Recensione “Noi” (“Us”, 2019)

“Funny Games” di Haneke incontra “Fear and Desire” di Kubrick: l’invasione domestica e nella vita quotidiana arriva proprio in un periodo storico in cui il lato oscuro di ognuno di noi emerge con più facilità, basti pensare alla deriva destrorsa e mostruosa che lentamente è uscita dalle fogne di un’Italia dove l’odio nei confronti del prossimo è all’ordine del giorno. C’è chi sa tenere a bada il proprio io-ombra, la bestia che dorme dentro, c’è invece chi la lascia uscire dall’anima, provocando disastri: in questo caso gli Stati Uniti di Trump sono il terreno di gioco ideale per il nuovo film di Jordan Peele, sempre sottile nell’analizzare la società statunitense all’interno di un film che, apparentemente, parla di tutt’altro.

Devo avervi confuso con questa premessa, quindi torniamo a noi, anzi a “Noi”. Nel 1986, mentre la tv parla di una curiosa catena umana in favore dei senzatetto e sugli scaffali ci sono vhs dei Goonies, una bambina si perde in un Luna Park, dove ha una brutta esperienza. Trent’anni più tardi la bambina è diventata la bravissima Lupita Nyong’o, oltre che una madre cazzuta. Con il marito bambacione e due figlioletti piuttosto svegli si concede una vacanza nella vecchia casa dei genitori, in California, dove lei stessa ha passato l’infanzia. La prima notte, fuori dalla porta, un uomo, una donna e due ragazzini si palesano alla porta di casa: si tratta dei loro doppi, dei cloni malvagi, delle “ombre”, dei veri e propri Doppelganger di lynchiana memoria che vogliono finalmente affermare la propria presenza nel mondo (a colpi di forbici, ma questo è un dettaglio). Quel che sembra un film basato sulla Home Invasion (con tanto di citazione del finale di “Funny Games”, uno dei capolavori del genere), si rivela ben presto un thriller molto più articolato e sorprendente.

Arrivano ora le note dolenti: il film mi è piaciuto, mi ha coinvolto il giusto, è costruito bene e tiene sul filo lo spettatore, spezzando la tensione con qualche nota ironica. Tutto bene quindi? Non proprio. La premessa su cui si basa tutta la storia è debolissima e lo spiegone nella sequenza finale invece di dissipare i dubbi fa storcere decisamente il naso: ad ogni modo si può passar sopra a tutto ciò, lasciandosi andare all’ottima fattura di questo thriller. Se ci riuscirete, sarete ricompensati.

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