Recensione “Mektoub, My Love: Canto Uno” (2017)

mektoub

2 ore e 54 minuti che volano in un soffio, come un’estate carica di desiderio. Un’estate che vola via tra gli sguardi dei suoi personaggi, sui sapori dei pasti che consumano, sulle note assordanti delle musiche che ballano. Abdellatif Kechiche, dopo il meraviglioso “La vita di Adele”, si conferma ancora una volta un maestro puro che attraverso il suo cinema riesce ad immergerci profondamente nei pensieri dei personaggi: l’utilizzo costante della camera a mano, uno dei marchi di fabbrica del regista, ci trasporta tra i vicoli di Sète (paesino del sud della Francia in cui si svolge la storia) e abbiamo quasi l’impressione di sentire sulla nostra pelle la canicola estiva, gli odori della campagna o il mormorio rinfrescante del mare.

Siamo nel 1994. Amin vive a Parigi dove scrive sceneggiature e coltiva la passione per la fotografia. Arrivata l’estate torna nella città dove è cresciuto e dove vivono i suoi genitori e i suoi amici, tra cui il cugino dongiovanni Toni e l’amica del cuore Ophelie. Le giornate passano rapide, una dopo l’altra, tra il ristorante tunisino dei genitori, le serate in discoteca, i progetti fotografici, il bar, ma soprattutto le tante ragazze arrivate in città per le vacanze estive.

Illuminato dalla luce magica dell’estate mediterranea, il film di Kechiche indaga le varie forme del desiderio e quelle ancor più misteriose dell’attrazione: mentre Toni è il tipico edonista che brucia la sua candela da entrambi i lati, Amin è un timido osservatore, appare quasi disorientato dalle sirene che lo circondano e dalle confidenze di cui, inevitabilmente, si fa carico. “Mektoub” è una parola araba che significa “destino”: quanti passi devono fare due persone nelle loro vite prima di trovarsi esattamente nello stesso luogo e nello stesso momento? Il destino esiste oppure è soltanto una storia romantica che ci raccontiamo? Kechiche non dà risposte chiare, eppure ci fa innamorare dei suoi personaggi, della loro libertà e della loro vitalità, rendendo nostalgica anche un’estate che non abbiamo mai vissuto.

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