Capitolo 297

Settembre è arrivato e con esso la nuova stagione (“Sono stufa di sentir parlare di queste stramaledette stagioni, nella vita reale si chiamano anni, sai, da gennaio a dicembre!” “Non per tutti è così”). Mentre scrivo si sta svolgendo il Festival di Venezia che mai come quest’anno sto seguendo con molto distacco e per la prima volta non sono neanche sicuro che sarò presente alla Festa del Cinema di Roma a ottobre: vediamo se l’emergenza Covid lo permetterà e soprattutto, visto la necessaria riduzione di posti, vediamo se confermeranno il mio accredito (anche se sarebbe un peccato mancare per la prima volta dopo 14 anni). In questo capitolo una marea di film anni 70 e soprattutto ho ripreso a guardare le serie tv: ce ne sono ben due che mi stanno appassionando.

I Guerrieri della Notte (1979): Quest’estate, nella mia ultima serata a Monopoli, uno dei temi principali è stato The Warriors (non sto qui a spiegarvi i motivi): è uno dei film che amo di più in assoluto, conosco moltissime battute a memoria e mi ha sempre affascinato, sin dalla prima volta che l’ho visto. Tanti anni fa a New York mi imbarcai in un lungo viaggio in metropolitana solo per raggiungere Coney Island e camminare nella tana dei Guerrieri, tanto per fare un esempio. Ho scoperto però recentemente che la storia del film è stata ispirata dall’Anabasi di Senofonte, in cui un’armata di soldati greci si trova a dover raggiungere un porto sicuro dopo essersi ritrovata improvvisamente in un territorio ricco di insidie. Non sto qui a parlare del film come vedete perché do praticamente per scontato che lo abbiate visto tutti, se non l’avete fatto credo davvero che dovreste rimediare.

Driver (1978): A proposito di Walter Hill, conosco “The Warriors” a menadito e non avevo mai visto un altro dei suoi film più celebri, che una trentina d’anni dopo avrebbe ispirato Refn per il suo meraviglioso “Drive”. Ryan O’Neal (indimenticabile Barry Lyndon) è una sorta di autista freelance per colpi criminali e rapine: sulle sue tracce c’è il poliziotto Bruce Dern, deciso come non mai a incastrarlo. Le scene di inseguimento, che solitamente mi annoiano un po’, qui sono assolutamente eccitanti e strepitose, soltanto l’incipit del film è un gioiello da consegnare alla storia del cinema. In tutto ciò, come non bastasse, c’è anche Isabelle Adjani: film bellissimo.

American Graffiti (1973): Come vi dirò dopo sto rivedendo “Happy Days”, il mitico telefilm figlio di questo indimenticabile capolavoro di George Lucas. Rivedere “American Graffiti” è stato dunque inevitabile, un film al quale sono davvero molto legato. Tanti anni fa dopo la laurea triennale stavo decidendo se andare a studiare a Bologna per la Magistrale o restare a farla a Roma: nel mezzo di tutti questi dubbi mi capitò tra le mani questo film, dove Ron Howard e Richard Dreyfuss passano la notte in giro nel tentativo di capire cosa fare della propria vita, se restare nella loro città o andare a studiare fuori: fu illuminante (spoiler: sono andato a Bologna per due giorni e poi ho deciso di restare a studiare a Roma). Colonna sonora da urlo: praticamente un libro di testo sul rock n roll di fine anni 50.

Picnic a Hanging Rock (1975): Non ringrazieremo mai abbastanza Peter Weir per aver girato “The Truman Show” e soprattutto “L’attimo fuggente”. Mi sarebbe piaciuto ringraziarlo anche per questo film, che in fondo mi è piaciuto, ma che talvolta mi è sembrato lezioso, affettato, con eccessivi tempi morti. Durante una gita scolastica, tre ragazze di un collegio di inizio 900 (e in seguito la loro insegnante di scienze) salgono verso la sommità di alcune rocce vulcaniche. Soltanto una di loro viene ritrovata nove giorni dopo, ferita e senza memoria. Cosa sarà successo? L’atmosfera funziona, ma Weir probabilmente non era il regista giusto a portare a casa il risultato (per esempio, è un film che avrei visto perfettamente in mano al Dario Argento di quegli anni). Nonostante tutto è un racconto talmente suggestivo che raggiunge pienamente la sufficienza.

Scuola di mostri (1987): Uno dei primi film che ho visto al cinema, credo. Ricordo di averlo visto nell’unico cinema di Conversano, in Puglia, durante le vacanze estive: avevo quasi 8 anni (il film in Italia uscì nel 1989) e ricordo di essermi fomentato come un pazzo: ai tempi ero davvero tanto affascinato dai mostri e dall’horror e vedere questo gruppo di ragazzini alle prese con Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, la Mummia e il Mostro della Laguna Nera fu davvero un’esperienza catartica. Il film purtroppo è invecchiato maluccio e visto oggi fa un po’ tenerezza pur restando un ottimo esempio di cinema per ragazzi anni 80 (tra l’altro l’attrice che fa la mamma del protagonista è la compianta Mary Ellen Trainor, ex moglie di Robert Zemeckis, e soprattutto la stessa attrice che fa la mamma di Mickey e Brandon nel più fortunato “I Goonies”). Sempre carino da rivedere, ma a volte è meglio preservare il ricordo dell’infanzia piuttosto che rivedere certe cose da grandi e scoprire che in realtà sono dei film non proprio eccezionali.

Quattro mosche di velluto grigio (1971): A proposito di Dario Argento, l’altro ieri era il suo compleanno e questo era praticamente l’unico suo film del secolo scorso che non avevo mai visto (insieme a “Le cinque giornate”, del 1973, che però è l’unico a non essere un thriller). Le atmosfere di Dario Argento negli anni 70 sono qualcosa di irripetibile, nonostante la mancanza di realismo e questo bizzarro fatto di mettere in scena sempre assassini onniscienti e praticamente onnipresenti. Ma chi se ne importa del realismo quando hai queste atmosfere, una regia così audace e soprattutto Bud Spencer! Come ha fatto Dario Argento a smettere di fare grandi film dopo gli anni 80 è un mistero grande quanto i suoi primi film, che peccato.

Blue Ruin (2013): Il regista Jeremy Saulnier dopo il suo primo film (“Murder Party”, del 2007) si stava arrendendo all’idea che non avrebbe mai avuto una carriera nel cinema. Grazie all’incoraggiamento dell’amico Macon Blair (il protagonista di questo film) decide di non arrendersi e realizza “Blue Ruin”, finanziato con risparmi di famiglia e una campagna su Kickstarter. La storia parte come un revenge movie quasi ordinario, ma ben presto capisci che va a parare da tutt’altra parte, fino ad un gran finale. Bel film, lo trovate su Prime Video.

SERIE TV: Nel capitolo scorso vi dicevo che non riuscivo più a guardare serie tv, che avevo bisogno di una pausa di riflessione, eccetera eccetera. L’aria di settembre ha risvegliato i vuoti della mia stanza (non è vero, ma avevo voglia di citare Battiato) e così mi sono messo di buona lena a vedere un po’ di roba. Prima però ci vuole un inciso: sul canale 49, Spike, tutti i giorni all’ora di pranzo trasmettono quattro puntate di Happy Days, che è uno dei miei telefilm preferiti in assoluto: in poche settimane sono già arrivati a metà della terza stagione e potete immaginare la mia sorpresa quando mi sono ritrovato a ricordare perfettamente alcune battute di Fonzie, uno dei grandi miti della mia adolescenza. A distanza di quarant’anni le vicende della famiglia Cunningham e dei suoi amici ancora divertono da morire, raccontando i lati più meravigliosi dell’adolescenza e le tante sfaccettature dell’amicizia, sempre con leggerezza e ottimo rock n roll di fondo. Ogni pausa pranzo ormai è diventata un viaggio a Milwaukee, “HEYYY!”. Parlando invece di roba più contemporanea, su Prime è arrivata la seconda stagione di The Boys, di cui apprezzo moltissimo l’uscita di una sola puntata a settimana: il finale della prima stagione mi aveva un po’ deluso (nonostante la serie mi fosse piaciuta), ma devo dire che i primi tre episodi della seconda stagione sono davvero molto buoni, stanno facendo un ottimo lavoro. Sempre su Prime ho cominciato a vedere West Wing, la celebre serie di Aaron Sorkin: l’altra volta vi avevo detto che avevo visto la prima puntata ma che per il momento non avevo grande voglia di continuarla, mentre poi invece ho visto anche la seconda e adesso non riesco più a far passare una giornata senza aver visto almeno due episodi: serie assolutamente meravigliosa, che mi ha restituito quella stupenda sensazione di coinvolgimento e dipendenza che solo i grandi show sono capaci di darci. Per fortuna questo capitolo è finito, così posso guardarmi un’altra puntata.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Anche io ogni giorno guardo Happy Days su Spike: grande tuffo nel passato perché lo guardavo sempre da piccola, ma come dici tu è divertente ancora oggi! Una delle poche cose che riesco a vedere coi bambini, che ogni volta che sentono la sigla iniziale cominciano a dire: “Speriamo che sia l’episodio con Mork!!”

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    1. AlessioT ha detto:

      Eheh bellissimo, manca ancora un po’ però: se ricordo bene quell’episodio era nella quinta stagione e in tv siamo ancora a metà della terza, all’incirca 🙂

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Eh ma hanno già ricominciato dall’inizio almeno una volta, infatti l’episodio con Mork (anzi in realtà ce ne sono due) lo abbiamo visto qualche settimana fa. Però è una bella lotta, alla stessa ora su Rete4 c’è la mia amatissima Signora in Giallo…

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    1. AlessioT ha detto:

      Ah sì, davvero? Me lo sono perso! Comunque complimenti, guardare Happy Days è davvero un ottimo modo di crescere i figli! 🙂
      Mitica La Signora in Giallo, ma ci sono tutti gli episodi su Prime se non sbaglio 🙂

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