Capitolo 322

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Ben sette film in questo capitolo, che segna anche, dopo parecchi mesi, il mio ritorno al cinema da spettatore pagante (da dopo l’estate vi ero stato solo per anteprime e festival). Sono anche le mie ultime ore a Roma fino a martedì sera, sono infatti in procinto di tornare nella variopinta Barcellona a distanza di 13 anni dalla prima volta, ed è anche per questo che era arrivato il momento di tirare una linea e sfornare un nuovo capitolo. C’è un po’ di tutto, da Sorrentino ad un film francese che in realtà era norvegese (di entrambi ho già parlato in maniera approfondita nelle recensioni dedicate), da un rewatch necessario prima del viaggio a due film di metà anni 90 totalmente diversi l’uno dall’altro. Andiamo a scoprire cosa ho visto negli ultimi tempi, buona lettura.

Demoni (1985): Già da qualche anno Dario Argento, che da oltre un decennio era ormai diventato un’istituzione, si stava interessando alla produzione quando incappò in questo progetto di Lamberto Bava. Vagamente ispirato da “Zombi” di Romero, in questo film i protagonisti devono difendersi da un attacco di morti viventi mentre sono chiusi in un cinema a guardare la misteriosa anteprima di un film horror. A distanza di tanti anni è inevitabilmente invecchiato, ma si fa ancora valere per l’ambientazione e per alcune belle trovate: con un po’ più di cura in fase di scrittura sarebbe potuto essere un film strepitoso. Mi è piaciuto rivederlo durante una notte tempestosa, con pioggia e lampi.
“Ricordami che se sopravviverò non dovrò più accettare biglietti gratis per venire al cinema!”

La persona peggiore del mondo (2021): Normalmente quando ricevo l’invito per l’anteprima di un film do uno sguardo al trailer per capire se è qualcosa che mi possa piacere. Mi sono bastati 20 secondi per convincermi (ovvero quando parte la bellissima “I Said Goodbye To Me” di Harry Nilsson) e, vai a capire perché, mi sono convinto che si trattasse di un film francese. Arrivo al cinema, entro in sala e poco dopo c’è Nanni Moretti che intervista l’attrice (vincitrice della Palma d’Oro a Cannes). Penso: “Che curioso, una francese che parla inglese senza alcun accento”. Poi Nanni la saluta, “Ciao Renate”, e mi stranisco perché non ho mai sentito il nome francese Renate. Il film dunque comincia: siamo a Oslo e parlano tutti in norvegese. Penso, “beh ora lei parte per fare l’università tipo a Parigi, sarà una co-produzione”. Spoiler: il film è norvegese, l’attrice pure. Resto un po’ deluso e mi sento pure in colpa per aver portato al cinema un’amica vendendole il film come francese, anche se alla fine posso dire che è comunque molto bello, magari a tratti un po’ didascalico, ma splendidamente trascinato da una Renate Reinsve strepitosa, che interpreta uno di quei personaggi che vorrei avere intorno nella vita. Oh, comunque il nome Renate non è francese, avevo ragione!
“Sono sicuro che ricordo cose di te che tu stessa non ricordi”

Kids (1995): Quest’estate stavo parlando di cinema davanti a una birra con un amico che non vedevo da un annetto. Mi fa: “Se non lo hai visto, vediti Kids”. Io dico di no, che neanche lo conosco e lui lapidario ribatte: “Vediti Kids”. Qualche mese dopo, dunque, ho visto Kids. Il film è di Larry Clark, fotografo celebre per il crudissimo progetto (e poi libro) “Tulsa” (realizzato dopo aver frequentato per 8 anni un gruppo di tossici), qui al suo esordio dietro la macchina da presa. Clark mette insieme un manipolo di attori non professionisti (tra cui le esordienti Chloe Sevigny e Rosario Dawson) e li fa parlare per tutto il tempo di sesso, in un periodo in cui il temuto HIV era sulla bocca di tutti. Il protagonista, noto per andare quasi sempre con ragazze vergini, è in cerca di nuove conquiste, mentre Chloe Sevigny, che è stata a letto con un ragazzo solo una volta (e proprio con lui), scopre di aver contratto l’AIDS. Il film alterna la sua odissea per New York alla ricerca di questo ragazzo alle scorribande di questa “allegra” comitiva allo sbando, del tutto ignara delle conseguenze delle proprie azioni. Film tostissimo, ma davvero bello (lo sceneggiatore tra l’altro è Harmony Korine).
“C’è differenza tra fare l’amore, fare sesso e scopare”

È stata la mano di Dio (2021): Da quanto tempo aspettavo il nuovo film di Paolo Sorrentino! Per un’ora abbondante rasenta il capolavoro, poi perde un po’ di colpi nella seconda parte, pur restando un bellissimo film. La storia, come è risaputo, omaggia i ricordi e l’adolescenza dello stesso regista, a partire dalla calda estate del 1984 quando tutta Napoli era in fermento per il più clamoroso rumour di calciomercato della storia: il possibile arrivo di Diego Maradona nel club partenopeo. Il giovane Fabietto cerca un posto nel mondo, protetto dal calore di una vivace famiglia allargata (dove spicca la favolosa Luisa Ranieri: personaggio indimenticabile il suo, non solo per motivi estetici). Napoli è probabilmente la città per eccellenza quando si parla di “personaggi” ed è per questo che il film appare credibile in ogni istante. Bellissimo, penso proprio che lo rivedrò di nuovo.
“La realtà non mi piace più: la realtà è scadente”

Qualcosa di personale (1996): La meravigliosa e ambiziosa Michelle Pfeiffer cerca lavoro in un network dove guadagna la fiducia di Robert Redford il quale, nonostante la ragazza debba imparare i segreti del mestiere, pensa che sia perfetta come volto televisivo (e ti credo, è Michelle Pfeiffer!). Il film è piuttosto gradevole quando sfocia nel giornalismo, mentre è piuttosto melenso quando si concentra sulla trama sentimentale. Robert Redford però è talmente magnetico che renderebbe interessante anche il filmino delle vacanze a Cortina della famiglia Spaghettoni. Il finale purtroppo calca esageratamente la mano e rovina tutto ciò che di buono aveva fatto fino a quel momento.
“Quando noi non siamo insieme…” “…Non funziona più niente”

The French Dispatch (2021): Ho sempre amato moltissimo Wes Anderson, anche se mi rendo conto che, andando avanti negli anni, trovo sempre meno interessanti i film del regista texano. Questo lo aspettavo moltissimo sia perché mi affascina tutto ciò che riguarda le redazioni giornalistiche sia perché è ambientato nella Francia del secolo scorso, cosa per cui anni fa avrei sbavato su ogni frame. La scenografia è spaventosamente bella, tutto è curato come sempre nel minimo dettaglio, le simmetrie ti consolano perché da Wes Anderson ti aspetti solo inquadrature rassicuranti e insomma, tutto è confezionato alla perfezione (basti vedere la lista pressoché infinita di carpentieri, decoratori e addetti alla scenografia sui titoli di coda). Tolto tutto questo però, cosa resta di “The French Dispatch”? Una raccolta di episodi mai davvero divertenti o coinvolgenti fino in fondo, Lea Seydoux bella come non mai e un esilarante inseguimento fatto a cartone. Bello, però stavolta mi sembra un po’ poco.
“Non piangere nel mio ufficio!”

L’appartamento spagnolo (2002): Domattina parto per Barcellona e così mi è sembrato pressoché naturale rivedere uno dei cult movie della mia post-adolescenza, il film che mi ha fatto talmente andare in fissa per l’Erasmus che pochi anni dopo avrei trascorso interi anni accademici (e successivi viaggi) in compagnia di studenti stranieri, ma questa è un’altra storia. Romain Duris è uno studente francese di economia in Erasmus a Barcellona, finisce in una casa di pazzi e succedono le classiche cose che capitano a chi ha vissuto gli anni universitari con leggerezza: feste, bar, amici, cotte, sbronze e via dicendo. Fosse stato un film statunitense sarebbe stata la solita solfa demenziale in stile “American Pie”, Klapisch invece è un autore squisito e gira il film in maniera impeccabile, con una scrittura per niente stupida e alcune trovate di regia notevoli. Poi in colonna sonora ci infila “No Surprises” dei Radiohead e “Aerodynamic” dei Daft Punk ed ecco spiegato come è stato facile conquistarmi (c’è anche Kelly Reilly prima di diventare una bonazza). Amo questo film e nei prossimi giorni andrò senza dubbio alla fermata della metro Urquinaona per omaggiarlo. Che ricordi l’Erasmus, che tempi. Mamma mia.
“Sono francese, spagnolo, inglese, danese. Non sono uno, ma una moltitudine. Sono come l’europa. Sono tutto questo. Sono il caos”

SERIE TV: Ovviamente ho immediatamente scolato tutta d’un fiato Strappare lungo i bordi, la serie Netflix di Zerocalcare che mi è sembrata pressoché perfetta: in alcuni momenti ho riso a crepapelle e in altri sono rimasto ghiacciato dalla meravigliosa sensibilità del fumettista di Rebibbia di fronte ad eventi più grandi di noi (ma non è una sorpresa, basta leggere anche solo “Kobane Calling” per sapere che con lui si ride mentre ti commuovi). Insomma vedetela immediatamente perché è qualcosa che non capita tutti i giorni in tv. Per il resto mi manca un solo episodio alla fine della prima stagione di Fondazione ma, a dispetto della prima puntata che mi era piaciuta molto, più vado avanti e meno sento il bisogno di vedere la puntata successiva: portare sullo schermo il capolavoro di Asimov è forse troppo, troppo complicato. Ovviamente prosegue il mio appuntamento notturno con Seinfeld, ho cominciato da poco la sesta stagione e ormai non posso andare a dormire senza vedere almeno una puntata (almeno finché sono in Italia).

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