Capitolo 358: Impressioni Cinematografiche di Settembre


La nuova annata è ufficialmente partita, con la chiusura della Mostra di Venezia (che hype per Povere Creature di Lanthimos!) e un discreto calo delle temperature, anche se l’estate appare piuttosto determinata a rendere il suo colpo di coda più lungo e fastidioso di quanto mi aspettassi. Ci sono i cinema però, con l’aria condizionata e soprattutto la possibilità per un’altra settimana di poter vedere film italiani ed europei a soli 3,50€. Che annata sarà lo capiremo meglio tra una decina di mesi, nel frattempo però posso constatare con moderata gioia di aver già visto più film rispetto all’anno scorso, a parità di date (grazie Letterboxd). Lo so, non è su questo che dovrebbe soffermarsi un adulto responsabile, ma la vita reale offre meno possibilità di soddisfazioni innocue come questa. Ad ogni modo: Buon 2023/24, miei cari affezionati e mie care affezionate!

Tutti lo sanno (2018): Dopo la sortita francese con Il Passato, del 2013, cinque anni più tardi Asghar Farhadi si sposta in Spagna, mettendo insieme probabilmente il meglio che c’è a disposizione in lingua spagnola: Penelope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darin. La splendida Penelope, emigrata in Argentina tanti anni prima, torna nel suo paesino natio (non lontano da Madrid) per il matrimonio della sorella. Durante il ricevimento però sua figlia adolescente viene rapita, in cambio di un riscatto molto alto. A supporto della madre inconsolabile arriverà dall’Argentina suo marito Darin, mentre l’amico d’infanzia Bardem si mette a indagare tra le strade polverose della città. La storia è interessante e i film di Farhadi meritano sempre di essere guardati: la prima metà del film viaggia piuttosto bene, tra momenti di leggerezza e l’impatto con il fatto scatenante della storia, più tardi però l’entrata in scena del personaggio di Darin indebolisce un po’ il racconto (incredibile a dirsi, lo so, visto che l’attore argentino ha una presenza scenica come pochi altri). Forse mi era piaciuto un po’ di più la prima volta, ad ogni modo è un buon dramma, con interpreti come sempre strepitosi. Lo trovate su Prime Video.
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Sweet Sixteen (2002): Quando ti siedi a guardare un film di Ken Loach, sai già che stai per vedere qualcosa che ti piacerà. Il cinema del regista britannico è quanto più possa esserci nelle mie corde e ogni volta che sbuca fuori un titolo che non ho visto, non esito un momento a mettermi comodo e godermelo. Qui stiamo in Scozia, un adolescente piuttosto sveglio si dà da fare per trovare soldi e una casa migliore alla madre, in procinto di uscire dal carcere, in modo da tenerla lontana dal compagno, a causa del quale è finita in prigione. Come sempre Loach offre uno sguardo crudo, potente ma umanissimo della vita di periferia, raccontando il bivio di fronte al quale sono spesso posti gli adolescenti, senza futuro, senza lavoro, con pochissimi spazi offerti dalla società, se non la chiamata affascinante di una vita criminale. E tu sei là, a sorridere dei momenti di gioia del giovane Liam, a stringere i denti di fronte alle sue difficoltà, oltre ad ascoltare in una scena la splendida You Stole The Sun From My Heart dei grandi Manic Street Preachers. Miglior sceneggiatura a Cannes per Paul Laverty, quando c’è Ken Loach di mezzo abbiamo sempre garanzia di grandi film: lo trovate su Mubi.
•••½

Strade Violente (1981): L’esordio di un grande del cinema come Michael Mann non poteva certamente essere un film banale. Senza dubbio deve essere piaciuto molto a Refn quando aveva in testa di girare Drive, visto lo splendore di una Chicago (e non L.A.) notturna strafatta di luci al neon. James Caan è un abilissimo ladro ben deciso a sferrare soltanto un ultimo colpo prima di andare in “pensione” e dedicarsi alla famiglia. La ciambella ovviamente non verrà proprio con il buco, nonostante la clamorosa chitarra elettrica a supporto della grande sequenza finale. Tanti personaggi splendidi e tutti credibilissimi (compreso il mitico cantante Willie Nelson, nella piccola parte di un vecchio carcerato, mentore del protagonista), cosa non scontata per un thriller. Lo trovate su Prime Video: se vi è piaciuto Drive di Refn, vi piacerà moltissimo anche questo.
•••½

La Bella Estate (2023): Se il racconto di Cesare Pavese, da cui il film è liberamente tratto, offre delle solide fondamenta per metter su una casa stabile e ben fatta, il materiale da costruzione non è all’altezza del buonissimo progetto: il punto debole del film di Laura Luchetti sono senza dubbio le interpretazioni e se mentre guardi un film ti accorgi che i personaggi che vedi sullo schermo stanno recitando (tra l’altro con un’impostazione marcatamente teatrale), diventa molto complicato poi farsi catturare dalle sfumature della storia. Ci sono alcune scene molto belle (i tableaux vivants della regista sono una gioia per gli occhi), altre che invece ti lasciano basito (in particolare l’utilizzo di una camera a mano totalmente fuori luogo in una scena in cui non ce n’era assolutamente bisogno). Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, è incantevole e ha una buona presenza scenica ma appare ancora piuttosto acerba: ha tempo per crescere. Tutto sommato però non è male, inoltre l’ambientazione torinese e una bella colonna sonora fanno la loro parte per arrivare a dama.
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Anatomia di un rapimento (1963): Akira Kurosawa è uno di quei registi che riuscirebbero a rendere imperdibile anche il video della recita scolastica del figlio, figuratevi un thriller con il solito magnifico Toshiro Mifune alle prese con il pagamento di un riscatto che potrebbe mandare a rotoli tutta la sua vita, anche perché il riscatto in questione è per salvare la vita al figlio del suo autista (rapito per sbaglio al posto del bambino del protagonista). Se la prima parte del film è interamente ambientata nella casa di Mifune, palcoscenico ideale per il dramma psicologico in atto, la seconda è praticamente tutta all’aperto, terreno fertile per l’azione (la caccia al criminale). Un lavoro magnifico, un’analisi certosina delle indagini messe in atto dalla polizia (come da titolo italiano), oltre ad essere il primo film in bianco e nero ad aver inserito un dettaglio a colori (citato in seguito anche da un certo Steven Spielberg, dovreste sapere in che occasione). Da non perdere, è su Prime Video.
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Io Capitano (2023): Scrivo queste righe proprio il giorno dopo il prestigioso e meritato Leone d’Argento per la miglior regia vinto da Matteo Garrone a Venezia, oltre al premio per il miglior attore emergente allo strepitoso protagonista Seydou Sarr. L’Odissea di due amici che sognano l’Europa attraverso Senegal, Mali, deserto del Sahara e Libia, credibile, coinvolgente, a tratti straziante, in altri momenti piena di speranza e di umanità. Potete trovare l’approfondimento sul film nella recensione completa, ad ogni modo vi basti sapere che è al cinema e che sarebbe davvero cosa buona e giusta andare a vederlo, perché si tratta veramente di un film bellissimo.
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Terminator (1984): Anche se lo hai visto tante volte quando eri bambino, ancora oggi quel cyborg che insegue la povera Linda Hamilton/Sarah Connor ti mette angoscia, perché hai sempre paura che lei non possa farcela. Non vedevo questo classico anni 80 di James Cameron da almeno 25 anni buoni, forse di più, nonostante l’avessi guardato a iosa durante l’infanzia, quando passava in tv praticamente ogni cinque o sei mesi. C’è forse qualche scena d’inseguimento di troppo, ma che belli che sono questi film che invecchiano bene! Se volete rivederlo anche voi, lo trovate su Prime Video.
•••½

SERIE TV: In attesa di cominciare a guardare Succession, che sembra la serie da vedere di questi anni (anche se mi incuriosisce molto anche The Bear), mi sto godendo su RaiPlay The Story of Film: An Odissey, documentario in 15 episodi che ripercorre l’intera storia del cinema, dai fratelli Lumiere fino agli anni 2000 (l’opera di Mark Cousins risale infatti al 2011). Citazioni, aneddoti, curiosità, innovazioni tecniche e stilistiche, riferimenti e collegamenti tra scene di film diversissimi, un viaggio attraverso il cinema di tutto il mondo, appassionato e innamorato, un corso intensivo per scoprire (o riscoprire) i grandi capolavori che hanno fatto la storia della Settima Arte, le visioni dei registi, gli stili e i differenti modi di comporre un’immagine e tanto, tanto altro. Il tutto con ritmo, brio e talmente tante curiosità che è impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Una goduria immensa, insomma: se amate il cinema sarebbe una follia perdersi tanto ben di dio (e si può vedere sia in italiano che in lingua originale).


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4 risposte a “Capitolo 358: Impressioni Cinematografiche di Settembre”

  1. Avatar Celia

    Mi segno Mann e Kurosawa.

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  2. Avatar Madame Verdurin

    Hai proprio ragione, Kurosawa trasformava in oro tutto ciò che toccava, anche nel caso di un genere più “moderno” come succede nel meraviglioso Anatomia di un rapimento: bellissimo! Ho adorato anche A Story of film, me lo sono proprio bevuto e goduto dall’inizio alla fine e ho scoperto tantissime cose che, nei classici corso universitari o manuali di storia del cinema, non vengono nemmeno menzionate: fondamentale per ogni appassionato della settima arte!

    Piace a 1 persona

    1. Avatar AlessioT

      Assolutamente d’accordo su tutto! 🙂

      Piace a 1 persona

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