
Due anni fa, a proposito di Asteroid City, scrivevo queste righe. Le riporto perché ormai con i film di Wes Anderson si può fare copia-incolla, senza rischiare di sbagliare troppo il giudizio. Dunque: “C’era una volta il mio grande amore per Wes Anderson. Ora, seppur estasiato dalla composizione delle immagini, mi tocca constatare come tutta quella magnifica estetica mi appaia invece vuota e piuttosto priva di contenuto. (…) Wes Anderson ormai ha preso una china discendente che sembra, purtroppo, inarrestabile: i suoi film sembrano food porn, un piatto gourmet all’apparenza succulento e coloratissimo ma, in fin dei conti, senza poesia”.
L’ultima fatica del regista texano non fa grandi passi in avanti, in quest’ottica. C’è sempre un rapporto famigliare disfunzionale, stavolta tra padre e figlia, c’è un prologo molto promettente, con il magnate Benicio Del Toro al centro dell’ennesimo attentato ad alta quota, da quel che emerge dal racconto. Sappiamo che l’uomo è sopravvissuto a tre mogli, numerosi incidenti aerei e convive con una nidiata di ragazzini da cui si tiene a debita distanza. Quando sfiora la morte si avvicina alle porte del Paradiso dove, oltre a incontrare Dio (Bill Murray, ça va sans dire), capisce di dover riportare all’ovile l’unica figlia, diventata suora, alla quale intende affidare l’intera eredità. L’obiettivo dell’uomo, accompagnato dalla ragazza (l’ottima esordiente Mia Threapleton) e da un buffo Michael Cera, è di realizzare un enorme progetto di sviluppo in una zona povera della Fenicia e per farlo ha bisogno dell’appoggio di una serie di burocrati provenienti da mezzo mondo, dal consorzio dei fratelli appassionati di basket Tom Hanks e Bryan Cranston, al proprietario di night club Mathieu Amalric, per citarne un paio.
Come ormai accade spesso negli ultimi lavori di Wes Anderson, il film sembra essere un mero pretesto per mettere in piedi una serie di episodi in cui far gigioneggiare i suoi personaggi e impressionare lo spettatore con scenografie straordinarie. Per carità, non nego che abbia qualche buona idea, una manciata di spunti divertenti e un po’ di cuore, però, come un buon pezzo di formaggio, oltre al piacere dell’assaggio non resta molto altro e, nonostante il film sia finito poco più di un’ora fa, fatico già a ricordarlo.


Scrivi una risposta a wwayne Cancella risposta