Recensione “Rocketman” (2019)

Soltanto due giorni fa Tyrion Lannister ci ricordava che c’è qualcosa che unisce davvero i popoli: non è l’oro e non sono i vessilli, ma una buona storia. Il mondo del cinema ha capito che quelle dei più grandi artisti della storia musicale mondiale sono storie non soltanto belle, ma che, insieme alla loro musica, possono davvero far innamorare gli spettatori.

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Game of Thrones 8: Il Finale (Episodio 6)

Tutto finito. Proprio così, “Game of Thrones”, la serie tv che ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori di tutto il mondo, da poche ore ha calato il sipario e, che la puntata vi sia piaciuta o no, è innegabile provare un senso di malinconia per la chiusura di uno show che ha influenzato così tanto l’immaginario collettivo. Al contrario di ciò che ci si poteva aspettare, è stato un finale che non ha lasciato tante domande, anzi, ha praticamente chiuso ogni trama che aveva aperto in precedenza.

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Capitolo 262

In questo capitolo abbiamo ben 9 film di cui parlare. Il motivo di questa clamorosa impennata nella media di pellicole viste in queste due settimane va sicuramente trovato in Now Tv. Non avendo Sky ho deciso di abbonarmi per un paio di mesi a questo servizio on demand per seguire la nuova stagione di Game of Thrones in contemporanea con il mondo reale (ed è la prima volta che posso farlo, cosa mi ero perso!). Ad ogni modo, ho un pacchetto per le serie tv che include anche due settimane di film, prima della scadenza della prova gratuita: per questo motivo, appena ne ho occasione, mi guardo un film del catalogo, per sfruttare pienamente questa opportunità e al tempo stesso le vacanze pasquali. La primavera intanto tarda ad arrivare.

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Recensione “La Caduta dell’Impero Americano” (“La Chute de l’Empire Américain”, 2018)

Denys Arcand nel 1986 girava “Il Declino dell’Impero Americano”, seguito poi nel 2002 dal premio Oscar “Le Invasioni Barbariche”: il regista canadese chiude idealmente la sua trilogia con un nuovo film che di questi due si potrebbe definire il seguito spirituale. Arcand sembra essere maturato ancora di più, concentrandosi stavolta sul dio denaro, uno dei più grandi mali del nostro tempo.

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Recensione “I Fratelli Sisters” (“The Sisters Brothers”, 2018)

Nel buio di una notte senza luna la voce di Joaquin Phoenix sferza l’oscurità. Subito dopo la scena è squarciata dal bagliore aggressivo del fuoco degli spari. Bastano pochi secondi a Jacques Audiard per introdurci i protagonisti della storia, i due fratelli Sisters del titolo, uno violento e impulsivo, l’altro riflessivo e sognatore, ma entrambi piuttosto pericolosi. La miniera d’oro del cinema western trova linfa vitale in questa nuova pellicola, la prima in lingua inglese per Audiard, vincitore del Leone d’argento per la migliore regia alla Mostra di Venezia dello scorso anno.

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Recensione “Noi” (“Us”, 2019)

“Funny Games” di Haneke incontra “Fear and Desire” di Kubrick: l’invasione domestica e nella vita quotidiana arriva proprio in un periodo storico in cui il lato oscuro di ognuno di noi emerge con più facilità, basti pensare alla deriva destrorsa e mostruosa che lentamente è uscita dalle fogne di un’Italia dove l’odio nei confronti del prossimo è all’ordine del giorno. C’è chi sa tenere a bada il proprio io-ombra, la bestia che dorme dentro, c’è invece chi la lascia uscire dall’anima, provocando disastri: in questo caso gli Stati Uniti di Trump sono il terreno di gioco ideale per il nuovo film di Jordan Peele, sempre sottile nell’analizzare la società statunitense all’interno di un film che, apparentemente, parla di tutt’altro.

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Recensione “Under The Silver Lake” (2018)

“It Follows”, film precedente di David Robert Mitchell, è senza dubbio uno dei migliori horror di questo decennio. Grazie a “Under the Silver Lake” il regista rincara la dose con un neo-noir che si nutre di Cinema, omaggiando a piene mani Hitchcock e Lynch, mescolandoli infine con gli stilemi paranoici della letteratura di Pynchon. I titoli di coda ci lasciano spiazzati, quasi storditi, sicuramente affascinati da un film che, pur perdendosi talvolta nei suoi arzigogoli, gode di una potenza visiva e di un’attrazione difficilmente eguagliabili.

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Capitolo 260

Ad un passo dalla primavera, finalmente. Marzo come da tradizione è un mese un po’ pazzo, ho praticamente disertato i cinema (non dovrei dirlo!), anche se conto di recuperare qualcosa domani che è mercoledì. Solo 6 film visti per ora in quest’ultimo residuo di inverno, oltre a qualche serie tv iniziata e seguita con grande lentezza. Bando alle ciance, andiamo a parlare di ciò che ho visto ultimamente.

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Recensione “Mid90s” (2018)

L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard. Visto che gli Anni 80 sono stati ormai ripresi e citati a dismisura da film e serie tv, Hill passa dunque al decennio successivo, quello che ha realmente vissuto da adolescente, omaggiandolo prima con il titolo e poi con le sue Tartarughe Ninja, Hulk Hogan, i Nirvana, il Super Nintendo, le Liquidator, le serate Blockbuster e molto altro, raccontando il suo mondo in 4:3 e dandoci quasi l’impressione di osservare il girato di una videocamera amatoriale.

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Recensione “La Casa di Jack” (“The House That Jack Built”, 2018)

Il cinema di Lars Von Trier, specialmente nell’ultimo decennio, oscilla costantemente tra la genialità e la follia, in una competizione senza vincitori né vinti. Il nuovo film del regista danese, grazie al quale è stato nuovamente ammesso al Festival di Cannes dopo le infelici dichiarazioni a proposito di Hitler nel 2011, è un viaggio infernale nella mente di un serial killer: ingegnere nel cervello, architetto nel cuore, psicopatico nell’anima.

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