazione. Protagonista memorabile. Film molto bello (e comunque Seul deve essere davvero fighissima, mi è venuta voglia di andarci).

Estate ’92 (2015): Film danese segnalatomi da uno dei miei spacciatori cinematografici di fiducia. La storia ripercorre l’incredibile impresa della nazionale danese di calcio agli Europei del 1992, ripescata pochi giorni prima del fischio d’inizio a causa dell’esclusione della Jugoslavia per ritrovarsi poi a vincere la Coppa contro ogni pronostico. Regia televisiva, ritmi piuttosto bassi e inoltre sapere già il finale non ha di certo aiutato. Evitabile (come gran parte dei film sul calcio purtroppo, eccezion fatta per “Febbre a 90” e ovviamente “L’allenatore nel pallone”!).

SERIE TV: Periodo intenso da questo punto di vista. Ho finito la quinta stagione di “How I Met Your Mother” e devo dire che, per quanto mi piaccia sempre molto, il livello capolavoro della prima stagione è abbastanza lontano (gli episodi da 20 minuti sono però perfetti per riempire i piccoli spazietti di tempo durante la giornata, e questa cosa è una svolta incredibile). Dopo sei episodi “La casa di carta” si sta rivelando un’ottima serie, nonostante una marea di situazioni già viste in molte pellicole del genere (“Inside Man” su tutte), ma è difficile staccarsi: ottimo lavoro (tra l’altro proprio ieri è stata annunciata la terza stagione). Il primo episodio di “Lost in space” è abbastanza intrigante: non sarà la fantascienza che prediligo, ma c’è un potenziale interessante, che va approfondito. Vi dirò di più nelle prossime settimane. Inoltre a quanto pare è in uscita su Netflix una nuova serie, “The Rain”: dicono che sia la risposta danese a “Dark” (che poi devo capire perché ogni volta che esce una nuova serie questa deve essere la risposta a qualcun’altra. Ma chi le fa tutte ‘ste domande?).

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