Recensione “Bande à Part” (1964)

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Era il 2010 quando una giovane versione di me stesso vagava per Parigi di notte in quella breve parentesi di pochi mesi in cui la mia vita apparteneva a quella città. In un cineclub vicino alla Sorbona, la Filmotheque du Quartier Latin, proiettavano Bande à Part, film del 1964 di Jean Luc Godard, reso celebre dalla corsa al Louvre omaggiata dai sognatori di Bertolucci. Un’ora e mezza più tardi mi ritrovai a danzare sui marciapiedi parigini, colto da un’improvviso soffio di leggerezza: era stato il film a darmi quelle sensazioni. Tutto questo preambolo per annunciare una splendida notizia: Bande à Part, finora inedito nelle sale italiane, arriva finalmente al cinema in versione restaurata grazie a Movies Inspired. Il 12 febbraio sarà l’occasione per conoscere Odile, Frantz e Arthur, per ballare insieme a loro, per correre tra le sale del Louvre e battere finalmente il record di quell’americano di San Francisco.

La giovane e ingenua Odile rivela ad un suo compagno di classe, Frantz, che il pensionante di sua zia Victoria possiede moltissimo denaro nascosto in casa. Frantz racconta tutto al suo amico Arthur e i due progettano così di compiere una rapina. In attesa del momento giusto, i due amici cercano di convincere la ragazza a partecipare al colpo: per farlo dovranno corteggiarla e provare a farla innamorare.

C’è qualcosa che la Nouvelle Vague francese è riuscita a cogliere, con le sue canaglie, i suoi amori, la sua musica, le sue lunghe corse: la drammatica leggerezza della vita, o forse la sua ingenua drammaticità. E, mentre balliamo sulle note di un vecchio swing, ascoltiamo ancora una volta la voce fuori campo raccontarci le emozioni dei protagonisti: “Arthur si guarda continuamente i piedi, ma pensa alla bocca di Odile, ai suoi baci romantici; Odile si chiede se i due ragazzi hanno notato i suoi seni che ballano ad ogni passo sotto il golf; Frantz pensa a tutto e a niente, non sa se è il mondo che sta diventando sogno o il sogno a diventare mondo”. 12 febbraio: segnatevi questa data, perché arriva finalmente al cinema una delle storie più folli, naif e indimenticabili del cinema francese.

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