“Altered Carbon”: Le Catene della Colpa (Episodio 1×01)

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[Recensione NO SPOILER] Appena sbarcata su Netflix, la serie “Altered Carbon” racconta un futuro distopico che ha moltissimi debiti con il padre del genere, Philip K. Dick. A livello visivo è impossibile infatti non pensare a “Blade Runner”, con la sua gigantesca città tecnologica, piovosa, dove il confine tra la realtà e il digitale è talmente sottile da perdercisi nel mezzo. La Bay City della nuova serie Netflix non sembra dunque tanto diversa dalla Los Angeles del film di Ridley Scott, allo stesso modo la società di “Altered Carbon” ricorda quella di un altro racconto di Dick, “Minority Report”, la cui trasposizione per il grande schermo fu affidata a Steven Spielberg. Al di là dei riferimenti e degli omaggi, inevitabili quando ci si occupa di fantascienza distopica, la serie creata da Laeta Kalogridis (tratta da un romanzo cyberpunk di Richard K. Morgan) fa il possibile per vivere di vita propria, in un mondo dove la morte non è la fine e dove il corpo umano è una semplice custodia per la coscienza.

Cercherò di spiegarmi meglio: siamo nel 2384, l’identità umana può essere immagazzinata su un supporto digitale trasferibile da un corpo all’altro (le cosiddette custodie). Gli esseri umani possono dunque sopravvivere alla morte fisica, in più i loro ricordi e la loro coscienza possono essere trasferiti in corpi nuovi. Takeshi Kovacs, un ex militare, viene ucciso e inserito in un nuovo corpo per volere del milionario Laurence Bancroft, un uomo di 500 anni che si è apparentemente suicidato. L’uomo è convinto di essere stato assassinato e vuole ingaggiare Kovacs per indagare sui fatti.

Dopo aver visto solo una puntata non è facile capire dove può arrivare il potenziale di questa serie, la prima impressione è che si tratti di un lavoro certamente intrigante ma per certi versi un po’ troppo freddo, senza attori particolarmente carismatici o trovate sorprendenti. Come ho detto è intrigante, ha un potenziale molto ampio e i suoi continui flashback lasciano intendere che c’è ancora moltissimo da scoprire. Il livello del pilota è buono, niente di particolarmente originale, ma gli amanti del genere troveranno certamente del pane per i loro denti. Mi riservo ulteriori giudizi a visione completa, c’è ancora molto da vedere (sono 10 puntate da 50 minuti l’una) e sono curioso di verificare dove andrà a parare. Chissà cosa ne avrebbe pensato Philip Dick…

UPDATE: Dopo aver visto tutta la prima stagione sono costretto a confermare quanto detto dopo la prima puntata: prodotto freddo, senza attori particolarmente carismatici, buono quando tenta la via del noir fantascientifico ed è interessante lo scenario socio-economico, ma per quel poco di arrosto il fumo è decisamente troppo. Anche se mi sono innamorato di Ortega direi che la serie per me è bocciata.

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