Capitolo 235

shutterisland

Eccoci a febbraio. Tempo di recuperi in vista degli Oscar ma è anche tempo di uscire un po’ di casa, visto che a Roma l’inverno non è mai arrivato, anzi, nel cortile di casa le mimose sono già in fiore. In queste ultime due settimane, come potete vedere, il blog è cambiato, così come la grafica: è tutto più bello (spero) e più grande, ma ovviamente a non cambiare, purtroppo per voi, sono i contenuti. In compenso ci sono tante immagini in più (da buon fotografo non posso resistere al loro richiamo visivo) e qualche altra cosetta che vi lascio scoprire da soli. Bene, dopo questo breve riassunto delle novità vi lascio finalmente al motivo per cui immagino che siate qui: i film.

Shutter Island (2010): L’unica volta in cui avevo visto questo film di Scorsese era stata alla Berlinale di otto anni fa, in cui l’avevo amato davvero moltissimo. Da quando è su Netflix ci sono spesso passato davanti con la tentazione di rivederlo, finché non l’ho giustamente fatto. Sicuramente conoscere già la rivelazione finale è un peccato, ma la bellezza del film resta intatta: il senso di angoscia, la paranoia. Attori superbi e poi Scorsese, che ve lo dico a fare.

La La Land (2016): Qualche sabato fa il cinema Avorio, un cineclub del Pigneto che purtroppo il 31 gennaio ha dovuto chiudere i battenti, ha organizzato una serata composta da proiezione film e a seguire concerto jazz/swing: pensavo fosse arrivato il momento di affrontare di nuovo questo film, dopo il fiume di lacrime versato un anno fa. Le condizioni della proiezione erano un po’, come dire, scadenti (soprattutto l’audio), ma la bellezza del film è rimasta totale, anche se stavolta non ero nel mood da lacrima. Uno dei film più belli del decennio, qua lo dico e qua lo confermo.

Il filo nascosto (2017): Paul Thomas Anderson si è meritatamente conquistato il pregio di essere un autore da amare anche quando qualcosa non ci convince, motivo per cui, nonostante la svolta finale che non ho particolarmente amato, non posso che parlar bene di questo film. Daniel Day Lewis è talmente immenso che mi lascia senza parole, inoltre la regia di PTA è davvero incredibile: anche se non ho apprezzato la storia fino in fondo, non posso fare a meno di affermare che si tratta di un grande film.

Un sogno chiamato Florida (2017): Che sorpresa! Che sorpresa davvero. Sean Baker, come aveva già dimostrato in “Tangerine”, è un grandissimo regista, e questo suo nuovo “The Florida Project” (che uscirà in sala in primavera) è una delle cose più belle ed emozionanti che vedrete al cinema quest’anno. Bastano cinque minuti per innamorarsi di questo film e la piccola Brooklynn Prince è senza dubbio l’attrice rivelazione del decennio. Film straordinario, non vedo l’ora di rivederlo.

Chiamami col tuo nome (2017): Ammetto che ho cominciato a vedere questo film con qualche pregiudizio, perché ormai sembra che basti fare un film a tema gay per essere innalzati nell’Olimpo del cinema (tipo “Moonlight”). Niente, Guadagnino mi ha fatto rimangiare tutto: si tratta di un film bellissimo, emozionante, nostalgico, raccontato in maniera molto sincera e dolce. Molto bello.

Band à part (1964): Ricordo di aver visto questo film di Godard in un piccolo cineclub di Parigi, una piovosa sera di otto anni fa, quando la mia vita si concesse una parentesi di un paio di mesi nella Ville Lumiere. Che bello rivederlo oggi, ritrovare Odile, Frantz e Arthur, ballare con loro e correre per il Louvre. Il prossimo 12 febbraio “Band à Part” esce per la prima volta nei cinema italiani (in versione restaurata): non perdetevelo.

floridaproject

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