Capitolo 389: Stranger Than Cinema

Il riscaldamento sta terminando. Da martedì cominceremo la consueta maratona annuale alla Festa del Cinema di Roma, con il diario quotidiano che tanto avete apprezzato nelle precedenti edizioni, con le impressioni sulla rassegna, le recensioni dei film e le usuali annotazioni sulla vita da osservatore (cinematografico e non solo) che faccio da quando avete il discutibile piacere di leggere questo spazio, che è qui con voi ormai da 16 lunghi anni. Passiamo ai film visti finora a ottobre, un elenco dal quale ho escluso il bellissimo Flow, di cui potete leggere la recensione approfondita nel post precedente.

La Leggenda del Re Pescatore (1991): Il progetto Film People, in cui chiedo alle persone il titolo del loro film preferito, va sempre avanti (e se non sapete cos’è, date un’occhiata al sito o al profilo instagram). Uno degli ultimi partecipanti al progetto ha scelto questo bel film di Terry Gilliam, una favola di redenzione e salvezza, che messa in mano al regista di Minneapolis, diventa un film ricco di suggestioni, di ironia, ma anche di struggente dolore. Jeff Bridges, un conduttore radiofonico di successo, durante una delle sue trasmissioni ispira inconsapevolmente un suo ascoltatore a commettere una strage in un ristorante. Distrutto dal senso di colpa, il protagonista cambia totalmente vita, finendo per conoscere Robin Williams, un senzatetto innamorato di una timida ragazza, a cui non ha il coraggio di rivolgere la parola. I due diventeranno amici, cambiando il loro destino. Leone d’Argento a Venezia, è un film visionario, retto sulle spalle di due eccellenti protagonisti. Non è esattamente la mia tazza di tè, ma è uno di quei film che ti abbracciano così forte da farti sentire al sicuro.
•••½

Luci sull’Asfalto (1951): Uscito in Italia con il tipico titolo senza molto senso (almeno rispetto al suggestivo The Mob, uno dei molti termini che si usano per parlare di criminalità organizzata), l’opera seconda di Robert Parrish racconta la storia di un detective al quale, dopo aver quasi perso il lavoro, viene data la possibilità di infiltrarsi tra i lavoratori portuali di New Orleans per scoprire chi è l’uomo dietro al racket e agli omicidi giù al porto. Al netto di alcune sequenze sicuramente interessanti (dall’incontro con Ernest Borgnine al modo in cui la polizia si coordina per inseguire la macchina del boss) e una fotografia sempre ricca di suggestioni, non è il proprio il miglior noir del periodo, a partire proprio da un protagonista, Broderick Crawford, che mi è sembrato decisamente fuori parte. Da segnalare una delle prime apparizioni cinematografiche di Charles Bronson, nella parte di uno scaricatore di porto.
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Wise Guy: David Chase and The Sopranos (2024): Il documentario della HBO, diretto da Alex Gibney, è un lungo e interessantissimo omaggio a David Chase, la mente dietro una delle più grandi serie tv della storia, I Soprano. Il racconto si dipana in più di due ore, mostrando un dietro le quinte appassionante e, a tratti, anche emozionante sulla serie, i personaggi, i professionisti che vi hanno preso parte, la fase di scrittura e i provini del casting, oltre ovviamente alle interviste dei diretti interessati, che hanno ripercorso la propria esperienza sul set e parlato del loro rapporto con il compianto James Gandolfini. Un bel viaggio in New Jersey, ce n’era proprio bisogno.
•••½

Lilli e il Vagabondo (1955): Classico della Disney che non avevo mai visto e che, per una serie di motivi sui quali evito di dilungarmi, mi sono ritrovato a vedere una domenica sera. La storia, come sanno anche i sassi, è del raffinato cocker Lilli (Lady, nella versione originale), che vive con una famiglia alto-borghese, e del suo incontro con il randagio meticcio Biagio (The Tramp), di cui si innamora. Al netto di un’animazione piacevole e di una simpatica caratterizzazione degli animali, la trama è molto sbrigativa e approssimativa (il film dura solo un’ora e un quarto), i personaggi manichei e tutto ha l’aria di essere invecchiato un po’ male ma, diamine, è pur sempre un film per bambini, quindi chissenefrega: è molto carino.
•••

Paris Je T’Aime (2006): Amo questo film collettivo. Ai tempi dell’università fu una delle cause per cui mi innamorai di Natalie Portman e, dopo essere tornato a Parigi da poco, avevo bisogno di rivederlo per ritrovare quella città, che amo visceralmente. Si tratta di diciotto episodi, ognuno lungo meno di dieci minuti, in cui l’amore è declinato in diciotto differenti sfumature, in diciotto diverse zone della Ville Lumiere. Dietro la macchina da presa ci sono registi d’eccezione come i fratelli Coen, Alexander Payne, Wes Craven, Gus Van Sant, Alfonso Cuaron, tra gli altri, e davanti troviamo invece interpreti come la già citata Natalie Portman, Steve Buscemi, Juliette Binoche, Fanny Ardant, Sergio Castellitto, Willem Dafoe, Maggie Gyllenhaal, Bob Hoskins, Emily Mortimer, Nick Nolte, Elijah Wood e tantissimi altri. Al di là della bellezza di Parigi sullo sfondo, il progetto è meraviglioso, si salta dalla commedia al dramma, dall’horror al fantastico, dal grottesco al sociale, senza mai abbassare il livello di qualità. Se avete una vpn lo trovate sul catalogo Prime Video statunitense.
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Stranger Than Paradise (1984): Opera prima di Jim Jarmusch (se non consideriamo Permanent Vacation, che girò come tesi di laurea), è un road movie decisamente atipico, in cui non succede molto, ma dove emerge in maniera piuttosto eloquente la desolazione in cui sono costretti a vivere i suoi personaggi. Willie vive a Brooklyn e, per una serie di motivi, è costretto a ospitare malvolentieri una cugina proveniente da Budapest, in transito alcuni giorni prima di trasferirsi in Ohio. Il rapporto tra i due, inizialmente molto freddo, diventa sempre più amichevole, fin quando la ragazza non deve partire, lasciando il cugino e il suo amico Eddie alla monotonia della loro vita. Per i ragazzi sarà la scintilla che accenderà la voglia di cambiare, in qualche modo, la loro situazione. Nonostante sia il primo vero film (premiato a Cannes), Jarmusch già mette in mostra il suo inconfondibile stile, con un respiro indie a cui è davvero difficile resistere. Lo trovate su Prime Video.
•••½


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2 risposte a “Capitolo 389: Stranger Than Cinema”

  1. Avatar Madame Verdurin

    Anche se gli sarò sempre affezionata perchè parte della mia infanzia, Lilli e il Vagabondo (o come lo chiamavo da piccola Lilli Bango Bongo) è forse il classico Disney invecchiato peggio per la trama, le tematiche e il finale, che oggi sarebbe impensabile, con lui che in pratica rinuncia a se stesso per sposare tutti i valori e la vita agiata di lei.

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    1. Avatar AlessioT

      Sì in effetti il finale mi ha abbastanza spiazzato, come se l’ambizione di ognuno debba necessariamente essere il modello di vita borghese. Resta adorabile per alcune sequenze, ma concordo con te

      Piace a 1 persona

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