Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 7

Stan-and-Ollie

Oggi sono stato praticamente sequestrato dalla Sala Petrassi: vi sono entrato alle 8.40 e ne sono uscito alle 15.30. Cosa sarà mai successo in queste 7 ore? Beh, è esattamente quanto mi accingo a raccontarvi. Tra proiezioni e conferenze stampa, quella di oggi è stata decisamente una giornata ricchissima di eventi, che un po’ ha dato l’impressione che la Festa del Cinema di Roma fosse tornata ai fasti di un tempo, quando ogni giorno avevamo la possibilità di incontrare attori di un certo livello e vedere ottimi film. E poi anche oggi, come ai vecchi tempi, c’era lui: Viggo Mortensen (sarà la terza o quarta volta che me lo ritrovo qui all’Auditorium, è sicuramente l’attore straniero più legato alla Festa del Cinema!).

Dopo una settimana sono tornato a prendere la metro e devo dire che è stata una mattinata perfetta (al di là del timore nel prendere le scale mobili, dopo quanto successo ieri sera): alle 7.45 la metro B era quasi vuota, il cambio a Termini (per chi non lo sapesse è normalmente usato come sinonimo di “Inferno in terra”) è stato piuttosto agevole e a Flaminio il tram era vuoto. Di solito una premessa così paradisiaca è rovinata da un film orribile e invece no:  il film delle 9, “Green Book”, è stato uno dei migliori visti sinora al Festival. Arrivato a Roma con il pregio di aver vinto il premio del pubblico a Toronto, il film di Peter Farrelly (sì, quello di “Scemo e più scemo” e “Tutti pazzi per Mary”) è uno splendido racconto di amicizia tratto da una storia vera. Negli anni 60 un buttafuori italo-americano, intrallazzatore e chiacchierone, per sfamare la famiglia accetta di lavorare per due mesi come autista di un celebre pianista nero, in tour negli Stati del Sud. Tra l’italiano sbruffone e ignorantello Viggo Mortensen e l’intellettuale e raffinato pianista Mahershala Ali la convivenza è dapprima complicata: i due però trovano ben presto il modo d’intendersi, anche grazie alla capacità di Viggo di difendere Ali dal razzismo del sud, e alla dialettica dell’altro nell’aiutare il primo a scrivere delle romantiche lettere alla moglie rimasta a New York. Il film innanzitutto fa molto ridere (anche se temo che sarà rovinato dal doppiaggio, visto che in molti momenti Viggo Mortensen e altri personaggi parlano un italiano esilarante), ma non si tratta di una commedia, assolutamente. Un road movie simpatico e a tratti emozionante, forse un po’ troppo politically correct, ma talmente ben scritto e ben interpretato da non pensarci neanche più di tanto. Da vedere (uscirà nei cinema a gennaio).

Alle 11 è stata la volta di “Stan & Ollie”, anteprima mondiale della Festa del Cinema (un bel colpo, vista anche la presenza di Steve Coogan e John C. Reilly all’Auditorium). Il film racconta l’ultimo tour teatrale del celebre duo comico, ormai arrivato agli sgoccioli della carriera, ma ancora pieni di voglia di far ridere le persone. Anche questa è la storia di un’amicizia e come tale è un racconto pieno di rimpianti, rancori ma anche di grande affetto. Coogan e Reilly sono perfetti e assolutamente credibili nei panni di Stanlio e Ollio: in questo caso devo dire che vedere il film in lingua originale ha un po’ penalizzato la visione di uno spettatore italiano come me, abituato all’accento inconfondibile degli storici doppiatori italiani (ai tempi Alberto Sordi e Mauro Zambuto, ma ce ne furono moltissimi). Ad ogni modo è un film molto buono che racconta uno spaccato inedito del duo, alle prese con gli ultimi anni di una carriera straordinaria.

Finite le proiezioni è stata la volta delle conferenze stampa, sempre nella stessa sala. Per non perdere il buon posto a sedere guadagnato la mattina mi sono dovuto sorbire innanzitutto quella del nuovo capitolo di “Uomini che odiano le donne”, stavolta firmato da Fede Alvarez (di cui ho detestato il remake de “La Casa”). In conferenza, oltre al regista e al Borg di “Borg/McEnroe”, anche Claire Foy, celebre per la serie “The Crown” e che vedremo presto nel nuovo film di Damien Chazelle. Subito dopo è stata la volta di un’attrice che ha fatto epoca: Sigourney Weaver, protagonista in serata di un incontro con il pubblico (al quale però non ho avuto tempo di assistere). La nostra Dana dei “Ghostbusters” (“Non c’è nessuna Dana, c’è soltanto Zool!”), per molti la Ellen Ripley di “Alien”, si è presentata in conferenza stampa vestita da insalata, però ha dato sfoggio di tutte le sue qualità: eloquenza, classe, dolcezza e forza al tempo stesso. Non c’è che dire, Sigourney ha dato davvero l’impressione di essere una donna con le palle, ascoltarla mi ha fatto pensare che si tratta di una persona con cui sarebbe interessante fare due chiacchiere davanti a un drink. Peccato non aver potuto assistere all’incontro con il pubblico dove si è emozionata nel dire che “abbiamo bisogno di storie, abbiamo bisogno di arte, ora più che mai”. Quanto è vero.

Dopo Sigourney è arrivato Viggo Mortensen per presentare il film di cui vi ho parlato poco fa. Nel 2006, alla prima edizione della Festa, Viggo è stato il primo attore che ho intervistato in vita mia (da qualche parte su youtube ci deve ancora essere la prova di tutto ciò, ma vi risparmio il link), motivo per cui sono sempre molto affezionato a lui, anche perché, come dicevo, viene qui alla Festa del Cinema praticamente ogni due o tre anni (l’ultima volta è stata due anni fa con “Captain Fantastic”). Il nostro Aragorn parla un ottimo italiano (ma davvero ottimo) e ha affermato che non sarebbe male lavorare in un film italiano, nonostante la sfida rappresentata dalla lingua (una cosa è parlare bene, un’altra è recitare un intero film). Viggo ha parlato di “Green Book” come di un film importante, di una storia che arriva dal passato per aiutarci a capire il presente.

Ultimo appuntamento di giornata (per me) è stato con gli attori di “Stan & Ollie”, ovvero Steve Coogan e John C. Reilly (quest’ultimo totalmente sopra le righe, ha dato spettacolo per tutta la durata dell’incontro). Il momento più memorabile è stato quando Reilly si è proposto come futuro doppiatore italiano del film dicendoci probabilmente l’unica frase che conosce nella nostra lingua (“Cosa fa una bella ragazza come te in un postaccio come questo?”), scatenando l’ilarità del pubblico. L’attore americano ha poi fatto una dichiarazione d’amore nei confronti della Festa di Roma: “Che ci fate con il Festival di Venezia quando avete un posto così [l’Auditorium] in una città così bella?”.

La mia giornata si è così conclusa a metà pomeriggio, quando ho deciso che fosse ora di tornare a casa a mangiare qualcosa, con ormai il sedere a forma di poltroncina della Sala Petrassi. Da segnalare quest’oggi anche un documentario dedicato a Francesco De Gregori e un nuovo incontro tra Martin Scorsese e il pubblico in occasione della proiezione del film “San Michele aveva un gallo”, dei fratelli Taviani. Mentre mi allontanavo dall’Auditorium mi sono imbattuto proprio in Paolo Taviani, a un metro da me, e poco dopo ho incontrato Laura Morante che a grandi falcate si avviava verso la sala. Il bello dei Festival è anche questo. Presto vi farò vedere anche qualche mia foto ai protagonisti della Festa del Cinema. A domani.

Green Book

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