Capitolo 239

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La vita di un cinefilo è strana: nello scorso capitolo per mettere insieme cinque film ci sono volute un paio di settimane. Adesso invece, complici le vacanze di Pasqua, dopo già una settimana mi ritrovo con sette film di cui parlare, quattro dei quali appartengono ai mirabolanti anni 80 (sarà la febbre “Ready Player One”, sarà un po’ di nostalgia). Tra l’altro la prossima settimana ci sono i cinemadays, quattro giorni di cinema a 3 euro (da lunedì 9 a giovedì 12). Prevedo scorpacciate.

La ragazza della canzone (2017): Niente di più che un pretesto per mostrare il surreale raduno annuale che si svolge nel deserto del Nevada, il celebre “Burning Man”, un festival di musica, gioia e follia totale. In questo contesto, bellissimo, si svolge una storia romantica scialba e senza particolari fremiti. Decisamente evitabile (è su Netflix).

Ready Player One (2018): Spielberg realizza un film molto furbetto e paraculo, ma decisamente geniale. Non sarebbe niente di eccezionale se non ci fosse tutta quella incredibile quantità di cultura pop anni 80/90 che è stata il pane della nostra infanzia. Ed è solo per questo che funziona (ma non è poco). Bello.

I predatori dell’arca perduta (1981): Sabato di Pasqua, tanta pioggia, l’idea di una bella doppietta cinematografica. Si (ri)parte da Spielberg e dalla magia di Indiana Jones, uno di quelli che potresti vedere ogni settimana e non stufarti mai. E ricordate: i datteri fanno male.

Ghostbusters (1984): La maratona va avanti con uno dei miei tre capolavori preferiti di questo decennio. Ecco, se c’è un film che non mi stancherò mai di vedere quello è proprio “Ghostbusters”: è tra le pellicole che ho visto più volte in vita mia, insieme a, non so, “Lo chiamavano Trinità”, “I Goonies” e “Guerre Stellari” probabilmente. Scusate, ora torno alla mia collezione di spore, muffe e funghi.

Top Gun (1986): Domenica mattina mi stavo mettendo il giacchetto di pelle e, tanto per fare un po’ il deficiente, ho preso i Ray-Ban e ho cominciato a canticchiare “Take my breath away”. La canzone mi è rimasta in testa tutto il giorno e casualmente la sera facevano in tv proprio “Top Gun”: è stato impossibile non rivederlo, era destino. Sarà un film decisamente coatto, uno di quei film che oggi non andrei mai e poi mai a vedere al cinema, ma è sempre un cult. “Fiamme in cielo, lampi di fuoco”!

Labyrinth (1986): Parlando di cult, eccone uno che da piccolo avevo sempre visto a mozzichi e bocconi, mai completamente. Era arrivato il momento di recuperarlo per bene e questo weekend dedicato agli anni 80 è stato l’occasione migliore. Che dire, grandioso: Jennifer Connelly che si muove in questo magico labirinto, metafora del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, tra mostri, enigmi e un David Bowie dalla capigliatura discutibile. Bellissimo.

Starship Troopers (1997): Qualcuno ha parlato di film coatti? Ecco un esempio di fantascienza d’intrattenimento, in un mondo destrorso e goffamente totalitario, ma comunque divertente. Da un mondo lontano, insetti enormi e intelligenti attaccano la Terra: sarà guerra senza esclusione di colpi tra l’esercito terrestre e i mostri alieni. Ho sempre trovato divertente il fatto che tutti i protagonisti, attori statunitensi, nel film vengano spacciati per abitanti di Buenos Aires. E pensare che questo film ce l’ho in dvd: da ragazzino non sapevo proprio come spendere i soldi. A suo modo, un piccolo cult anche questo.

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