
Ieri ci ha lasciati Glen Hansard e ancora non mi sono ripreso del tutto. Un pezzo importante del cinema irlandese (The Commitments, Once) e soprattutto un grandissimo musicista, vincitore dell’Oscar proprio per la canzone del film di John Carney, di cui è stato l’indimenticabile protagonista (ne parleremo dopo). Passiamo a cose più frivole: come vi avevo già detto a gennaio, per Una Vita da Cinefilo il 2025 è stato l’anno record in termini di views. Beh, la notizia è che siamo ancora a luglio e abbiamo quasi raggiunto quella quota, ciò significa che i numeri del 2026 polverizzeranno il record precedente. Non mi stancherò di dirvelo abbastanza: grazie! Ora parliamo degli ultimi film visti però, tra i quali manca Odissea perché, come forse avrete visto, ho già dedicato una recensione completa.
Brazil (1985): Sono anni che corteggio questo film di Terry Gilliam, ma non ho mai avuto il sentimento di schiacciare play. Ora, durante un’afosa serata estiva in quel di Monopoli, mi sono finalmente deciso, anche se non sapevo assolutamente nulla né della trama né del cast. Ed è così che a un certo punta sbuca Ian Holm, quindi Jim Broadbent, poi arriva Robert De Niro, un attimo prima dell’entrata in scena di Bob Hoskins! In un futuro distopico oppresso da una dittatura costruita intorno a un’infinita burocrazia, la vita di un timido impiegato ministeriale è sconvolta dall’incontro con una ribelle terrorista, che è identica alla donna che sogna ogni notte. Gilliam, come sempre, riesce a non prendersi troppo sul serio, o almeno a non farlo fino in fondo, regalandoci un bellissimo film di fantascienza distopica, al tempo stesso molto ironico e talvolta fuori di testa. Le scenografie sono clamorose, sembra la città di Metropolis sotto acidi. Da recuperare, fosse solo per vedere Robert De Niro che ripara caldaie clandestinamente.
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Dirty Dancing (1987): Tipico film che tutti i ragazzi e le ragazze della mia generazione conoscono, hanno visto a ripetizione o, come me, a spezzoni, magari per far compagnia all’amica d’infanzia o alle feste miste in cui le ragazze mettevano sempre la vhs di questo film dentro al videoregistratore mentre i ragazzi bofonchiavano proteste (ma in realtà un occhio lo buttavano comunque). La storia è semplice: durante una vacanza estiva, una giovane borghese idealista conosce un maestro di ballo affascinante ma dalla vita incasinata. Cosa potrà mai succedere? Al di là della semplicità della trama, la colonna sonora è strepitosa e l’estetica anni 80 ha sempre un fascino notevole sui vecchi nostalgici come me. Diciamolo, il film non ha un solo grammo di credibilità ma a suo modo funziona ed è facile capire perché sia diventato un cult assoluto. Era da un po’ che volevo vederlo per bene, poi quando è stato scelto come film della vita in Film People (lo state seguendo su instagram, vero?), mi sono detto che era il momento di farlo.
•••½
Il Signore del Male (1987): Come ho raccontato nell’incipit della recensione di Odissea, sono riuscito a incontrare Giuseppe Pastore e Ilaria Mencarelli del podcast di cinema Noodles. Hanno entrambi partecipato a Film People e Ilaria, con mia grande sorpresa, ha scelto questo bellissimo film di John Carpenter. Il prete Donald Pleasence trova nelle segrete di una chiesa una strana melma verde, viva. Assolda una squadra di ricercatori universitari per scoprire di che si tratta, ignaro del fatto che si tratti dell’essenza del male, che trasforma le persone che vi entrano a contatto in assassini. La colonna sonora, curata come al solito dallo stesso Carpenter, è pazzesca, con un cast pieno di attori storici del regista, dal già citato Pleasence di Halloween a Victor Wong e Dennis Dun, che l’anno prima avevano lavorato in quel capolavoro di Grosso Guaio a Chinatown. In questo film la tensione è continua, palpabile, in un incubo claustrofobico che ricorda vagamente il bellissimo Distretto 13, dove però la minaccia viene dall’interno e non da fuori. In una piccola parte c’è addirittura Alice Cooper, che è clamoroso. Potenzialmente è un film che si porta a spasso gran parte degli horror girati oggi, ma parliamo comunque di Carpenter, è come dire che l’acqua è bagnata.
•••½
Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo (1996): Il cult generazionale di Enza Negroni, tratto da un libro ancora più cult di Enrico Brizzi (leggetelo, è davvero una meraviglia) compie 30 anni. Per l’occasione è stata organizzata una proiezione all’aperto tra gli scavi archeologici dell’antica città di Egnazia, nei pressi di Monopoli, presentata da Violante Placido in persona, co-protagonista del film. A Bologna, l’adolescente Stefano Accorsi comincia a uscire con la compagna di scuola Violante Placido, condividendo canzoni, pensieri, turbe adolescenziali e qualche sorriso sincero. Ma a quest’età certe amicizie profumano d’amore, ed è lì che cominciano i guai. Non è un film perfetto, anzi, è zeppo di difetti, ma ha un cuore enorme, e ancora oggi è uno spaccato sincero e credibile di un periodo storico affascinante come gli anni 90. La colonna sonora poi è formidabile, salta con disinvoltura da Mis-shapes dei Pulp a Nuotando nell’Aria dei Marlene Kuntz. Quella è la musica che ascoltavamo a quell’epoca. Quella è la vita che si faceva, tra canzoni, passeggiate, chiacchiere con gli amici, senza smartphone, senza social: eravamo fortunati e non lo sapevamo (lo so, è una frase da boomer, ma certi periodi, visti da lontano, sono sempre più belli di come li abbiamo realmente vissuti). Il film non è disponibile su nessuna piattaforma e questo è davvero un peccato.
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Once (2007): Quando ieri ho saputo della morte di Glen Hansard non ho voluto crederci. La sera stessa ho sentito il bisogno di rivedere il film di John Carney, ex bassista della band dello stesso Hansard, a cui è stata affidata la colonna sonora oltre al ruolo da protagonista (che inizialmente sarebbe dovuto essere di Cillian Murphy). A Dublino, l’incontro casuale tra un cantante di strada e un’immigrata ceca, infelici ma profondamente appassionati di musica, spinge entrambi ad aiutarsi reciprocamente per realizzare i loro desideri. Girato senza permessi, con una camera a mano, rubando scene nelle strade di Dublino, Carney realizza un gioiello, credibile, vero, romantico ma non sentimentale, malinconico ma non triste. Il povero Glen Hansard ha permesso a un piccolo grande film, dal budget insignificante, di vincere un premio Oscar grazie alla splendida Falling Slowly, che canta insieme alla co-protagonista Marketa Irglova (anche se la mia preferita resterà sempre When Your Mind’s Made Up, una canzone che amo profondamente). Tra le altre cose, è uno dei dieci film che hanno ispirato il mio libro La Strada Altrove, quindi potete immaginare quanto ci sia legato. A un certo punto del film c’è Hansard che fa un giro in moto e, sapendo che è morto proprio in seguito a un incidente a bordo della sua moto, mi è venuto il magone. Classico film che mi regala quel momento di irrazionalità in cui ti fermi a pensare quanto sarebbe stato bello vivere altre vite. Una di queste vite credo proprio che sarebbe la vita del busker nella Dublino di vent’anni fa. Che bellezza questo film. Quanto ci mancherà il cuore di Glen Hansard.
••••½
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