Capitolo 298

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L’estate non sembra volersi arrendere. Sarà per questo che non sono ancora tornato a vivere il cinema a pieno regime, che è il motivo per cui è da un po’ che non pubblico recensioni. In compenso sto comunque guardando molti film, sono super preso da una serie tv (come vi ho già anticipato nel capitolo precedente) e aspetto un po’ di frescura autunnale per riprendere in mano la vita da cinefilo.

Sto pensando di finirla qui (2020): Quando sai che stai per vedere un film di Charlie Kaufman, sai già che stai per andare incontro a qualcosa di totalmente fuori dall’ordinario. Questo suo ultimo lavoro è eccezionale nelle intenzioni, un po’ meno nella realizzazione. Neanche si può dire troppo senza spoilerare, quindi mi limito ad accennare che, da quel che sembra (!), è la storia di una ragazza che sta andando con il suo nuovo fidanzato, di cui non è neanche troppo convinta, a cena dai genitori di lui. Fino a qui il film sembra quasi lineare, poi succede un po’ di tutto, tra atmosfere lynchiane (l’inquietante Toni Collette, il chiosco di gelato in mezzo alla tormenta…) e una risoluzione alquanto spiazzante. Andrebbe rivisto una seconda volta per apprezzarlo pienamente, ma lascio a voi questa incombenza. Affascinante, ma il buon Charlie ha fatto di meglio.

The Social Dilemma (2020): Documentario molto interessante sull’impatto dei social network sulla nostra società, tramite le interviste a ex funzionari delle varie aziende, da Facebook a Instagram, passando per molte altre. Niente di nuovo per quanto riguarda la parte dedicata agli annunci personalizzati e al coinvolgimento dell’utente, molto interessante invece sulla questione fake news e sulle inquietanti prospettive future (guerra civile e società al collasso). Mi è rimasto molto impresso ciò che dice l’inventore del Like di Facebook, non sono le parole esatte ma il concetto è questo: “Ho inventato il Like ritenendola una cosa simpatica, non avrei mai previsto che alcuni giovani sarebbero caduti in depressione per i pochi like ricevuti”. Il punto è che i social hanno dato voce a qualunque falsità, senza alcun controllo, che ha contribuito all’elezione di sovranisti e populisti imbarazzanti come Trump negli Stati Uniti o Bolsonaro in Brasile. I social sono uno strumento bellissimo in sé, ma sono stati utilizzati male e controllati peggio. Come diceva Giovenale, ripreso poi da Watchmen: “Quis custodiet ipsos custodes?”.

Baciami, stupido (1964): Quando non sai cosa vedere, un film di Billy Wilder è sempre una buona idea. C’è una foto dell’epoca, scattata del grande Joel Meyerowitz, che ritrae una coppia che si bacia sotto il cinema che proietta questo film: un’immagine iconica che mi ha sempre lasciato il desiderio di vedere la pellicola. Remake di un film di Mario Camerini del 1952 (“Moglie per una notte”), a sua volta tratto da una piece teatrale italiana del decennio precedente, si tratta della classica commedia degli equivoci, con una Kim Novak scatenata, ben lontana dall’eterea protagonista hitchockiana di sei anni prima. In un piccolo paesino del Nevada un maestro di pianoforte e il suo amico meccanico, tramite un sotterfugio, costringono un celebre cantante a fermarsi in città per la notte: il maestro scambierà sua moglie con una donna di facili costumi per convincere la star a comprare le canzoni scritte dall’uomo e dal suo compare, ma ovviamente accadrà una serie di disastri più o meno prevedibili. Funziona tutto come deve funzionare, resta il rimpianto di non aver visto Peter Sellers nei panni del protagonista Ray Waltson (Sellers dovette rinunciare alla parte a causa di problemi cardiaci).

The Blair Witch Project (1999): Andando a memoria è stato il secondo hype cinematografico della mia vita, dopo “Tartarughe Ninja alla Riscossa”. Nei mesi precedenti all’uscita del film in sala già avevo studiato tutto, mi ero comprato un libro dalla Ricordi con tutti i documenti “ritrovati” e la storia della strega di Blair, ritagliavo articoli di giornale e cose del genere. Al cinema mi piacque da impazzire, a tal punto da tornare nuovamente a vederlo, nonostante la sala del Galaxy di Primavalle brulicasse di odiosi adolescenti che ridevano, prendevano in giro i personaggi o lasciavano il cinema a metà proiezione. Era la prima volta che vedevo qualcosa che mi metteva così tanta angoscia senza mostrare praticamente nulla ed ero un po’ spaventato all’idea di rivederlo oggi perché temevo che lo avrei trovato estremamente invecchiato. In realtà è ancora un film valido, certo, non c’è più quel terrore ancestrale di trovarsi nel bosco insieme ai protagonisti (ai tempi reso ancor più forte nel buio della sala cinematografica), ma mi sono divertito, ammirato da un’idea tanto semplice e così redditizia.

SERIE TV: Niente di nuovo sul fronte occidentale, almeno rispetto alla settimana scorsa. All’ora di pranzo guardo Happy Days, dove ormai siamo arrivati alla quinta stagione: sì, è la stagione che si apre con l’indimenticabile salto dello squalo da parte di Fonzie, una scena che diventò tristemente famosa come simbolo del declino della serie, coniando l’espressione “Jumping the shark”, oggi riconducibile al punto in cui una serie tv non ha più niente da dire. Il venerdì, prima di Propaganda Live, l’appuntamento è fisso con il nuovo episodio di The Boys, che sta entrando nel vivo e si sta facendo sempre più interessante: per ora una seconda stagione all’altezza della prima. Il resto della settimana, in qualunque momento libero, continuo con la mia droga di stagione, The West Wing, dove sono arrivato a metà della seconda stagione e si sta facendo sempre più appassionante: alcune puntate sono davvero una goduria assoluta, sono talmente affascinato da questo staff di persone al lavoro che vorrei essere amico loro, suggerire idee, essere parte di qualcosa di così grande. Invece mi tocca scrivere su sto blog. Autumn is coming.

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