Capitolo 242

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Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio (non c’entra niente ma è sempre bello citare De Andrè), la vita del cinefilo è andata avanti imperterrita, aiutata dal maltempo e dal fomento proveniente da Cannes. In questo capitolo tutti film presenti attualmente al cinema tranne un recupero recente e un altro di vecchia data, oltre al solito punto sulle serie tv, ormai imprescindibile. Mentre maggio finisce, summer is coming…

Parigi a piedi nudi (2016): Commedia franco-belga molto dolce, un po’ ingenua, ma semplice ed efficace. I suoi grandi riferimenti sono il cinema muto, anche perché il film è composto da una serie di gag che sembra uscita fuori dai classici di Chaplin, Keaton o Jacques Tati. Molto carino.

Abracadabra (2017): Pablo Berger si è fatto un nome dopo il clamoroso exploit di “Blancanieves”. Il suo ultimo film non ha la genialità del precedente, pur risultando piacevole e piuttosto simpatico. Non è male, ma onestamente c’è tanto di meglio da vedere.

Solo – A Star Wars story (2018): Cosa ci facciamo con il festival di Cannes quando a Roma abbiamo le proiezioni stampa di Solo e Dogman in contemporanea con la kermesse francese? Tanto vale stare qui, normalmente (non quest’anno) abbiamo anche il clima migliore. E anche la carbonara. Dopo questo depliant turistico posso dirvi che il film di Ron Howard spacca, ma con me ha partita facile: mi basta vedere il Millennium Falcon o Chewbecca e io mi bevo qualunque cosa. Piacerà ai fan e anche a chi non ama la saga (se esiste).

Oltre la notte (2017): Erano mesi che cercavo di recuperare il film di Fatih Akin, vincitore del Golden Globe come miglior film straniero. Finalmente sono riuscito a vederlo: tre macro-sequenze molto diverse tra loro, ognuna intensa e a suo modo tragica. Diane Kruger, che finalmente recita in tedesco, è grandiosa. Filmone.

Lola Darling (1986): A Cannes si parlava del nuovo film di Spike Lee come il migliore del regista dai tempi di “Inside Man” (non ci voleva molto, dopo di quello ha fatto solo cose orribili). Su Netflix ho trovato questo suo vecchio film che era stato presentato proprio a Cannes se non sbaglio. Una New York in bianco e nero, la strada, l’amore: un ampio respiro di cinema indie vecchio stampo in una pellicola piuttosto stramba ma a suo modo affascinante.

Mektoub, my love – Canto Uno (2017): Il più bel film attualmente al cinema. Dura tre ore ma a me è sembrato che volassero, avrei voluto guardarlo per altre tre. La regia di Kechiche come sempre ti dà l’impressione di trovarti là, in mezzo ai suoi personaggi. Correte a vederlo, sarà come rivivere l’estate più bella della vostra vita. Ancora non ho capito come ha fatto “The Shape of Water” a vincere il Leone d’Oro quando aveva una concorrenza di questo genere (Kechiche e “Tre manifesti” in particolare).

Dogman (2018): Garrone forse attualmente è il miglior regista italiano, dico forse perché i fan di Paolo Sorrentino potrebbero avere da ridire. Il suo ultimo film è intenso come pochi, potente, a tratti frustrante. E vogliamo parlare di Marcello Fonte, da custode del Cinema Palazzo (un centro sociale romano) a Palma d’Oro come miglior attore? Se vi fate un giro nel quartiere San Lorenzo lo incontrate molto facilmente: andate subito a stringergli la mano. Fenomeno.

SERIE TV: Eccoci con il papiro conclusivo. Maggio è stato un mese piuttosto ricco da questo punto di vista. The Rain l’ho mollata dopo 4 episodi, coinvolgimento zero e protagonisti da prendere a pizze. Un mio amico mi ha rivelato di averla guardata fino in fondo per risolvere il problema della stitichezza. Dopo due mesi ho finito tutte e nove le stagioni di How I Met Your Mother e adesso provo un senso di vuoto difficilmente colmabile: ogni tanto vado a rivedere qualche video su youtube soltanto per risentire quelle voci e per dare metaforicamente il cinque a Barney Stinson. A proposito di Barney, la sua teoria su “Karate Kid” si è rivelata fondata: Cobra Kai (una stagione, dieci episodi da venti minuti) racconta la vita dei protagonisti del film di Avildsen 34 anni dopo ed è una figata: auto-ironica a non finire e anche un po’ coatta, ma ti fa davvero venire voglia di indossare il “gi”. Ho dato inoltre un’occhiata a Brooklyn 99, serie comica ambientata in un fittizio distretto di polizia di New York: carina, fa ridacchiare qua e là, ma ho visto solo due puntate ed è ancora presto per un giudizio più approfondito. Vi farò sapere (sempre se andrò avanti nella visione). Ah, dimenticavo: ho rivisto interamente tutto Stranger Things e niente, la prima stagione si conferma un capolavoro assoluto (pelle d’oca e brividoni nonostante sapessi già tutto). La seconda cala vistosamente, ma ha alcuni episodi davvero eccellenti (l’ottavo è decisamente il migliore).

oltrelanotte

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