Recensione “It” (1990)

Vedere la miniserie televisiva di Tommy Lee Wallace subito dopo aver letto le 1315 pagine del romanzo di Stephen King è un po’ come trovarsi davanti ad un immenso buffet e mangiare soltanto un pezzo di pane. Strano, ad ogni modo, come le percezioni e le emozioni provate davanti a un film possano cambiare con il passare degli anni. Ci sono pellicole che non invecchiano mai, altre che invece sentono pesantemente il passare del tempo: It è senza dubbio una di queste, alla quale va comunque il merito di essere apparso terrificante negli anni in cui è stato proposto sui nostri schermi televisivi, spedendo il meraviglioso Pennywise di Tim Curry dritto dritto nei nostri incubi peggiori (e soprattutto in un immaginario collettivo che dopo di lui non ha più avuto un grande personaggio horror al quale affidarsi). Un film tv a basso budget, ultra censurato a causa proprio della destinazione televisiva, capace però di diventare l’ultimo grande cult degli anni 80 (anche se è del 1990, il mood del racconto è senza dubbio figlio del decennio precedente, al quale appartiene anche il romanzo di Stephen King).

Nel 1960, nella città di Derry, nel Maine, una mostruosa creatura, che si palesa sotto le sembianze di un clown, terrorizza la città uccidendo bambini, tra cui il piccolo Georgie, fratello di Bill Denbrough. L’estate successiva Bill, accompagnato da altri sei amici (la banda dei Perdenti) riesce a sconfiggere il mostro, promettendo a loro stessi che se It un giorno dovesse tornare i sette si sarebbero ritrovati ancora per ucciderlo definitivamente. Nel 1990 Mike Hanlon, unico dei Perdenti ad aver continuato a vivere a Derry, ritrova una foto del piccolo Georgie vicino al luogo in cui è stata uccisa una bambina. Capisce che Pennywise è tornato: è il momento di richiamare i suoi vecchi amici per onorare la promessa che avevano fatto da piccoli.

Al netto di alcune sequenze meravigliose (le apparizioni di Pennywise rubano inevitabilmente la scena, in particolare nel momento in cui minaccia i Perdenti dall’interno di una vecchia fotografia), il film, o miniserie che dir si voglia, paga decisamente il debito con la sua scarsa qualità tecnica: scritto piuttosto male (succede tutto troppo velocemente), senza grandi intuizioni di regia, senza interpretazioni (né attori) memorabili (a parte il già citato Tim Curry). In questo caso il film annunciato per il 2017 desta molta curiosità, perché si tratterà della prima vera e propria trasposizione cinematografica del romanzo, già annunciata come due film decisamente splatter e spaventosi. In un’epoca in cui non c’è più nulla che può far davvero paura, riuscirà il mito di Pennywise ad imporsi nuovamente come tormentone horror? Nel frattempo, non possiamo far altro che ricordarlo così: “Sono l’incubo peggiore che abbiate avuto, sono il più spaventoso dei vostri incubi diventato realtà, conosco le vostre paure, vi ammazzerò ad uno ad uno”. Parola di Pennywise.

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Una risposta a “Recensione “It” (1990)”

  1. Avatar Pendolante

    Ho visto ieri sera IT al cinema e ho visto più volte la miniserie del 90 il cui finale è da cancellare dalla storia dei finali. Devo dire che ispiri sera sono tornata a casa spavenatata e soddisfatta. Non è una gran recensione, ma di pancia a me è piaciuto

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