
Cronache dall’Auditorium (Giovedì 16 Ottobre)
La voce di Billy Corgan mi butta giù dal letto alle 7.40 (sì, 1979 è la suoneria della mia sveglia, ma ho anche dei difetti). Oggi è un giorno particolare, festeggio il compleanno, l’ennesimo passato a vedere film durante la Festa del Cinema. Il problema più che altro sarà la mattina successiva, ma questo è un altro discorso. La giornata è stata parecchio lunga, mi perdonerete se sarò un po’ meno prolisso del solito, ma forse è meglio così.
Come ogni anno, la prima canzone che ascolto al mattino è Thunder Road di Springsteen: il primo sole del mattino riscalda il Foro Italico, mentre sono fermo al semaforo a cantare a squarciagola. Sono pronto a cominciare il secondo giorno di Festa. Alle 9 entro in Teatro Studio per un film greco, Hen, di Argyris Pandazaras: è la storia di una gallina, dal momento in cui viene deposto l’uovo fin quando raggiunge l’età adulta. In mezzo a tanti attori cani, il cinema ci mostra che le galline possono essere invece interpreti straordinarie: il potere del montaggio e di una colonna sonora adeguata può davvero rendere coinvolgente la narrazione su qualunque cosa! A ogni modo, questa sorta di live action di Flow in versione pollame rischia seriamente di essere il grande gioiello della ventesima edizione della Festa del Cinema. Se vi capita, non perdetevelo, anche perché come ci ha insegnato Woody Allen: abbiamo tutti bisogno di uova.
Alle 11 invece è il turno di Quentin Dupieux, celebre negli anni 90 nelle vesti di dj (lo ricorderete probabilmente come Mr Oizo, soprattutto per la pubblicità dei Levi’s con il pupazzo Flat Eric): il suo L’Accident de Piano parte da un’idea originale e intrigante, ma non è in grado di portarla avanti con coraggio e, anzi, si rifugia in una soluzione facile, ovvero la butta in caciara usando la violenza come appiglio facile per accalappiare consensi. Ma voi, che non siete fessi, non ci cascherete. Adele Exarchopoulos, imbruttita all’inverosimile (se credete possibile questo ossimoro), è una content creator divenuta celebre per una serie di video in cui si infligge le sofferenze più assurde senza percepire alcun dolore (il suo “talento” è provocato da una malattia che le impedisce di avvertire sofferenza fisica). Odiosa come poche, non ha mai rilasciato interviste, ma un’ambiziosa giornalista scopre un segreto che potrebbe stroncarle la carriera e le offre un accordo: il suo silenzio in cambio di una lunga intervista. A metà film c’è un momento in cui pensi che il film potrebbe finalmente decollare, invece il regista decide di accontentarsi, offrendoci una minestrina che serve a poco, in mezzo a tanta neve.
Il regalo di compleanno, se possiamo definire regalo due ore di emozione rabbiosa, di frustrazione e bisogno di giustizia, arriva alle 16 con il documentario della regista iraniana Sepideh Farsi, Put Your Soul On Your Hand and Walk. La regista riesce a contattare una ragazza di 24 anni che vive a Gaza e, per circa un anno, registra le videochiamate che fa con lei. Fatem, con un sorriso che illumina il mondo, parla di tutto: delle bombe, della famiglia, della sua passione per la fotografia, dei suoi sogni, della voglia di visitare Roma, del desiderio di un pezzo di cioccolata. Le chiamate con la regista sono come un confessionale che la ragazza utilizza per raccontarsi e raccontare ciò che sta succedendo in Palestina (oltre a mostrarci le straordinarie fotografie che ha scattato in giro per Gaza). “Non ci batteranno mai perché noi sorridiamo ancora”, afferma Fatem, con la dolcezza di chi crede ancora in un futuro migliore. In sala, a poche poltroncine da me, c’era la regista Sepideh Farsi: la sua emozione a fine film, dopo lunghi minuti di applausi, è uno dei ricordi preziosi che porterò con me da questa edizione della Festa del Cinema.
Dopo tutto questo è stato strano andare a riempirmi di birra e carbonara per festeggiare i miei 44 anni, ma la vita, finché c’è, va festeggiata. Contro tutto il male, contro tutto lo schifo. Viva il cinema.
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