Recensione “Mid90s” (2018)

L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard. Visto che gli Anni 80 sono stati ormai ripresi e citati a dismisura da film e serie tv, Hill passa dunque al decennio successivo, quello che ha realmente vissuto da adolescente, omaggiandolo prima con il titolo e poi con le sue Tartarughe Ninja, Hulk Hogan, i Nirvana, il Super Nintendo, le Liquidator, le serate Blockbuster e molto altro, raccontando il suo mondo in 4:3 e dandoci quasi l’impressione di osservare il girato di una videocamera amatoriale.

Stevie vive con un fratello aggressivo e anaffettivo e con una madre sola. Affascinato dalla complicità e dalla spensieratezza di un gruppo di skater del quartiere, tutti più grandi di lui, comincia a frequentare il negozio di Ray, il punto di riferimento della comitiva. Insieme a loro Stevie si avvicina al mondo dello skate e soprattutto sperimenta tutte le sciocchezze dei ragazzi della sua età, allontanandosi sempre più dalla sua famiglia, rimpiazzata da un gruppo di amici in cui si riconosce e in cui si sente accettato e compreso.

Jonah Hill sembra avvicinarsi al mondo della regia cinematografica come lo stesso Stevie allo skateboard: con coraggio ed entusiasmo, lasciando che il suo film corra su una tavola sicura ma piacevole, prendendosi pochi rischi, portando così il risultato a casa. Il suo primo film è un bel racconto di amicizia, ma soprattutto racconta la necessità di trovare un posto nel mondo, un luogo dove sentirsi parte di qualcosa, soprattutto in una fase della vita, l’adolescenza, dove tutto sembra amplificato, nel bene e nel male, oltre ogni limite. Il regista piazza un giovane talento come Sunny Suljic (vero skater e attore già apprezzato ne “Il sacrificio del Cervo Sacro”), permettendosi di avere il sempre ottimo Lucas Hedges in un ruolo marginale e lasciando spazio ad un gruppo di skater/attori presi dalle strade di Los Angeles e messi davanti alla macchina da presa con risultati sensazionali. Lo stesso Jonah Hill da ragazzo aveva lavorato per un periodo in un negozio di skateboard, affascinato da quel mondo che aveva sempre visto con reverenza e rispetto, pur essendo un pessimo skater. Il suo omaggio è una bella riflessione sugli ultimi adolescenti senza internet e senza smartphone, per cui il massimo della vita era starsene su un muretto insieme agli amici con cui si pensava di passare il resto della vita. Un’età difficile ma anche meravigliosa, con tutte le sue imperfezioni, i suoi errori, le sue indimenticabili stupidaggini.

“How sad are we? And how sad have we been? We’ll let you know, we’ll let you know. Oh, but only if you’re really interested” canta Morrissey in “We’ll Let You Know”, che accompagna una delle scene più belle, rendendo la nostra nostalgia palpabile, da toccare quasi con mano: ma quanto eravamo tristi e belli negli anni 90?

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