Capitolo 318

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Dieci giorni fa tornavo più o meno allegramente (…) a Roma, pronto a premere nuovamente il tasto play sulla mia vita (da cinefilo e non solo) e sulle mie abitudini, dopo due invidiabili mesi di mare, panzerotti, pollo e telelavoro in quel di Monopoli, la mia seconda casa. Non è un caso se ho già avuto modo di vedere più film questa settimana (tra cui una anteprima) che nei due mesi pugliesi messi insieme. Buon inizio di stagione 2021/22 a tutti e a tutte voi, diamoci da fare ché sarà un anno bello intenso.

L’anno scorso a Marienbad (1961): Una serata teatrale organizzata in un imponente albergo di lusso si trasforma, per una giovane donna, in un viaggio nella memoria. Il “grande, irreprensibile Albertazzi” (cit.) insiste di averla conosciuta l’anno precedente a Marienbad e di essere stato il suo amante, ma lei non se lo ricorda (devo dire che questa tecnica di rimorchio non l’ho mai provata). Leone d’Oro a Venezia, il film di Alain Resnais è strabiliante per l’uso della fotografia e per alcune audaci idee di montaggio, ma si perde troppo in flashback continui, inoltre i pochi dialoghi e la staticità dei protagonisti lo rendono un film parecchio ostico. Memorabili le scene con il gioco dei fiammiferi, che sembrano uscite da un incubo di David Lynch. Un consiglio spassionato per la Pro Loco di Marienbad, in Repubblica Ceca: non usate questo film per attirare turisti.

Greener Grass (2019): In un sobborgo borghese, ovviamente negli Stati Uniti, le famiglie che ci abitano vivono una vita apparentemente perfetta: impeccabili nel vestiario rigorosamente a tinte pastello, hanno tutti l’apparecchio ai denti e sono tutti gentilissimi tra di loro, a tal punto da regalare un neonato alla vicina che lo ha trovato “so cute”. Sembra una lunga puntata di Black Mirror, con i suoi pro e i suoi contro, a tratti affascina in maniera quasi morbosa perché non sai mai cosa aspettarti dalla scena successiva, ma è talmente grottesco e surreale da renderlo un enorme WTF (esempio: una tizia si mette un pallone da calcio sotto il vestito e annuncia di essere incinta, alla “nascita” il pallone sarà effettivamente trattato come un figlio, oppure un personaggio del film si trasforma in un cane e viene accettato come tale). Dietro c’è ovviamente una critica all’ipocrisia della borghesia statunitense e a tratti funziona anche bene, ma è davvero troppo illogico per convincere fino in fondo. Senza dubbio la cosa più nonsense e assurda vista nel 2021.

C’era una volta a… Hollywood (2019): Al mio ritorno a Roma ho dato un’occhiata alle novità del catalogo Netflix e quando ho visto che c’era l’ultimo film di Quentin Tarantino non ho resistito alla tentazione di vederlo per la terza volta. So che ha diviso molto il pubblico ma per me resta uno dei suoi film più belli e senza dubbio lo metto nella mia personale Top5 dei migliori film di Tarantino. Non aggiungo dettagli su trama e altro perché immagino lo abbiate visto, a me non stanca davvero mai e lo vedrò sicuramente molte altre volte in futuro. Uno dei film più belli visti in questi anni, per quanto mi riguarda.

Il sapore della vittoria (2000): Molti di voi ricorderanno a memoria la data di quando hanno visto al cinema un certo film, ne sono sicuro, e tra i tanti che ricordo io c’è questo bellissimo film di Boaz Yakin (che per la cronaca ho visto al cinema il 13 aprile 2001). Si tratta della vera storia dei Titans, squadra di football di un liceo della Virginia che nel 1971 aveva appena aperto le classi anche ai ragazzi afroamericani. Le tensioni razziali sono costanti e anche violente, lo spogliatoio della squadra è un caos: soltanto la mano ferma di Denzel Washington, chiamato ad allenare la neonata formazione mista, potrà regalare alla comunità un esempio da seguire e allo sport la leggenda di una squadra straordinaria. La storia è, come ci si può aspettare da un film targato Disney, piena di buoni sentimenti ed emozioni a buon mercato, ma mi è sempre piaciuta moltissimo. Da segnalare un cast di buon livello con un giovanissimo Ryan Gosling, Turk di Scrubs (prima di essere Turk di Scrubs) e i veterani Denzel Washington e Will Patton. Colonna sonora da urlo: mi ha fatto conoscere i Creedence ancor prima di Lebowski.

A Day (2017): Buon film sudcoreano uscito al cinema proprio questo weekend. L’idea di base non è originalissima: un uomo (anzi due) è incastrato in un loop temporale e rivive costantemente l’incidente in cui sua figlia perde la vita, non riuscendo mai a trovare un modo per evitarlo. Nello stesso incidente muore anche la moglie di un paramedico, anch’egli intrappolato in questo loop che si ripete continuamente. I due uniranno le forze per scoprire cosa c’è dietro a questo incidente all’apparenza inevitabile e al segreto che li lega. Nonostante l’idea trita il film tiene bene il ritmo e funziona, quasi come un videogame in cui il personaggio è chiamato costantemente a riprovare uno schema fino alla soluzione. Film d’esordio per Cho Sun-ho, ma per come tiene sembra ci sia dietro un veterano. Non male.

A Classic Horror Story (2021): Già dal titolo si può intuire come quello che vedremo sarà un’accozzaglia di citazioni dai classici, vecchi e moderni, dei film horror. C’è la casa sperduta nel bosco, c’è la setta contadina assetata di sangue, c’è una protagonista all’apparenza fragile che poi diventa Lady Vendetta e molto altro. Il tentativo italiano di realizzare un film di genere è apprezzabile e la totale assenza di jump scares è senza dubbio un punto a suo favore: il pro è che le atmosfere e l’idea finale sono parecchio interessanti, i contro sono la color correction tipica dei prodotti Netflix (avete rotto il cazzo, ndr), la totale assenza di scene paurose (anche quelle più truci in realtà si guardano con distacco e leggerezza) e una recitazione non proprio credibilissima. Ma De Feo e Strippoli meritano una pacca sulla spalla, hanno provato a fare qualcosa di (più o meno) diverso nel panorama cinematografico italiano ed è giusto dare il nostro incoraggiamento.

SERIE TV: Tornato a Roma mi è venuta incredibilmente voglia di vedere una serie tv: i miracoli dei cartelli “chiuso per ferie” della Garbatella. Incuriosito da qualche cosa letta qua e là ho visto i tre episodi iniziali della nuova serie Nine Perfect Strangers, con Nicole Kidman (su Prime Video). Nove sconosciuti si ritrovano, per motivi diversi, a condividere un’esperienza presso un lussuoso quanto misterioso centro benessere immerso in una foresta. Ci sono, tra gli altri, l’ex giocatore di football Bobby Cannavale, il logorroico padre di famiglia Michael Shannon e la scrittrice in crisi Melissa McCarthy, tutti alla ricerca di qualcosa che hanno perso. Nicole Kidman invece è il guru alla guida del centro. La storia è intrigante, per carità, c’è una sorta di senso del pericolo che aleggia costantemente sui personaggi, ma dopo tre episodi succede veramente ben poco. Sono curioso di vedere dove andrà a parare, ma per il momento è un grosso nì. Oggi tra l’altro esce un nuovo episodio, speriamo che ci sia qualche bel passo avanti.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Guglielmo Latini ha detto:

    Curioso di “A Classic Horror Story”, ne ho sentito parlare bene, e condivido il giudizio su “Nine Perfect Strangers” che dopo tre episodi non mette grande voglia di vedere i successivi. “C’era una volta a… Hollywood” mi do un po’ di tempo per rivederlo e capire se ho cambiato idea 🙂 Applausi per la recensione di Marienbad 😀

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    1. AlessioT ha detto:

      Ahah sapevo avresti apprezzato il punto di vista su Resnais…

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  2. Giampaolo ha detto:

    “L’anno scorso a Marienbad” l’ho visto una volta credo nel 2013-2014. È un film pesante, e non so a quante persone in tutto il mondo possa piacere. In effetti anche a me era piaciuta la partita con i fiammiferi. “Il sapore della vittoria” lo vidi in tv e ne ho un buon ricordo.
    L’ultima opera di Tarantino e gli altri film non li ho visti. Ciao!

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  3. Sam Simon ha detto:

    E ora mi sono apountato A Day e A Classic Horror Story, grazie! :–)

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    1. AlessioT ha detto:

      Fammi sapere 😉

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Ho visto L’anno scorso a Marienbad ad un corso di cinema ma l’ho trovato terribilmente noioso e difficile da seguire.

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    1. AlessioT ha detto:

      Tostissimo sì

      "Mi piace"

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