Recensione “Better Call Saul” (Stagione 4, 2018)

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I nodi stanno decisamente per venire al pettine: la quarta stagione di “Better Call Saul”, spin-off di “Breaking Bad”, è finita ieri e ormai la vicinanza con la serie madre è palpabile. Come nelle stagioni precedenti, anche questa può vantare un clamoroso crescendo che trova il suo apice negli episodi conclusivi. Non è una di quelle serie che ti coinvolge a tal punto da voler vedere una puntata dopo l’altra, ad ogni modo, vuoi per la bellezza estetica delle immagini, vuoi per la splendida caratterizzazione dei personaggi, vuoi per la scrittura sempre spiazzante, è uno dei migliori prodotti degli ultimi anni.

Jimmy McGill deve affrontare la scomparsa del fratello Chuck ma soprattutto un anno senza poter svolgere la professione d’avvocato. Trova allora lavoro in un negozio di telefonia e al tempo stesso, di notte, vende cellulari con carte prepagate nei quartieri malfamati della città, usando il solito pseudonimo Saul Goodman. Nel frattempo Mike, sotto gli ordini di Gus Frings, organizza una squadra per scavare un laboratorio segreto, mentre Nacho dovrà fare i conti con un nuovo membro della famiglia Salamanca.

“Better Call Saul” sta per avvicinarsi inesorabilmente alla fine, visto che come dicevamo prima, la vicinanza con “Breaking Bad” è ormai ai minimi termini. (Da qui in poi potrebbe comparire qualche spoiler, motivo per cui, se non volete rovinarvi la visione, vi consiglio di non leggere oltre). Innanzitutto la comparsata di alcuni personaggi della serie madre favorisce questa sensazione: Lydia e soprattutto Gale Boetticher (la cui fine in “Breaking Bad” ancora ci strazia le viscere) sono chicche messe là per nutrire i fan. Ma è soprattutto a livello narrativo che i due show sembrano viaggiare sullo stesso binario: Gus Frings sta scavando il laboratorio segreto sotto la lavanderia, quello stesso laboratorio dove finiranno a cucinare Walter White e Jesse Pinkman: i lavori procedono un po’ a rilento, sembra però evidente che tempo un’altra stagione e saranno conclusi. Tra gli altri indizi c’è anche Hector Salamanca, che riceve in dono il campanello per cui è divenuto celebre in “Breaking Bad”. Inoltre, nel magnifico finale di questa stagione, Jimmy rinuncia al suo vero nome e, nel momento in cui gli viene nuovamente concessa la licenza di avvocato, decide di adottare il nome con cui tutti lo abbiamo conosciuto, sotto gli occhi esterrefatti di Kim: “It’s all good, man!”. La prossima stagione di “Better Call Saul”, presumibilmente l’ultima, sarà quindi anche la prima dedicata interamente a Saul Goodman e sono pronto a giocarmi un euro che si concluderà con l’entrata in campo di Walter White…

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