La 63° edizione del Festival di Cannes si è conclusa quest’oggi: il mio avatar ha festeggiato la vittoria di Elio Germano buttandosi nelle acque della Costa Azzurra, una vera soddisfazione internazionale per il cinema italiano e per l’Italia. Sì, certo, sarebbe il caso di commentare anche gli altri premi assegnati, ma in questo momento non posso fare a meno di esaltarmi per la strepitosa conquista del nostro grande Elio, che il mio avatar ha incrociato poco prima della premiazione. Che vi avevo detto ieri? “Tra gli attori sembra scontato il premio a Javier Bardem per lo stesso “Biutiful”, anche se l’Elio Germano visto ne “La nostra vita” sembra essere tra i favoriti”: e così è stato. Già, perché il nostro attore ha vinto in ex-aequo con uno dei più grandi interpreti dell’ultimo decennio, Javier Bardem, straordinario anche nel film di Inarritu. La dedica di Elio Germano è un altro piccolo capolavoro, che chiude questa bella giornata di sole e il Festival di Cannes con un motivo in più per sentirsi soddisfatti (nonostante la censura del Tg1, che ha tagliato il discorso di Elio): «Siccome i nostri governanti in Italia rimproverano sempre al cinema di parlare male della nostra nazione, io volevo dedicare questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia un Paese migliore nonostante la loro classe dirigente». Monumentale.
Il miglior film, sorpresa totale del festival (ma da una giuria presieduta da Tim Burton ci si poteva aspettare davvero di tutto), è stato il tailandese “Lung Boonmee Raluek Chat” di Apichatpong Weerasethakul, che tradotto in inglese è stato chiamato “Uncle Boonmee who can recall his past lives”, che è stato presentato venerdì scorso ma che il mio avatar non si è filato di striscio (e chi se l’aspettava potesse vincere?). Il Gran Premio della Giuria è andato a “Des Hommes et des Dieux”, uno dei film più interessanti visti a questa edizione del Festival, edizione piuttosto sotto la media e sotto le attese, ma comunque densa di proposte interessanti. A far compagnia ai migliori attori Elio Germano e Javier Bardem c’è l’attrice di “Copia conforme”, ovvero la bella Juliette Binoche, il testimonial del festival (sui manifesti c’era il suo volto ma va bene così). La sceneggiatura migliore è quella del coreano “Poetry”, il miglior regista è Mathieu Amalric (altra sorpresa) per “Tournée”, mentre il premio della giuria è andato a “Un homme que crie”.
Tante le sorprese dunque, anche per quanto riguarda gli esclusi: “Another Year” di Mike Leigh sembrava potesse agguantarsi almeno un premio, soprattutto per quanto riguarda il miglior film, ma così non è stato, quindi applausi per il vincitore. Il mio avatar forse resta in Francia ancora per un po’, lo lascio libero di godersi un po’ di ferie dopo questi giorni di lavoro, mentre la vita romana continua. In attesa dell’inizio della rassegna “Cannes a Roma”, dichiaro concluso il mio diario dalla Croisette, e lascio il mio avatar libero di vagare per il mondo, fino al prossimo festival…


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