
Si avvicina l’inizio di Cannes e, come capita spesso prima di un grande festival, i cinefili e le cinefile di tutto il mondo trattengono il respiro, prendono la rincorsa, in vista di quei dieci giorni di immersione cinematografica. O forse il silenzio dei cinefili è solo un gioco di parole per introdurvi il primo dei grandi film che ho visto in questo capitolo? Chissà. Aprile è volato e con esso anche i 18 film visti durante il mese: un cospicuo bottino filmico, che contribuisce a rendere il 2026, per ora, uno degli anni cinematograficamente più prolifici da quando tengo il conto su Letterboxd (cioè da gennaio 2014). In tutto ciò il progetto Film People va avanti, siamo arrivati a quota 240 ritratti nati dalla scelta del proprio film preferito (ora potete scriverlo anche voi, anche se non potete partecipare fisicamente al progetto, provare per credere!) e, insomma, il cinema è sempre al centro di tutto: tempo libero, lavoro, passione, scrittura. In silenzio o no.
Il Silenzio degli Innocenti (1991): Un paio di settimane fa il capolavoro di Jonathan Demme è tornato in sala per tre giorni. Non sono andato a rivederlo al cinema e mi resterà il rimpianto di non averlo mai visto in una sala cinematografica, ma che importa: ho comunque avuto voglia di rivederlo ancora una volta e ho goduto lo stesso. La recluta dell’FBI Jodie Foster viene inviata a colloquio con un geniale assassino rinchiuso in un ospedale psichiatrico (ovviamente Anthony Hopkins), con la speranza di estorcergli la chiave per arrivare a un sadico serial killer di donne, che ha appena rapito la sua prossima vittima. Non so se è il miglior thriller di tutti i tempi, forse sì, ma è sicuramente uno dei più grandi film degli anni 90, con interpretazioni pazzesche e personaggi iconici (Hannibal Lecter!), un grande colonna sonora (American Girl e Goodbye Horses su tutte) e una storia che non smette un attimo di appassionarti, anche se l’hai già vista una decina di volte. Capolavoro, lo trovate su Prime Video.
•••••
Con Una Mano Ti Rompo Con Due Piedi Ti Spezzo (1972): Come ho già accennato sulla recensione di Mortal Kombat II, quando andavo alle elementari, tra un film di Bud Spencer e Terence Hill, un Fantozzi e un Guerre Stellari, mi capitava spesso di finire sui canali locali per scovare dei b-movie di fantascienza o di kung fu, innamorandomene, come nel caso di questo film di Jimmy Wang Yu. Mi è tornato in mente qualche giorno fa e da là è stato un attimo cercare di rivederlo dopo circa quattro decenni. Lo stesso Jimmy Wang Yu è l’allievo di una scuola di arti marziali costretto a vendicarsi di una scuola rivale che, dopo aver assoldato i migliori combattenti di tutta l’Asia (tra cui un maestro indiano che in realtà è un cinese con la faccia dipinta di nero!), ha ucciso tutti i compagni del protagonista. Il buon Jimmy riesce a cavarsela ma deve lasciare sul pavimento il suo braccio destro e predisporre la sua vendetta senza un arto (come suggerisce il titolo internazionale, One Armed Boxed, oltre al piuttosto didascalico titolo italiano). Su novanta minuti di film, ce ne sono almeno ottanta in cui si menano come fabbri, con effetti sonori da videogioco (il suono di un colpo di frusta dopo ogni colpo) e alcune sequenze che sembrano uscite fuori dal Benny Hill Show (c’è un tizio, poggiato sulle mani a testa in giù, che cammina in stop motion velocizzato!). Insomma, è tutto talmente brutto da essere bellissimo. Ho amato rivederlo ma, senza offesa, non ve lo consiglio.
•••½
Paz! (2002): Ogni studente del DAMS che si rispetti conosce la famosa scena dell’esame su Apocalypse Now. Scusate, ma non sono io che faccio le regole. Ricordo che nel 2005, quando cercavo casa a Bologna (volevo fare là la magistrale, ma dopo tre giorni cambiai idea e tornai a Roma), ogni annuncio che trovavo era accompagnato da un poscritto che diceva “No Dams”. Dopo aver visto questo film ho capito il perché: in questo enorme omaggio ad Andrea Pazienza e ai suoi personaggi, c’è una Bologna piena di fermento creativo, piatti sporchi, caos interiori, voglia di spaccare il mondo e di provare qualcosa, che sia un’emozione, un dolore, o anche solo un trip. Tantissimi i volti noti: da Claudio Santamaria a Giovanni Lindo Ferretti, da Gino Castaldo a Giorgio Tirabassi, da Ricky Memphis a Giampaolo Morelli, da Vittoria Puccini ad Antonio Rezza, Frankie Hi NRG e altri. La regia di Renato De Maria è frenetica come i personaggi che racconta e forse è per questo che funziona (ma anche per bellissima colonna sonora, dove spiccano CCCP e Skiantos). Ai tempi è stato davvero un cult tra gli studenti DAMS, ma forse lo avranno amato anche gli studenti delle altre facoltà. Fatemi sapere.
•••½
The Visit (2015): Di solito M. Night Shyamalan riesce ad azzeccare perfettamente l’incipit dei suoi film, ti cattura subito, ti tiene stretto alla storia e poi, piano piano, ti delude nel terzo atto del film, dove non sempre riesce a mantenere credibile la trama e alta la tensione. Stavolta, pur perdendo qualche colpo nel finale, si porta a casa un film davvero ben fatto: due adolescenti, un fratello e una sorella, decidono di andare finalmente a trascorrere una settimana a casa dei nonni che non hanno mai conosciuto, con la speranza di trovare il modo di ricucire il rapporto tra loro madre e i suoi genitori, che non si parlano più da anni. La sorella maggiore decide di girare un documentario per raccontare questo incontro ed è forse questa l’idea più interessante del film. I due anziani sono un po’ eccentrici e, notte dopo notte, si comportano in modo sempre più strano, a cominciare dalla regola che impongono ai nipotini: non uscire dalla loro camera dopo le 21.30. Personalmente ho un debole per i mockumentary, credo che siano uno dei modi più efficaci per veicolare la paura (vedi lo straordinario Rec, ma anche l’interessante L’Ultimo Esorcismo): Shyamalan grazie a questo espediente riesce a colpire nel segno, mantenendo la tensione alta per tutto il tempo. Bello, lo trovate su Netflix.
•••½
Hook (1991): Nell’aprile del 1992, da grande appassionato di film horror, chiesi a mio padre di accompagnarmi al cinema per vedere La Casa Nera di Wes Craven. Purtroppo il film era vietato ai minori di 13 o 14 anni (io ne avevo quasi 10 e mezzo), così dovetti ripiegare su questo film di Steven Spielberg, che avevo già scartato a priori in quanto lo ritenevo “troppo commerciale” (a 10 anni già snobbavo i blockbuster, mi spiego moltissime cose!). Neanche a dirlo, lo trovai un filmone. Robin Williams è un impegnatissimo uomo d’affari che trascura la famiglia e, quel che peggio, non ricorda affatto che, da bambino, era nientepopodimeno che Peter Pan. Quando Dustin Hoffman, ovvero Capitan Uncino, rapisce i suoi due figli, Peter è costretto a tornare sull’Isola Che Non C’è per reimparare tutto ciò che ha dimenticato e salvare la prole (grazie all’aiuto di Julia Roberts, che più che essere una fatina è proprio una fata). L’idea è stupenda e alcune scene sono pazzesche, come quando uno dei bimbi sperduti modella il viso di Robin Williams per cercare di ritrovare i segni di quel bambino che era. Dustin Hoffman, con tanto di accento britannico e innata simpatia, è il migliore in campo per distacco, ma tutto il cast è davvero speciale (c’è spazio anche per Bob Hoskins nei panni di Spugna!). Non lo vedevo da tanto e solo ora mi accorgo di quanto mi fosse mancato. Sempre splendido, lo trovate su Prime.
••••
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]



Lascia un commento