Recensione “Saint Seiya – I Cavalieri dello Zodiaco” (“Saint Seiya – Knights of the Zodiac”, 2019)

Ricordo bene quel 26 marzo del 1990: ero incollato davanti alla televisione in camera di mia madre, sintonizzata su OdeonTv, per l’inizio di questo nuovo cartone animato tanto pubblicizzato nei giorni precedenti, che basava la sua storia sulle battaglie tra questi incredibili cavalieri, individui dotati di grandi poteri, ognuno simboleggiante una costellazione del cielo. Quello che è stato uno dei più amati anime della storia della tv italiana (e non solo), dopo una serie indefinita di seguiti, spin-off e versioni alternative, è tornato ora su Netflix con un reboot ambizioso, a tal punto da riproporre gran parte dei doppiatori originali della serie.

Il giovane Seiya, in seguito al rapimento di sua sorella, viene contattato da una misteriosa fondazione e spedito su un’isola della Grecia per diventare cavaliere di Atena. Dopo qualche anno Seiya, ormai cavaliere di Pegasus, raggiunge altri cavalieri per difendere Atena dall’esercito di un avido individuo, disposto a capovolgere il potere di Isabel (incarnazione della Dea Atena) e a controllare il mondo grazie all’energia delle armature.

Ai disegni, che ai cultori dell’originale possono far storcere il naso, ci si abitua subito, finendo con apprezzare l’incredibile qualità di ogni scena. Anche i cambiamenti non sono semplici da digerire (l’antagonista non è il Grande Sacerdote, almeno per ora, ma un folle milionario), altri sono naturali e piuttosto azzeccati (Shun di Andromeda, per esempio, è giustamente una ragazza). In tutto ciò il difetto, forse inevitabile, è che la prima stagione dura soltanto 6 episodi: in neanche un’ora e mezza gli autori sono stati costretti a racchiudere ciò che nella serie originale accadeva in circa 15 episodi, in maniera ovviamente molto più approfondita rispetto a questo reboot. Anche se succede tutto un po’ troppo velocemente, è una storia talmente coinvolgente, emozionante, piena di valori e personaggi memorabili, che è praticamente impossibile da evitare (almeno per i fan dell’anime originale). Un tuffo nel passato, tra fulmini di Pegasus, colpi segreti del drago nascente e polveri di diamante: anche stavolta lo “spirto guerrier, entro mi rugge”.

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