Recensione “Joker” (2019)

Anche in una macchina perfettamente oliata, la rottura di un ingranaggio può provocare gravi disastri. Se poi quella macchina è la società in cui viviamo, la follia di uno dei suoi ingranaggi può allora destabilizzare l’intero sistema: secondo la Treccani infatti la società è un “Insieme di uomini organizzato sulla base di un sistema più o meno strutturato di rapporti naturali, economici, culturali, politici”. Ma cosa succede se i rapporti sono sbilanciati, crudeli, oppressivi?

Arthur Fleck è un aspirante comico, vive con la madre malata e ha un curioso disturbo della personalità che lo induce a ridere in maniera incontrollata nelle situazioni più inopportune. Il suo idolo più grande è il comico Murray Franklin, che ha uno show tutto suo in tv al quale Arthur sogna di poter partecipare. Ingranaggio impazzito all’interno di una società che lo esclude da ogni suo processo, Arthur percorre ogni giorno, passo dopo passo, una lenta discesa nei labirinti della follia.

Sarebbe anche troppo facile puntare il dito contro la società (un atto d’accusa che nel film è sottolineato anche dalla proiezione di “Tempi Moderni” di Chaplin), accusandola di essere l’elemento scatenante della follia di Joker, ma in fondo a generare mostri è il sonno della ragione: la fantasia è alla base di tutte le creazioni, ma se questa è lasciata delirare in maniera incontrollata, senza il supporto della ragione, condurrà ai mostri e al caos. I mostri, infatti, simboleggiano proprio quelle forme e quei processi mentali che, relegati negli abissi del subconscio, dopo il sonno della ragione hanno potuto finalmente palesarsi: l’uomo (Arthur?), in questo modo, non è oppresso da forze esterne, bensì è in conflitto con se stesso, travagliato da queste orribili visioni scaturite dalla sua anima.

Joaquin Phoenix, dimagrito all’inverosimile, carica sulle spalle ossute del suo personaggio tutto il talento di una carriera che oggi, con questo film, raggiunge probabilmente il suo apice dal punto di vista interpretativo. Il suo Arthur Fleck è una variazione sul tema del pagliaccio folle che scalfisce addirittura il mito dei vari Jack Nicholson e Heath Ledger, in una pellicola che, seppur figlia di un universo cinematografico fumettistico, ha nella profondità caratteriale del suo antieroe e nella sua cruda messa in scena i tratti caratteristici del cinema d’autore statunitense, da Sidney Lumet (per lo sguardo sofferto e impietoso su una società in piena decadenza morale) a, soprattutto, Martin Scorsese (i riferimenti nei confronti di “Re per una notte”, al di là della presenza di Robert De Niro, sono molteplici oltre che palesi). “Joker” di Todd Phillips è un film sofferto e sofferente, perfettamente coerente a ciò che intende raccontare e, quel che meglio (o peggio), rende condivisibile il senso di una follia che non dovrebbe avere diritto di esistere. Eppure esiste, eccome, e sta per arrivare nei nostri cinema. Fate un bel sorriso e non perdetevela.

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