Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Recensione “Funny Ha Ha” (2002)

A proposito di film invisibili, sono riuscito finalmente a recuperare una pellicola che mi stava particolarmente a cuore: l’esordio cinematografico di Andrew Bujalski nonché il film che ha aperto le porte al genere mumblecore (a suo modo già introdotto dieci anni prima dal primo Linklater di “Slacker”). Proprio Bujalski ha coniato il termine “mumblecore” durante un’intervista per Indiewire e il suo “Funny Ha Ha” racchiude esattamente tutte le caratteristiche tipiche di questo sotto-genere del cinema indipendente: ambientazioni (dalla scenografia alla fotografia) reali e non ricostruite in studio, attori non professionisti o quasi, personaggi tra i 20 e i 30 anni, temi riguardanti le relazioni sociali dei protagonisti, le insicurezze e le difficoltà della generazione post-universitaria e soprattutto un uso quasi smodato della parola, del dialogo, praticamente onnipresente.

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Capitolo 256

Non sono mai stato un amante delle feste natalizie, però cavolo, che bello avere il tempo per vedere 8 film in 8 giorni. Altro capitolo ricchissimo di visioni (4 rewatch e 4 inediti), compreso l’ormai tradizionale film di capodanno, di cui vi parlerò più avanti. Nel ribadirvi gli auguri per il nuovo anno, vi lascio immediatamente ai commenti ai film, perché c’è tanta bella roba.

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Tutti i finali di “Black Mirror: Bandersnatch”

Dopo aver visto e rivisto, e ancora rivisto, fino a provare tutti i percorsi, il film interattivo di Netflix, “Black Mirror: Bandersnatch”, ci troviamo di fronte ad un’ultima scelta: se definirlo “paraculo” o “geniale”. La verità è probabilmente nel mezzo: se da un lato può sembrare un divertente e a tratti ansiogeno esercizio di stile creato ad hoc per farci restare a bocca aperta, dall’altro i vari strati della storia e il fatto che il personaggio senta che c’è qualcuno che prende le decisioni al posto suo ci fa perdere all’interno di un labirinto che affascina e intriga. In questo film-gioco, che fa tanto pensare ai cari librigame che divoravamo negli anni 90 (ma ve lo ricordate quel capolavoro di “Lupo Solitario”?), siamo riusciti a contare ben undici finali più o meno differenti. Andiamo a “riviverli” insieme.

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Recensione “Suspiria” (2018)

L’atteso “Suspiria” di Luca Guadagnino è un film che vive di pulsioni e istinto, di angosce e agitazioni. È un remake sorprendente, che probabilmente dividerà i cultori del film originale di Dario Argento, così ben radicato nell’immaginario cinematografico da rendere rischioso e pericoloso qualunque tentativo di riarrangiamento. Guadagnino eppure nell’occhio del ciclone sembra sentirsi a suo agio e riesce a realizzare qualcosa di totalmente nuovo, pur restando fedele al mistero di un film che tutti abbiamo visto e amato.

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Recensione “Juliet, Naked” (2018)

Quando si pensa a Nick Hornby la mente va automaticamente a libri come “Febbre a 90°”, “Alta Fedeltà” o “About a Boy”, tutte opere realizzate negli anni Novanta. Purtroppo quella che probabilmente è la sua migliore opera degli ultimi dieci (e forse quindici) anni non ha avuto la stessa fortuna dei romanzi già citati: sto parlando di “Tutta un’altra musica” (“Juliet, Naked” in originale), altro splendido racconto di amore e rock, che viene riproposto adesso in una pellicola di Jesse Peretz con la speranza di restituire al libro di Hornby il successo che merita.

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Recensione “Ride” (2018)

Valerio Mastandrea come attore ormai lo conosciamo tutti e lo abbiamo sempre apprezzato per la sensibilità, per la capacità di entrare in empatia con i personaggi che interpreta: per questo motivo la sua recitazione è così valida. Ora, con tutta l’esperienza accumulata come attore, il nostro Valerio prova il grande salto e si mette dietro la macchina da presa, con ottimi risultati.

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Recensione “La Donna Elettrica” (“Kona fer í stríð”, 2018)

Quello che l’uomo, o meglio, un ristretto numero di uomini di potere, sta facendo al nostro pianeta è un crimine, non si potrebbe definire in altro modo. Eppure le nostre battaglie quotidiane (comprese quelle di chi scrive) sono altre, troppo distratti dalle nostre mille, legittime, occupazioni. Non è così per Halla, la tenace protagonista di questo film islandese, spericolata e determinata nelle sue azioni di sabotaggio contro le multinazionali che stanno devastando la sua splendida isola.

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Recensione “Un giorno all’improvviso” (2018)

Poche cose mi danno soddisfazione come quando mi trovo davanti ad un esordio cinematografico così ben realizzato, ispirato, girato benissimo e con degli interpreti straordinari. Ancor più bello è quando l’esordio in questione è quello di un regista italiano, in questo caso Ciro D’Emilio, classe 1986, che regala una boccata d’aria fresca ad una cinematografia spesso troppo concentrata nel raccontare le vite dei piani alti della borghesia romana o al contrario quelle di disperati costretti alla criminalità. Il regista è bravo ad allontanarsi dagli scivoloni dei cliché, scegliendo di raccontare una storia d’amore tra madre e figlio, di passione, di vite sì difficili ma al tempo stesso piene di sorrisi.

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Recensione “Bohemian Rhapsody” (2018)

Quando andavo alle scuole elementari un bel giorno mi capitò di conoscere una band che mi fece scoprire il significato della parola “Musica”, per me un concetto fino ad allora limitato alle pur bellissime sigle dei cartoni animati. Ovviamente parlo dei Queen, dei tempi degli speciali su VideoMusic (il canale televisivo con la grande M verde, qualcuno della mia generazione se lo ricorderà), dei tempi in cui a 9 anni durante le gite scolastiche mi sedevo sul pullman con un piccolo walkman e una selezione di cassette con gli album della band registrati sopra. Per tutti questi motivi l’idea di un film sui Queen da un lato mi stuzzicava, dall’altro mi terrorizzava. Tuttavia è bastato vedere la carrellata d’apertura che segue Rami Malek sul palco di Wembley per rilassarmi: “Questo film sa il fatto suo”, ho pensato. Ed è proprio così.

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