Capitolo 257

Gennaio è un mese troppo freddo per starsene in giro di sera a fare vita sociale. Al contrario ciò che va fatto è entrare in una bella stanza riscaldata con un telecomando in mano e lasciarsi ipnotizzare dal dio streaming, sacrificare due-tre ore al suo altare e restare fermi sul divano finché non è ora di andare a nanna. Questo è stato più o meno l’andamento delle mie serate in queste prime due settimane del 2019. Chi ben comincia…

Last Flag Flying (2017): Uno dei film più belli che ho visto negli ultimi anni non è neanche uscito al cinema. Steve Carell, Bryan Cranston e Laurence Fishburne al servizio di Richard Linklater, che purtroppo non è ancora riuscito a risolvere il tipico difetto dei suoi film: il fatto che, a un certo punto, finiscono. Alla seconda visione confermo tutto ciò che di buono avevo detto due anni fa. Guardatelo, è su Prime.

La forma della voce (2016): Discreto anime giapponese, dalla storia piuttosto emozionante ma che a tratti è pesante come un macigno. L’ex bullo, che alle elementari faceva a pezzi la compagna sordomuta, da grande cerca di rintracciarla per redimersi. Bello, però che “pigna”!

Funny Ha Ha (2002): Erano anni che cercavo questo film, una pellicola di quasi vent’anni fa che ha dato il via definitivo al genere mumblecore, che mi ha sempre affascinato. Finalmente l’ho visto (in inglese con sottotitoli in francese…) e, per quanto scarno da ogni punto di vista, mi ha fatto venire una voglia assurda di scendere in strada con la macchina da presa e di girare un film tutto dialoghi e vita da trentenni. Non lo farò (per vostra fortuna), ma la voglia ancora ce l’ho.

La donna che visse due volte (1958): Cosa posso dire su “Vertigo” che non sia già stato detto e ridetto? Erano tanti anni che non lo vedevo ed è sempre stato uno dei miei preferiti di Hitchcock. Quei colori, quelle ambientazioni, quelle scene. Una delle più assurde storie d’amore mai viste al cinema. Che film!

Un pesce di nome Wanda (1988): Recupero fondamentale di un film che non avevo mai visto. Fa semplicemente piegare in due dalle risate, Kevin Kline è esilarante, a livelli altissimi (vinse pure l’Oscar). Nel cast anche Cleese e Palin, membri dei Monty Python e poi, vabbè, Jamie Lee Curtis! Geniale.

Bird Box (2018): Bah. Alcune scene non sono male, per quanto ricordino un mix tra “E venne il giorno” e “A quiet place”. Poi c’è ‘sta svolta narrativa in cui (SPOILER) i pazzi possono girare tranquillamente a occhi aperti ed è là che ho pensato: “Ma che cazzata!”. Più che Sandra Bullock sono gli spettatori che dovrebbero coprirsi gli occhi.

Vice (2018): Ok le serate passate tra Prime e Netflix, ma almeno una volta al cinema ci dovevo andare. Se dovete spendere i soldi per un film, fatelo per “Vice”: Christian Bale è da Oscar e il film colleziona alcuni momenti di pura genialità creativa. Poi ti mette pure i brividi per ciò che racconta, ma quello è un dettaglio…

SERIE TV: Per par condicio mi sono visto una serie su Netflix e un’altra la sto guardando su Prime. La prima è la nuovissima Sex Education, la quale, pur apparendo a tratti un po’ troppo adolescenziale, mi ha costretto a fare binge e a divorarmi i suoi 8 episodi nel giro di un weekend. Praticamente è la storia di un liceale sfigatello con la madre sessuologa (motivo per cui è ben informato sull’argomento), che per far colpo sulla gnocca alternativa della scuola si mette in società con lei aprendo una sorta di “clinica del sesso” per gli studenti del liceo, aiutandoli a superare le proprie difficoltà sessuali e i vari complessi-insicurezze-cose varie. Divertente, carina al punto giusto, senza troppe pretese. Niente di clamoroso, ma comunque piacevole. L’altra, che fortunatamente mi ha obbligato a vedere uno dei miei pusher cinematografici di fiducia, è La Fantastica Signora Maisel, di cui per ora ho visto solo tre episodi, ma che già ha messo in mostra tutte le sue doti: ironia alla Woody Allen, una protagonista strepitosa, personaggi di contorno perfetti. Classico esempio di una serie divertente e scritta non bene, ma benissimo.

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