
Festa del Cinema di Roma 2024 – Giorno 11: Quando si avvicina la fine della Festa del Cinema quasi non vedi l’ora dell’ultimo giorno, pensando al sonno da recuperare, al tempo da poter sfruttare, alla vita sociale da poter riprendere, ai film da recuperare (altri film, sì!). Poi però arriva il momento di uscire dall’Auditorium, ed è così da 19 edizioni, e cerchi una scusa, un pretesto per restare là ancora qualche istante, per rubare magari un ricordo in più. La malinconia dell’ultimo giorno si mischia però con gli ultimi fuochi d’artificio della Festa, ed è questo che devo raccontarvi, se no che ci sto a fare. Stamattina il mio programma comincerà alle 11.15, visto che decido di saltare a piè pari la regia di Johnny Depp su Modigliani, che è in programma alle 9: sul piatto della bilancia due ore di sonno pesano molto di più di un film con Riccardo Scamarcio diretto da Johnny Depp. Ad ogni modo, mi alzo, mi lavo, faccio colazione e mi lancio con la mia bici nera, detta Pantera, tra le vie della Città Eterna: direzione Auditorium.
Conclave di Edward Berger, come potete intuire dal titolo, è incentrato sull’elezione di un nuovo Papa. A gestire la situazione c’è il cardinale Ralph Fiennes, che deve districarsi tra ambizioni, scandali, intrighi e quant’altro, in particolare un Sergio Castellitto poco credibile nelle vesti di cardinale ma totalmente esilarante. Il miglior complimento che si può fare a questo film è che sembra un’opera di Tarik Saleh, il peggior commento è che l’ultima mezzora sembra uscita fuori dalle pagine di Dan Brown. Ad ogni modo mi è piaciuto, mi sono divertito, anche se un paio di trovate mi sono sembrate un po’ eccessive, inoltre Ralph Fiennes è veramente strepitoso.
Nonostante le mie migliori intenzioni, sarà questo il mio ultimo film della Festa del Cinema (a meno che domattina non mi prenda il matto e me ne vada a recuperare qualcosa, ma non so se me la sentirò). Uscito dal Maxxi, dove si è svolta la proiezione, il mio dubbio è: andare a seguire la conferenza stampa di Johnny Depp o mangiare per l’ultima volta una delle migliori pizze bianche di Roma? Neanche a dirlo, mi dirigo verso il mio forno preferito, con buona pace dell’attore statunitense. Il karma mi premia, visto che Depp – pare a causa di un ritardo aereo – ha disertato la conferenza stampa del suo film. Tornato in Auditorium vado a sedermi su una panchina nei pressi dei parcheggi, sul retro delle sale. Mentre mi godo il sole, nella speranza che arrivi la macchina che porta Noemie Merlant, arriva un’auto, sì, ma a scendere non è l’attrice francese bensì Anna Foglietta. Alle 15.30 ho in programma un film con Saoirse Ronan, The Outrun, ma alla stessa ora hanno piazzato anche la conferenza stampa di Noemie Merlant, che è diventata una delle mie 453 donne della mia vita da quando l’ho ammirata in Paris 13arr e L’Innocente. Ho il dubbio su cosa scegliere, ma dura poco: alle 15.25 sono già seduto in Sala Meeting, uno spazio piccolo, intimo, ideale per il mio incontro con la splendida Noemie, a Roma per presentare il suo film da regista, Les Femmes du Balcon (che volevo vedere ieri sera, ma la stanchezza me l’ha impedito). Seduto in prima fila, ascolto tutte le risposte con attenzione, rido quando Noemie Merlant ride e metto su uno sguardo serioso quando il discorso lo impone. In realtà sto solo aspettando la fine della conferenza stampa, per poter avvicinare l’attrice e regista francese, cosa che avviene circa 20 minuti dopo. Per prima cosa, con il mio francese impeccabile (ma solo nella mia testa), le domando quale sia il suo film preferito: Noemie mi risponde in italiano, dicendomi “Mi piace molto Mamma Roma”. Poi le chiedo se è possibile fare una foto insieme, mi dice di sì e, mentre preparo il telefono per il selfie, è lei a poggiare una mano sulla mia schiena e non viceversa, chiaro segno di quanto sia gentile e poco avvezza ad atteggiarsi a star, l’ho apprezzato molto. La foto verrà un po’ sfocata, ma solo perché troppa bellezza abbaglia.
Mi allontano dalla Sala Meeting tutto contento per aver scambiato due parole con un’attrice che venero e mi rendo conto solo ora che la mia Festa del Cinema è finita qui. Ok, poco dopo vedo arrivare Elodie, che male non fa, poi più tardi incontro Enrico Vanzina su via del Corso, mentre sto tornando a casa in bicicletta. Al di là di questo non vedrò più un altro film di questa Festa (alla fine chiudo a quota 20 film visti, più 3 che avevo già visto prima della Festa, alle proiezioni stampa), non seguirò più un’altra conferenza stampa. Vorrei andarmene a cuor leggero, ma in realtà già so che la Festa del Cinema mi mancherà. Mi mancherà parlare di cinema tutto il tempo con chi mi capitava a tiro, mi mancherà incontrare persone che vedo una volta all’anno, solo in questa occasione, e mi mancherà scambiare due parole con attori, attrici e registi che sono abituato a vedere sullo schermo e non davanti ai miei occhi. Mi mancherà incrociare qualcuno che conosco e sparare, come in un duello western, la fatidica frase: “Che hai visto oggi?”.
Proprio in quei minuti si stava svolgendo la cerimonia di premiazione e, come sempre, il film vincitore non è nella lista dei film che ho visto. Si tratta del cinese Bound in Heaven, premiato appunto come Miglior Film. Il Gran Premio della Giuria è andato al belga La Nuit se Traine e, indovinate un po’, non ho visto neanche questo. In compenso nella mia lista figura il film vincitore della Miglior Regia, Jazzy, nonché la Migliore Sceneggiatura, cioè Bring Them Down, di cui vi ho parlato nei diari precedenti (rispettivamente Giorno 3 e Giorno 9). Angela Molina di Polvo Seran (che non ho visto) è la migliore attrice, Elio Germano di Berlinguer (visto!) è invece il miglior attore. Il Premio Speciale della Giuria è andato al cast femminile di Reading Lolita in Teheran, che pure non ho visto (e ha vinto anche il premio del pubblico). Ma che ho guardato allora, mi domanderete: beh, tanta roba fuori concorso, dove c’erano alcuni tra i titoli più interessanti, oltre ad altre cose in concorso che purtroppo sono state snobbate. La mia personalissima Top 5? Al primo posto certamente il meraviglioso Emilia Perez, poi il resto del podio è completato da Anora e Flow. Meritano la mia menzione anche Road Diary, Blanket Wearer e Nickel Boys. Il film più divertente è sicuramente stato Saturday Night, ma ho riso molto anche in quell’assurdità di The Trainer.
La diciannovesima edizione della Festa del Cinema si chiude qui, ringrazio tutti e tutte per aver seguito il mio diario quotidiano e per aver condiviso con me le corse in metropolitana, il traffico, le pedalate, le pizze, le chiacchiere da bar e le voci di corridoio. Spero di essere riuscito a farvi respirare un po’ dell’aria che correva, badge al collo, tra i corridoio dell’Auditorium. Ora si torna alla normale vita da cinefilo, ma non andate lontano: ci sono ancora tantissimi film che saranno girati, tantissimi film che saranno visti e che saranno, comunque, la meraviglia del mondo. A presto.


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