Capitolo 261

“Aprile dolce vedereunbottodifilm”, diceva il proverbio, se non sbaglio. Grazie ai Cinema Days, ovvero alla settimana di cinema a 3 euro, ho recuperato un po’ di cose, anche se i veri botti di fine stagione devono ancora arrivare. Ad ogni modo in questo nuovo capitolo abbiamo la bellezza di 8 film di cui parlare, 7 dei quali li ho visti per la prima volta. Buona visione.

Under the Silver Lake (2018): Il regista dell’ottimo “It Follows” stavolta omaggia a piene mani Hitchcock e Lynch, mescolandoli alla letteratura paranoica di Pynchon: talvolta sembra perdersi nei suoi arzigogoli, ma ha una potenza visiva e un’attrazione difficilmente eguagliabili. Più assurdo che bello, tuttavia mi è piaciuto moltissimo.

Noi (2019): Jordan Peele può piacere o non piacere, ma è innegabile che i suoi film abbiano una forza visiva e una inquietudine sottile come pochi altri. Il suo ultimo film forse si basa su una premessa molto debole, ma è talmente ben realizzato da costringerci a passare sopra i suoi buchi.

Collateral (2004): Unico rewatch di questa “sessione”, si tratta di un film che adoro. Essendo uscito fuori da uno dei malcapitati fotografati per la serie Film People (seguite il blog legato al progetto!), ho pensato che fosse una buona occasione tirare fuori il cofanetto che ho sulla mensola dei dvd e vederlo di nuovo, proprio insieme al malcapitato di cui sopra. Al di là della storia e dello splendido scambio di battute, amo le luci di questa Los Angeles notturna, davvero da impazzire.

I ponti di Madison County (1995): Un grande classico firmato Clint Eastwood che, per le cose della vita, non mi era mai capitato di vedere. Notevole film: non sono un appassionato di queste storie d’amore mega-tormentate, ma la bravura di Meryl Streep, gli sguardi di Eastwood e la struttura della storia, ricostruita dai figli di lei, rendono il tutto davvero eccellente.

Boudu salvato dalle acque (1932): Altro film scelto all’interno del progetto Film People, che mi sta portando a scoprire un sacco di cose interessanti. In questo caso parliamo di un film di Jean Renoir, con un clochard che sconvolge i ritmi annoiati di una famiglia borghese di Parigi, cambiando per sempre le loro vite. La messa in scena è ovviamente un po’ statica e datata, ma Boudu è davvero irresistibile.

Copia originale (2018): Ottimo recupero dovuto ai Cinema Days, che mi hanno permesso di fare il mio esordio presso la splendida sala “Dei piccoli”, nel cuore di Villa Borghese, in uno spazietto che sembra esser uscito fuori da una favola. Al di là della location, il film è davvero molto piacevole: una storia vera bizzarra, divertente ma, purtroppo per la protagonista, illegale. Melissa McCarthy è una meravigliosa e sarcastica falsaria di lettere celebri destinate al mercato dei collezionisti letterari nella New York degli anni 90. Il film fila che è una bellezza. Recuperatelo.

Momenti di trascurabile felicità (2019): Daniele Luchetti è un regista che ho sempre stimato molto, ho avuto inoltre il piacere di averlo come professore di regia all’università, oltre un decennio fa, scoprendone l’enorme valore umano. Forse è proprio per questo che i suoi film sono sempre così validi. Il suo ultimo film, dove a Pif viene concessa un’ora e mezza di vita per risolvere tutte le questioni irrisolte della sua esistenza, è veramente molto bello, anche se purtroppo perde qualcosa nel finale, a mio parere è dovuto ad una scelta sbagliata. Ad ogni modo merita decisamente una visione, sa essere leggero e commovente, ispirato e molto divertente.

Martyrs (2008): Avevo sempre sentito parlare di questo film come una rivelazione, una sorpresa, un nuovo punto fermo all’interno del panorama horror. La prima parte del film è effettivamente molto ben fatta, non si ferma un momento e soprattutto non riesci a capire cosa succederà, dove andrà a parare. L’ultima mezzora purtroppo si trasforma in una sorta di torture porn noioso, senza senso e con un finale totalmente illogico. Bocciato.

SERIE TV: A differenza di ciò che sostenevo nel capitolo precedente, The Good Place si è ripreso alla grande e ha concluso la stagione con una serie di episodi davvero molto carini, ricchi di colpi di scena e di ottimi cliffhanger. La cosa migliore vista questo mese tuttavia è After Life, che non sarà una serie destinata a restare negli annali, ma ti fa venir voglia di essere una persona migliore (e possibilmente felice): di questi tempi non è poco. Ricky Gervais, creatore, sceneggiatore, regista e protagonista della serie, è fenomenale. La notizia della settimana però è il ritorno di Barry: è appena cominciata la seconda stagione e il primo episodio è all’altezza della sua fama (e vi straconsiglio di recuperare subito la prima stagione). Intanto mi dicono dalla regia che mancano meno di dieci giorni al ritorno di Game of Thrones, ma io quella settimana sarò fuori Roma per lavoro e ovviamente vedrò la prima puntata quando già tutti la avranno vista, motivo per cui dovrò essere socialmente irraggiungibile per un po’ di tempo. Mai ‘na gioia!

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