Game of Thrones 8: Giù al Nord (Episodio 1)

Due anni fa, quando usciva la settima stagione de “Il trono di spade”, ero talmente preso dal ritorno di “Twin Peaks” che praticamente non me accorsi nemmeno (all’incirca). Poi la bella pensata di recuperare la serie, con le sue sette stagioni, tutta d’un fiato, subito dopo l’estate. Ora quindi mi ritrovo a dover fare le 4 del mattino per vedere in tempo reale la prima puntata dell’ottava e ultima stagione. Cose che succedono. Che puntata è stata? Lo sapremo qui sotto subito dopo questa introduzione, ultimo baluardo contro gli spoiler, che stanno arrivando…

Da qui in poi entriamo in ZONA SPOILER, quindi poi non dite che non vi ho avvisato. Il primo episodio dell’ottava stagione comincia, neanche a dirlo, a Grande Inverno, con l’arrivo del “più grande esercito mai visto”, come lo definisce Tyrion. Troviamo Arya Stark che vede tornare suo fratello Jon, il Mastino e compagnia bella lungo la strada che porta da Lady Stark, ovvero Sansa, ormai Signora di Grande Inverno. La padrona di casa non è molto entusiasta nel vedere Jon leccare metaforicamente i piedi di Daenerys, soprattutto i loro alleati del Nord, coloro che avevano incoronato Snow come loro Re, sono delusi dal fatto che Jon abbia rinunciato al suo regno piegando il ginocchio davanti alla figlia del Re Folle. L’ottava stagione comincia così, con il buon Jon che cerca di respingere i dissapori di chi aveva giurato fedeltà al Re del Nord.

Per il resto c’è una rimpatriata niente male, Snow ritrova Bran (“Sei vivo!” “Più o meno”, perché Bran in un certo senso è morto per poi rinascere come Corvo con Tre Occhi), Sansa e Arya (che gli ricorda l’importanza della famiglia). Quest’ultima incontra di nuovo il suo amico Gendry (il figlio illegittimo di Robert Baratheon, se la prima stagione vi dice ancora qualcosa, al quale chiede di forgiare un’arma particolare) e soprattutto il Mastino, con cui si scambia insulti affettuosi. Tyrion ritrova Sansa, che non vedeva dai tempi della morte di Joeffrey: Sansa è delusa dal fatto che Tyrion possa davvero credere che sua sorella Cersei abbia intenzione di rispettare la tregua: “Ti ritenevo una delle persone più argute che conoscevo, una volta”.

Una delle scene più intense di questo primo episodio vede Jon volare insieme a Daenerys sulla groppa di un drago, un battesimo del volo che da un lato fa quasi ridere, dall’altro è pienamente simbolica: anche i draghi sembrano riconoscere Jon come l’erede dei Targaryen, ma su questo punto torneremo tra poco. Jon e Daenerys sembrano innamorati come non mai (nonostante un drago gelosone), ma a breve saranno costretti a fronteggiare la realtà (cioè che sono zia e nipote, ma questa discussione probabilmente la vedremo nella prossima puntata).

In tutto ciò, lontano dal Nord, ad Approdo del Re la regina Cersei accoglie l’arroganza di Euron Greyjoy, che essendosi alleato a lei adesso vuole raccogliere la sua ricompensa, cioè finire nel letto della Regina. Cersei non è proprio entusiasta (“Se vuoi una puttana puoi comprartela, una Regina te la devi guadagnare”), però per evitare di irritare l’unico suo alleato alla fine lo accoglie nelle sue stanze, fingendosi compiaciuta per la sua insolenza (certo che questo neanche un elefante s’è portato, e che cavolo!). Nel frattempo Bronn viene ricoperto d’oro per uccidere Jamie e Tyrion al loro eventuale e improbabile ritorno: dovrà ucciderli con una balestra (riferimento all’arma usata da Tyrion per giustiziare suo padre): tuttavia le intenzioni di Bronn, che non può rifiutare, non sembrano del tutto chiare (“Una vera famiglia del cazzo”, è il massimo che afferma). Sempre ad Approdo del Re Theon cerca di riscattarsi e salva sua sorella Yara dalla nave di Euron, per poi salpare al suo fianco verso le Isole di Ferro. Qui Yara concede a Theon il permesso di andare a Grande Inverno per combattere al fianco degli Stark, dove sono certo che riscatterà tutte le cazzate fatte fino alla scorsa stagione morendo da eroe (anche perché ormai è sopravvissuto pure troppo).

Tornando a Grande Inverno, dove tutti sono impegnati a forgiare armi con il vetro di drago (unico materiale utile per uccidere un non-morto), vediamo Ser Davos proporre a Varys una soluzione per far sì che il Nord accetti Daenerys: Jon e la Regina dei Draghi dovrebbero sposarsi (ma da queste parti i matrimoni sono sempre un po’ complicati, come sappiamo). Intanto il piccolo Lord di Casa Umber, che era stato mandato da Sansa a richiamare la sua gente a Grande Inverno, viene trovato impalato ad un muro, segno che l’esercito dei Morti sta arrivando: lo scoprono i Nightwatch, appena riunitosi ai Bruti di Tormund (“Non avvicinatevi, ha gli occhi azzurri!”, “Ho sempre avuto gli occhi azzurri!”, riferendosi all’iride dei non-morti). I due piccoli eserciti stanno tornando verso Winterfell, richiamati dai corvi mandati da Jon.

Il gran finale, prima della rimpatriata tra Jamie e l’inquietante Bran, che non si vedono dalla prima puntata della prima stagione, quando Jamie aveva lanciato Bran già dalla torre (causando la sua invalidità), vede riuniti Sam e Jon. Sam è in lacrime, Daenerys infatti gli ha appena comunicato di aver sterminato la sua famiglia, rea di non averla riconosciuta come Regina. Sam, spinto da Brann, deve dire a Jon la verità sui suoi genitori. I due si abbracciano come fratelli, ma Jon capisce subito che in Sam c’è qualcosa che non va: il buon Tarly confessa all’amico ciò che è stato fatto ai suoi genitori, dicendogli che lui non si sarebbe mai comportato così, che è lui che dovrebbe essere Re (praticamente Sam gliela butta così, sul vago andante). Jon riafferma che non è più il Re del Nord al che Sam non può che dirgli tutta la verità, che è un Targaryen e che Ned Stark aveva promesso a sua sorella Lyanna di proteggerlo, nascondendo a tutti la sua vera identità: “Sei tu l’erede legittimo al trono!”. Jon ovviamente accoglie questa affermazione come si può accogliere un macigno tra capo e collo: di mezzo non c’è solo la responsabilità, ma anche il fatto che la donna che ama è sua zia. Il problema adesso però è uno: come dirglielo a Daenerys?? Lo sapremo lunedì prossimo.

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