Recensione “Il profeta” (“Un prophete”, 2009)

Centocinquanta minuti di grande impatto, Audiard colpisce alle viscere e le tiene strette in pugno per tutta la durata del film. Il profeta del titolo sibillino è un antieroe del mondo contemporaneo, un giovane arabo che attraverso la sua mala-educazione riesce a comunicare un grande messaggio: osservare ciò che ci circonda per imparare a vivere. Da qui la scalata al potere di un piccolo grande uomo, un Tony Montana al contrario, capace di fare della razionalità e dello spirito di adattamento le sue grandi armi di difesa, e conseguentemente di offesa.

Il giovane arabo Malik è stato condannato a sei anni di carcere. Appena arrivato in prigione viene preso di mira dal capo di una gang corsa, che sdegna la sua fragilità e la sua diversità razziale. Il ragazzo osserva in silenzio e impara alla svelta; non è ben visto dai corsi, che lo considerano un arabo, né dagli arabi, che lo considerano un servo dei corsi. Giorno dopo giorno però riuscirà ad ottenere sempre più rispetto, fino a conquistare la fiducia del boss per mettere a segno il suo ardimentoso piano.

Audiard realizza un film vero, audace e potente, lanciando un volto sconosciuto alla ribalta. Un film che inevitabilmente sarà penalizzato dal doppiaggio italiano, laddove in originale si dimena tra il dialetto corso (usato come codice di comunicazione della gang all’interno del carcere), l’arabo (una delle forti identità presenti nel film), e ovviamente il francese. Malik non si sente schierato né da una parte né dall’altra, è semplicemente se stesso («lavoro per me», ripete continuamente a chi lo accusa di essere lo schiavo del boss), con le sue ambizioni e il desiderio di uscirne sempre fuori a testa alta. Ma, come direbbe Norberto Bobbio, “il mestiere del profeta è pericoloso, ognuno di noi proietta nel futuro le proprie aspirazioni e inquietudini, mentre la storia prosegue il suo corso, indifferente alle nostre preoccupazioni”. Tuttavia non c’è bisogno di un profeta per sapere che questo film avrà lunga vita nei ricordi di chi ama il cinema vero.

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