Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 9

aprivatewar

Penultimo giorno. Il temuto sciopero-day, che ha obbligato un po’ tutti a muoversi in macchina per raggiungere l’Auditorium. Come fare quando 4 milioni di romani (ok, forse un po’ meno…) si riversano in strada nella stessa fascia oraria in cui devi uscire anche tu? Semplice: si esce mezzora prima del previsto. Ed eccomi dunque, con il cd di “La La Land” nello stereo, on the road su Lungotevere alle 7.40, fantasticando su una versione romana della scena di “Another Day of Sun”, con gli automobilisti sopra il cofano a cantare e ballare. Non è successo niente di tutto ciò purtroppo, anche perché di traffico ne ho trovato fortunatamente poco. Il più era fatto: ora non restava che vedere i film di oggi.

Alle 9 appuntamento con “American Animals”, altro film proveniente dal Sundance (che non toppa proprio mai) e successone al botteghino statunitense, dove è stato distribuito addirittura a giugno. Si tratta di una delle rapine più maldestre della storia del cinema, con alcuni ragazzi di un college del Kentucky che tentano di rubare alcuni libri rarissimi dalla biblioteca della facoltà. La cosa interessante è che la voce narrante è praticamente affidata ai veri protagonisti di quella rapina, intervistati per l’occasione, espediente che pone il film su un doppio piano, in costante equilibrio tra documentario e finzione. La storia è talmente assurda e strampalata che quasi non ci vorresti credere, ti senti quasi in colpa per loro e speri fino all’ultimo che cambino idea e tornino alle loro vite studentesche. Invece la combinano grossa, ma non vi dico di più perché troverete il film in sala distribuito da Teodora Film.

Alle 11, scartata l’ipotesi “Ben is back”, film con Julia Roberts che però non avevamo modo di vedere visto che la proiezione era riservata alle scuole, ci siamo lanciati sulla seconda proiezione stampa della mattinata, “A private war” con Rosamund Pike nella parte della celebre corrispondente di guerra Marie Colvin. Come ogni film che parla di giornalisti o fotografi di guerra, è un racconto tosto, doloroso, che ti fa stare tutto il tempo a pensare “ma chi diavolo gliel’ha fatto fare?”. Il film restituisce piuttosto bene la follia e il coraggio dietro ad uno dei mestieri più duri del mondo, il reporter di guerra, non apparendo mai retorico o ricattatorio. Non tutto funziona a dovere, ma è un bel film, non si può negare, Rosamund Pike inoltre è molto brava.

Nel pomeriggio ho recuperato il film di Barry Jenkins che tanto avevo bistrattato senza ancora vederlo, “If Beale Street Could Talk”. Allora, devo ammettere prima di tutto una cosa: mi sono appisolato in un paio di occasioni, quindi il mio giudizio non può essere proprio preciso. Ad ogni modo non mi è sembrato un brutto film, ha dei cali di ritmo abbastanza vistosi, ma non era male, soprattutto grazie ad una fotografia e ad un’eleganza cromatica meravigliosa (un’esplosione di rossi, gialli e verdi che mi ha fatto davvero godere). Da fotografo quando vedo un film così ben realizzato dal punto di vista dell’illuminazione e dei colori, provo davvero un’estasi fuori dal normale. La sceneggiatura è forse il punto debole: un uomo di colore viene arrestato con la falsa accusa di stupro. La sua donna, incinta, fa di tutto per trovare il modo di scagionarlo prima che nasca loro figlio. La vicenda salta continuamente tra il presente e il passato e da questo punto di vista appisolarmi non mi ha aiutato a comprendere pienamente il senso di alcune scene. Colpa mia. Comunque stavolta Jenkins si merita la sufficienza e io in parte ritiro le cose brutte che avevo detto di lui qualche giorno fa, perché solo gli scemi non cambiano mai idea.

Un elemento di questo festival piuttosto importante è stato la riproposizione di alcuni grandi film restaurati: in questi giorni sono stati proiettati capolavori di ogni tipo, dai film di Peter Sellers (“La pantera rosa”, “Lolita” o “Il Dottor Stranamore”), dai capolavori italiani (“Bellissima”, “8 e 1/2” o “La grande guerra”) a film meravigliosi come “Chinatown” oppure “C’era una volta in America”. Purtroppo ci sono così tante cose inedite da vedere che poi quando arriva il momento di vedere un film già visto pensi di evitarlo per far riposare testa e occhi. Un vero peccato, anche perché oggi pomeriggio “La grande guerra” me lo sarei rivisto proprio volentieri.

Domani ultimo giorno, ultima sveglia alle 7 (evviva!) ma anche ultimo film da vedere (il nuovo di Paolo Virzì). Come al solito, nonostante sia contento di poter tornare alla mia vita, al mio lavoro e a tutto il resto, c’è sempre un po’ di malinconia per i film non visti, il poco tempo passato con le persone che conosco, le poche fotografie che sono riuscito a fare (ogni anno mi prefisso di fare grandi reportage e alla fine, tra una cosa e l’altra, mi trovo a fotografare sempre gli stessi quattro soggetti, ritenterò il prossimo anno). Domani ultimo giorno allora, ultimo diario dalla Festa del Cinema con bilanci, giudizi, rimpianti e tutte quelle cose che si fanno alla fine di qualcosa. Il sonno che ho non lo potete immaginare. A domani.

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